Scienze

La fisica del tappo di Champagne

Tutti i segreti del "botto" che ha fatto da colonna sonora al nostro Capodanno. E perché è meglio che la bottiglia sia molto, molto fredda.

Molti di noi saluteranno l'anno nuovo con bollicine italiane. Ma per chi ha scelto di brindare a champagne, ecco una ricerca da raccontare agli amici: un gruppo di fisici dell'Università di Reims, nella regione della Champagne, nel nord-est della Francia, ha voluto esaminare - complice il periodo dell'anno - le dinamiche che intervengono quando si stappa una bottiglia di questo vino.

I ricercatori hanno catturato immagini all'infrarosso e ad alta velocità del momento dello stappo di tre bottiglie tenute rispettivamente a 4, 12 e 18 °C. L'infrarosso ha permesso di visualizzare le nubi di anidride carbonica - invisibili ad occhio nudo - che si sprigionano all'apertura del tappo (la nebbiolina che vedete di solito quando stappate è invece dovuta a una combinazione di vapore d'acqua e di etanolo).

Esaminando la velocità di stappo alle diverse temperature, gli studiosi hanno scoperto che quando la bottiglia è più calda, il tappo schizza verso l'alto più velocemente (colpendo in genere il più vicino lampadario, o il volto di un invitato). Se la bottiglia si trova ad alte temperature, infatti, l'anidride carbonica si dissolve nello spumante in minore quantità, per concentrarsi, sotto forma di gas, nel collo della bottiglia appena sotto al tappo, creando una pressione sempre più intensa.

E non è tutto. Secondo lo studio, pubblicato su Journal of Food Engineering, solo il 5% dell'energia rilasciata all'apertura della bottiglia contribuisce a sollevare il tappo. La rimanente crea un'onda d'urto udibile distintamente: il suono - inconfondibile - del "botto" che tutti aspettiamo per scambiarci gli auguri.

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31 dicembre 2014 Elisabetta Intini
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