Scienze

La crosta terrestre si assottiglia e l’interno del pianeta si raffredda più velocemente

Una profonda trasformazione, iniziata 170 milioni di anni fa, quando il supercontinente Pangea iniziò a frantumarsi, sta interessando l'interno della Terra: il nostro pianeta perde calore più velocemente.

Se potessimo tornare indietro nel tempo fino a 170-180 milioni di anni fa, ci troveremmo a guardare una Terra molto diversa da quella che conosciamo. I nostri continenti si stavano appena staccando dal supercontinente Pangea e, secondo una ricerca recente (sommario, in inglese), lo strato più superficiale, la crosta terrestre, aveva uno spessore di circa 1,7 km superiore a quello odierno.

Il mantello terrestre inizia a circa 2.900 chilometri di profondità, appena sopra il nucleo, e termina poche decine di chilometri sotto la crosta.

Lo studio ha messo in luce che dal momento in cui si è avuta la frantumazione della Pangea, che ha dato origine alle attuali zolle terrestri, il mantello del pianete ha iniziato a raffreddarsi a una velocità 2 volte superiore rispetto a prima.

«Sembra che la Terra si trovi in una fase di raffreddamento molto più veloce rispetto a quanto avvenuto in tutta la sua storia precedente e questo è probabilmente da imputare al gran numero di placche in cui si è suddivisa la parte più superficiale del nostro pianeta», spiega Harm Van Avendonk, geofisico all'università del Texas.

Il raffreddamento di cui parliamo qui non riguarda il clima della Terra ma quanto avviene sotto i nostri piedi, sotto la crosta terrestre.

La risalita del mantello è la causa della formazione delle placche.

Colpa della Pangea. La ricerca rileva che in questo periodo della storia del nostro pianeta si sta formando molto meno magma di quanto, per esempio, si formava al tempo dei dinosauri. A questo dato i ricercatori sono giunti dopo avere analizzato 234 aree del pianeta dove è possibile studiare lo spessore della crosta nelle diverse ere geologiche, fino a 2,5 miliardi di anni fa.

Secondo Van Avendonk, circa 2,5 miliardi di anni fa il mantello si raffreddava a una velocità variabile tra 6 e 11 gradi centigradi ogni 100 milioni di anni. Poi, circa 170 milioni di anni fa, è successo qualcosa che ha accelerato il raffreddamento fino a circa 20 gradi centigradi ogni 100 milioni di anni.

Le principali placche terrestri.

Secondo i ricercatori l'evento è la frantumazione del supercontinente, che ha "esposto" il mantello in misura maggiore rispetto al passato.

Crosta più sottile. Il raffreddamento non è avvenuto in modo omogeneo e regolare per l'intero pianeta: sotto l'Oceano Pacifico, per esempio, la temperatura è diminuita di circa 13 gradi ogni 100 milioni di anni, mentre sotto all'Oceano Atlantico e all'Indiano la temperatura è scesa di circa 37 gradi ogni 100 milioni di anni.

Il movimento del mantello al di sotto della crosta, poi, ha causato anche una sorta di erosione della crosta, che l'ha resa più sottile rispetto al passato. Lo studio servirà per capire meglio quale sarà l'evoluzione futura del nostro pianeta: per ipotizzare cioè fra quanto tempo la Terra potrebbe raffreddarsi del tutto e, di conseguenza, diventare un pianeta morto.

È uno scenario inevitale, non atteso però prima di miliardi di anni.

Il calore del nostro pianeta ha origine dalla compattazione del materiale originario e dagli elementi radioattivi all'interno del mantello.
16 dicembre 2016 Luigi Bignami
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