Scienze

La vita "bene usata" di Piero Angela (un ricordo di Massimo Polidoro)

Lo scrittore e divulgatore Massimo Polidoro, per anni stretto collaboratore di Piero Angela, con cui ha smontato falsi misteri e bufale, condivide con noi il suo personale ricordo del reporter della Scienza, venuto a mancare il 13 agosto 2022.

«Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire». È una frase di Leonardo da Vinci appuntata nel Codice Trivulziano. Una frase che Piero Angela amava e che ogni tanto ripeteva, come ha ricordato anche suo figlio Alberto nel suo ultimo saluto al padre in Campidoglio, lo scorso 16 agosto.

Naturale. Piero guardava alla morte così come guardava alla vita, in modo razionale e scientifico. Dopotutto è un fenomeno naturale, come ha scritto lui stesso nel suo ultimo messaggio al pubblico: «la natura ha i suoi ritmi». Naturalmente, gli sarebbe piaciuto molto fermarsi ancora e, scherzando, diceva che avrebbe chiesto a Margherita, sua moglie, di scrivere sulla sua lapide: «Con tutto quello che avevo da fare!».

Piero Angela e Massimo Polidoro
Piero Angela e Massimo Polidoro durante la registrazione della rubrica dedicata alla “Psicologia delle bufale” per il programma Superquark.

Ma sapeva che quel giorno sarebbe arrivato e, così come ha fatto per tutta la vita, per ogni attività a cui si è dedicato, anche in questo caso si è preparato con cura, senza lasciare nulla di incompiuto.

Per i ragazzi (e per i nipoti). Con i suoi collaboratori e la sua redazione, a cui era tanto affezionato, ha terminato le riprese per tutte le puntate di Superquark e per l'autunno ha registrato una serie di 16 episodi per i ragazzi su come "Prepararsi al futuro"; e poi ha inciso quel disco di pianoforte jazz che da tanto tempo voleva realizzare… «Lo faccio per i miei nipoti» mi disse un giorno, «perché sappiano che il loro nonno sapeva anche un po' suonare».

Giusto un po', eh! Lui che aveva iniziato la sua carriera come pianista jazz professionista e solo in seguito, quasi per gioco, visto che accompagnava un amico a un provino alla Rai, si era ritrovato a diventare giornalista.

Ma Piero era sempre così. L'umiltà e la modestia erano un suo tratto caratteristico, che forse gli derivavano dalle sue origini piemontesi, o forse dal fatto che aveva assorbito fino in fondo la lezione della scienza. Chi fa scienza deve essere umile, presenta le sue ricerche alla comunità scientifica, chiedendo che si trovino eventuali errori o mancanze, perché quasi sempre ci sono, e quando si trovano non si offende ma ne è felice, perché significa che può correggere gli errori commessi e rendere la propria ipotesi ancora più precisa e ancora più capace di spiegare al meglio la realtà.

Come con Leonardo. La curiosità di Piero era quella di uno scienziato e Alberto ha detto bene quando ha spiegato che vivere accanto a lui è stato come avere in casa Leonardo da Vinci. «L'ho vissuto come figlio, come collega, come persona normale che si è trovata davanti una mente eclettica, ma soprattutto qualcuno capace di dare la risposta giusta sempre, in qualunque settore, dagli industriali ai ricercatori… Aveva una capacità di sintesi, di analisi e di trovare la risposta giusta in modo pacato che metteva poi tutti d'accordo».

Piero Angela e Massimo Polidoro al Cicap Fest
Un'immagine di Piero Angela e Massimo Polidoro durante l'edizione del Cicap Fest del 2020: il Cicap Fest è il Festival della scienza e della curiosità organizzato dal Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze. In quella occasione Piero Angela partecipò collegandosi dalla sua casa.

Posso dire di avere avuto la fortuna di conoscerlo per tutta la mia vita adulta, visto che gli scrissi una lettera, non ancora diciottenne, ed ebbi la meravigliosa sorpresa di ricevere una risposta piena di interesse e incoraggiamento.

Il momento decisivo. Sin da bambino ero appassionato di misteri e fenomeni paranormali, ma tutto quello che leggevo mi lasciava sempre molto perplesso. Finché non mi capitò di leggere il suo Viaggio nel mondo del paranormale: quel libro mi aprì la mente, mi fece capire come ragionare di fronte a fenomeni insoliti e, soprattutto, mi fece capire l'importanza del più straordinario strumento mai inventato dagli esseri umani per risolvere misteri, il metodo scientifico.

Ci conoscemmo e, forse colpito dal mio precoce interesse per la scienza e la razionalità, decise di investire su di me: mi diede una borsa di studio e mi mandò negli Stati Uniti a studiare con il grande James Randi, il più importante indagatore di misteri al mondo.

«Non pensare che sia un regalo» mi disse. «Sai, Massimo, io ho la fortuna di guadagnare bene, ma più che investire in banca, preferisco farlo su progetti e persone che credo se lo meritino e possano raggiungere buoni risultati. Tu mi sembri una di queste persone».

Era la fine degli anni '80. Quella straordinaria esperienza americana con Randi mi diede moltissimo, sia sul piano professionale che soprattutto umano, ma fu anche essenziale per la nascita del CICAP, una sigla che oggi indica il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze. Fu un'altra sua grande idea. Di fronte al dilagare di irrazionalità e superstizione in TV e sui giornali, Piero aveva pensato di unire i più bei nomi della scienza e della cultura italiana, Edoardo Amaldi, Margherita Hack, Silvio Garattini, Rita Levi Montalcini, Tullio Regge, Daniel Bovet, Carlo Rubbia, Umberto Eco e tanti altri intorno al progetto di un Comitato che avesse il compito di fare le pulci alle tante notizie che riguardavano apparenti misteri e presunti fenomeni paranormali, per smascherare le bufale e mettere in guardia le persone da truffatori e ciarlatani.

Che successo! L'iniziativa non solo si rivelò indovinata, ma con il passare del tempo il ruolo del CICAP è diventato sempre più importante. Di fronte al moltiplicarsi di false notizie, disinformazione, pseudoscienza e teorie del complotto che oggi dilagano sul web, e non solo, il CICAP rappresenta un punto di riferimento autorevole per tutti coloro che desiderano informarsi in maniera affidabile e sicura.

Anche per questo motivo, aveva voluto portarmi a Superquark, con uno spazio fisso in cui non solo parlare di pseudoscienza ma, soprattutto, condividere con il pubblico i meccanismi psicologici che si nascondono dietro i tanti inganni e trabocchetti in cui ciascuno di noi può cadere.

La scuola. Era consapevole che ciò che contava di più, oltre allo smascheramento di bufale e fandonie, era il fatto di fornire a ciascuno quegli strumenti di ragionamento fondamentali per imparare a pensare in maniera critica. Anzi, sottolineava, la cosa più importante sarebbe proprio quella di fornirli ai ragazzi, questi strumenti, durante il loro percorso scolastico.

«A scuola» spiegava «si insegnano le scienze: matematica, chimica, biologia eccetera, ma non si insegna "la scienza". Non si insegna il metodo, l'etica, la cultura scientifica. Ne consegue purtroppo un disinteresse e anche una difficoltà a capirla che apre la porta alle fake news e alla disinformazione».

Un'ora a settimana dedicata esclusivamente al metodo scientifico, al ragionamento logico, all'argomentazione, insomma, potrebbe diventare una delle materie più rilevanti di tutto il percorso scolastico.

Le nozioni non bastano. Le nozioni scientifiche, per quanto importanti, con il passare del tempo finiscono per essere dimenticate, se non si intraprende un percorso di tipo scientifico. Ma chi impara a ragionare, a fare domande, a chiedere e a valutare le prove, non solo diventa una persona matura e consapevole, si trasforma anche in una cittadina o in un cittadino che è in grado di valutare il lavoro di chi governa e amministra, di chi fa informazione, di chi fa politica; chiederà conto a chi esagera con le promesse e non si farà prendere per il naso da chi vorrebbe approfittarsene.

È un'idea troppo importante per essere lasciata cadere e un obiettivo verso il raggiungimento del quale il CICAP aumenterà i suoi sforzi, anche nei confronti del Parlamento che verrà.

Avremmo voluto. C'erano tante cose che avremmo voluto ancora fare con Piero. Quando capitava di trascorrere qualche mattinata a parlare o anche a scrivere, seduti al tavolo del suo soggiorno, lo ascoltavo e mi faceva davvero pensare a Leonardo.

Proprio come è successo al genio rinascimentale, che in tarda età, pur malandato, non smetteva mai di interrogare la natura, anche la mente di Piero è rimasta sempre giovane, sempre piena di domande e di curiosità.

Proprio come il suo umore, che era sempre allegro e divertito. Aveva la capacità di non prendersi troppo sul serio e di non prendere sul serio neanche i momenti più difficili. «Sai», mi diceva quando gli acciacchi si facevano sentire di più, «la vita è un po' come un'avanzata verso le pallottole e le mitragliatrici: quando sei lontano le senti fischiare, poi, man mano che ti avvicini, diventa sempre più difficile cavarsela, prima o poi ti beccano. Dobbiamo rassegnarci, ma anche vivere al meglio, perché non saremo mai più giovani come in questo momento».

Ma quando il discorso si faceva troppo serio, subito sdrammatizzava: «In fondo sono pur sempre un novantenne con un piede nella fossa e l'altro su una saponetta!»

La morte non piace. Piero ci ha istruiti e ci ha resi più ricchi, non solo con i suoi libri e i suoi programmi televisivi, ma anche con il suo esempio. E lo ha fatto fino in fondo, regalandoci una grandissima lezione su quella che George Harrison chiamava in una sua canzone "The Art of Dying", cioè l'arte di morire. «La morte non piace a nessuno» diceva Piero. «Nel momento in cui succede di solito le persone entrano in un piccolo letargo e non si rendono conto del momento del trapasso».

Lui no. Lui ha voluto portare a termine tutto ciò che restava ancora aperto. Poi ha salutato la famiglia, ha lasciato disposizioni precise su come voleva fosse gestita in TV la sua dipartita (e cioè nel modo più sobrio possibile) e ha anche voluto scrivere un ultimo messaggio al suo pubblico. Quello in cui ha detto: «Penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese». E solo 24 ore dopo se n'è andato. 

Impariamo da lui. «Io non ho mai visto una cosa così» ha commentato commosso Alberto, «ve lo dico come figlio, ma anche come quasi collega giornalista. Ed è stato possibile perché lui aveva un approccio alla vita razionale, scientifico, ma anche pieno di vita, d'amore, di come la vita dovrebbe essere riempita e vissuta».

E, dunque, impariamo da lui ancora una volta. Non rimandiamo nulla, non saremo più giovani come siamo ora, e riempiamo la nostra vita di cose belle, di studio, di curiosità, di affetti, di impegno e la fine, quando arriverà, sarà più facile da affrontare. Sarà proprio come ha detto Alberto, che dopo una bella cena tra amici ci si alzerà da tavola, soddisfatti, e con un sorriso si dirà: «Be', io adesso vado…», senza tristezza, ma proprio come Piero Angela con la piena consapevolezza di una vita bene usata. 

Grazie anche per questo, Piero.

Massimo Polidoro

Una versione precedente dell'articolo erroneamente riportava come data della morte di Piero Angela il 15 agosto e non il 13. L'articolo è stato corretto. Ci scusiamo dell'errore con i lettori e l'autore.

20 agosto 2022
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