Scienze

La lotta contro la malaria di Giovanni Battista Grassi: uno scienziato dimenticato

Fu Giovanni Battista Grassi a scoprire che la malaria veniva trasmessa dalla zanzara anofele. Tutto il mondo scientifico lo sapeva, ma preferì ignorarlo.

Centosettanta anni fa nasceva Giovanni Battista Grassi, scienziato dimenticato, a cui fu negato il premio Nobel. La sua vicenda nell'articolo "Caccia alle zanzare" di Elena Canadelli, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Nobel negato. Nel 1902, il Nobel per la medicina andò a Ronald Ross (1857-1932), capitano medico dell'esercito britannico di stanza in India, per aver scoperto il vettore di trasmissione della malaria. In quegli anni, all'Università di Roma, il medico e zoologo Giovanni Battista Grassi, oggi dimenticato, aveva condotto fondamentali ricerche su quella stessa malattia infettiva. Una malattia che colpiva duramente il nostro Paese, dall'Agro pontino alla Maremma. Indipendentemente da Ross, Grassi e i suoi collaboratori contribuirono a risolvere uno dei maggiori rompicapi medico-zoologici dell'epoca. Ma il Nobel gli fu negato.

Epidemia. Verso la fine dell'Ottocento la situazione della malaria in Italia sembrò precipitare, con picchi epidemici nelle regioni meridionali e insulari e in alcune aree costiere. La malattia arrivò fino a Roma, nelle zone più vicine al Tevere. Tutte le armi della medicina sembravano spuntate. Nel 1880 il medico francese Alphonse Laveran, all'epoca in servizio in Algeria, aveva fatto una prima importante scoperta: aveva identificato nel sangue dei malarici il microrganismo parassita responsabile della malattia, il cosiddetto plasmodio.

Ma come faceva il parassita a "entrare" nell'essere umano? Era una domanda chiave. Anzi, era la domanda. Per poter intervenire con campagne di bonifica efficaci era necessario trovare in fretta una risposta. I sospetti degli studiosi si erano già concentrati sulle zanzare, possibile veicolo di trasmissione del plasmodio. Ma non tutte le zanzare erano uguali, visto che ne esistono moltissime specie, e Grassi lo sapeva bene.

Entomologo. Diversamente da Ross, Grassi non era solo un medico, ma anche un esperto entomologo, il che non era un dettaglio secondario. Nato nel 1854 a Rovellasca, borgo agricolo in provincia di Como, da una famiglia di proprietari terrieri, dopo gli studi all'Università di Pavia Grassi si era specializzato in Germania, con i maggiori zoologi del tempo. Grassi si concentrò sulla malaria nel 1888, mentre si trovava a Catania per studiare la diffusione della malattia tra gli uccelli. Il passo dai volatili all'uomo fu breve. Lo scienziato mappò i vari tipi di zanzare presenti in zone malariche e non malariche d'Italia, dopo averle scovate nei luoghi più malsani e desolati. Alla fine restrinse il cerchio a tre indiziate: Anopheles claviger, Culex penicillaris e Culex malariae.

"Lo zanzarone". Per trovare la colpevole, Grassi mise a punto una serie di esperimenti su volontari sani, che si prestarono a farsi pungere dagli insetti. Ne risultò che solo l'Anopheles – che i contadini della zona di Fiumicino chiamavano "lo zanzarone" – trasmetteva la malaria. In fondo, era tutta una questione di metodo. Per garantire il massimo rigore, le zanzare erano state allevate in laboratorio a partire dalle fasi larvali e l'esperimento era avvenuto in un luogo protetto dal contatto con altre specie di insetti. I risultati furono resi noti tra il novembre e il dicembre 1898 all'Accademia dei Lincei di Roma. Grassi aveva aperto la strada alla lotta contro la malaria. Perché dunque non gli fu assegnato il Nobel?

Gelosie. Non si può dire che fu, come in altri casi, perché era italiano. Grassi era infatti ben noto nell'ambiente scientifico. L'italiano aveva letto gli studi di Ross sulla trasmissione della malaria negli uccelli attraverso le zanzare, mentre l'inglese era aggiornato sulle ricerche del gruppo romano. A digiuno di conoscenze sugli insetti, Ross, però, non aveva precisato la specie di zanzara incriminata. Fu Grassi a dimostrare le modalità del contagio nell'essere umano e soprattutto il solo a identificare con "nome e cognome" la zanzara responsabile. Fu piuttosto una questione personale. I rapporti tra i due scienziati precipitarono sul finire del 1900, quando Ross intraprese una feroce campagna diffamatoria nei confronti del nostro scienziato, accusato di plagio. La disputa continuò ben oltre il 1902: Ross arrivò perfino a definire la scuola romana "un covo di briganti". Ross fu preferito dal grande batteriologo tedesco Robert Koch, nominato dalla commissione del Nobel per dirimere la scottante questione. Grassi morì a Roma nel 1925. Volle essere seppellito a Fiumicino, dove viveva "lo zanzarone".

27 marzo 2024 Focus.it
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