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La forma del perfetto falò? La conosci da sempre

La regola universale per un buon punto fuoco è una e una sola: l'uomo la rispetta da millenni, ma solo ora è stata teorizzata.

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Niente paura: sapete perfettamente come fare. | Ben K. Adams, Flickr

Dalle prime fiamme che consentirono ai nostri antenati di arrostire la carne, ai fuochi accesi per tenere alla larga gli animali; dai focolari per cuocere il pane, a quelli che - quest'estate - accenderete in campeggio: la forma ideale di un falò segue regole ben precise. E il genere umano, senza saperlo, le rispetta da sempre.

 

conquista essenziale. Un gruppo di scienziati della Duke University ha identificato queste leggi non scritte, che permisero all'uomo di domare le fiamme e, grazie ai progressi che queste portarono nella sua vita, di diffondersi per il mondo, adattandosi ad ambienti sempre nuovi e ostili.

 

Lo studio guidato da Adrian Bejan, docente di Ingegneria Meccanica, nonché uno dei punti di riferimenti mondiali della moderna termodinamica, è apparso su Nature Scientific Reports.

 

regola aurea. Secondo Bejan, a parità di variabili esterne (come la scelta della legna e le condizioni ambientali) i fuochi migliori sono tanto alti quanto larghi. Base e altezza devono più o meno equivalersi: fiamme troppo alte avranno troppo ossigeno a disposizione, e bruceranno troppo in fretta. Fiamme troppo ampie avranno troppo combustibile, ma non abbastanza aria.

 

Semplice ed efficiente. La forma a "piramide" del fuoco - tanto largo quanto alto - segue la cosiddetta legge costruttale, un principio universale teorizzato da Bejan stesso nel 1966. In base ad essa, affinché un "sistema di flusso" come un fiume o una corrente d'aria sopravviva nel tempo, deve evolversi in configurazioni che permettano un accesso sempre più semplice alle correnti che vi fluiscono attraverso.

 

Ma non occorre starci a pensare su troppo. Per Bejan, anche senza conoscere questi rigidi principi scientifici, l'uomo allestisce punti fuoco con queste caratteristiche da millenni. E ora sappiamo perché.

 

9 giugno 2015 | Elisabetta Intini