Scienze

La foresta che nasce sul ghiacciaio

La montagna delle montagne europee, il Monte Bianco, è circondata da splendidi boschi. Ma ce n’è uno che lascia attoniti: sta crescendo infatti,...

La montagna delle montagne europee, il Monte Bianco, è circondata da splendidi boschi. Ma ce n’è uno che lascia attoniti: sta crescendo infatti, esattamente sul Ghiacciaio del Miage. Come è possibile ciò? Per capirlo dobbiamo brevemente ripercorrere la storia di un ghiacciaio. Quando esso scende verso valle il materiale che dalle pareti delle montagne circostanti precipita sulla superficie viene ricoperto dalla neve e così i detriti si muovono sia verso le parti inferiori del ghiacciaio, ossia verso il substrato roccioso, sia verso valle. Quando, scendendo verso quote minori, il corpo glaciale incontra temperature elevate esso viene sottoposto a fusione e di conseguenza diminuisce in spessore. In quel momento il detrito inglobato all’interno ritorna in superficie e si concentra come panna sopra il latte. Il fenomeno trasforma profondamente l’aspetto della parte terminale del ghiacciaio: da bianco diventa scuro, proprio a causa del detrito che va a ricoprirlo. In questo caso i ghiacciai vengono definiti “ghiacciai neri” o “debris covered glaciers”. Il Ghiacciaio del Miage, che scende dal Monte Bianco, è un esempio molto evidente del fenomeno.
Ciò ha una duplice ricaduta: da un lato, se la copertura detritica raggiunge e supera i 20-30 cm si ha un forte rallentamento della fusione del ghiaccio sottostante, in quanto essa assorbe gran parte della radiazione solare. In secondo luogo sul detrito che si stabilizza nel tempo prende piede, colonizzandolo, la vegetazione. Dapprima piante erbacee e piccoli arbusti, poi, dove lo spessore lo permette, si crea una vera e propria vegetazione arborea. Si ha così la “crescita di una foresta” sopra un ghiacciaio. La vita delle piante è legata soprattutto all’evoluzione del ghiacciaio. Esso infatti, continua a muoversi verso valle e quando gli alberi raggiungono la fronte cadono nell’area prospiciente al ghiacciaio stesso, formando una specie di cimitero delle piante.
In Italia il Ghiacciaio del Miage è l’unico a possedere una copertura arborea ben sviluppata e continua che si sviluppa sulle 3 lingue in cui si è suddiviso il ghiacciaio nella parte terminale. Il fenomeno è oggetto di ricerche da parte della professoressa Manuela Pelfini del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Statale di Milano, la quale sta seguendo l’evoluzione della “foresta”. Il Miage iniziò a trasformarsi in ghiacciaio nero a partire dalla fine del Milleottocento e da allora una fusione differenziata del ghiaccio, abbinata a complessi movimenti verticali ed orizzontali di quest’ultimo, ha portato alla formazione di ondulazioni, depressioni, nicchie e solchi di vario tipo che hanno determinato, conseguentemente, un diverso spessore dei depositi detritici che oggi coprono il Miage. Tutto ciò ha causato una diversificazione nello sviluppo della vegetazione dove, comunque, prevalgono la Larix decidua, il larice comune e la Picea Abies, l’abete rosso. Uno studio su piccolissime “carote” prelevate dalle piante permette di affermare che gli individui più vecchi hanno tra i 50 e i 60 anni. Quel che ha meravigliato i ricercatori è il fatto che negli anelli e nelle forme delle piante è possibile “leggere” con precisione i “disturbi” che hanno caratterizzato la loro crescita, che è in stretto legame con il movimento del ghiacciaio stesso. Nelle zone più verticali, ad esempio, le piante hanno forme che richiamano quelli di una sciabola. Tale forma è conseguenza del continuo tentativo da parte della pianta di raddrizzarsi in seguito al movimento del ghiacciaio sottostante che tende invece ad inclinare le piante. Nelle zone più pianeggianti invece, si possono osservare alberi dalle forme contorte, che in taluni casi arrivano ad originare avvitamenti su se stesse. Esse stanno ad indicare i movimenti del ghiacciaio che si è sollevato, abbassato, o che ha subito spinte improvvise, a cui la pianta ha sempre risposto con il tentativo di rimanere diritta. All’interno dell’albero l’inizio temporale di un fenomeno si può determinare là dove si è formato “legno di compressione” che è facilmente individuabile dai biologi che poi lo possono datare attraverso una comparazione con le piante che crescono su un substrato normale al di fuori del ghiacciaio. Questa metodologia ha permesso di confermare l’esistenza di “onde cinematiche” che hanno interessato ripetutamente il Ghiacciaio del Miage. Si tratta di fasi di forte instabilità del ghiaccio durante le quali, senza motivi al momento noti, si hanno dei rigonfiamenti e successivi abbassamenti della superficie e di conseguenza anche del detrito e della vegetazione arborea sovrastante.

21 aprile 2012 Luigi Bignami
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