La crisi dei musei italiani

In un momento in cui la ricerca italiana brilla nello spazio, qui sulla Terra i nostri musei stanno passando un brutto momento, con minacce di chiusura e perdita di collezioni.

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La galleria di erpetologia (studio dei rettili) al Museo di Storia Naturale, Università di Firenze. | S. Bambi

Il robottino Philae si è posato, non senza problemi, sulla cometa Churyumov-Gerasimenko portando una serie di strumenti scientifici, alcuni dei quali italiani. Nel frattempo, l’astronauta (italiana) Samantha Cristoforetti ha iniziato i suoi sei mesi nello spazio, salutata da tutto il mondo scientifico e culturale del nostro Paese. Quasi contemporaneamente è apparsa sui giornali una notizia che denuncia l’altra faccia della scienza italiana.

 

Un folto gruppo di direttori di musei, conservatori (responsabili delle collezioni), filosofi della scienza e giornalisti hanno scritto un lunga e circostanziata lettera, pubblicata sulla rivista Zookeys, per denunciare la situazione italiana dei musei di storia naturale: anche se il nostro Paese è ricchissimo di biodiversità e storicamente una vera fucina di studi e ricerche nel campo, le collezioni e i musei, che appunto contengono e conservano le testimonianze della biodiversità italiana, sono in gravissima difficoltà.

 

La gallerai dei mammiferi africani al Museo di storia naturale di Torino (chiuso) | M. Ferrari

Una storia gloriosa. La tradizione dei musei di storia naturale è in Italia particolarmente viva. Nel XIX secolo molti naturalisti in giro per il mondo riportarono numerosi esemplari di piante e animali strani e sconosciuti. A cui si sono aggiunti quelli che già popolano il nostro Paese. Due terzi delle piante europee vivono in Italia e delle 160.000 specie di animali, 56.000 le troviamo nel nostro Paese.

 

I musei sono quindi la base per lo studio della biodiversità, per la conoscenza del territorio, per la diffusione della cultura scientifica e l’organizzazione di spedizioni e progetti di ricerca in tutto il mondo. Eppure, nonostante le collezioni degli esemplari raccolti siano la base fondamentale per la conoscenza della biodiversità, molti musei italiani versano in gravissime difficoltà.

 

Ostacoli e difficoltà. Per esempio il Museo di Storia naturale di Torino è chiuso da più di un anno per l’esplosione di un estintore, il Museo di Udine è chiuso da anni, il museo di Trieste ha riaperto da poco e in maniera molto parziale. Molti musei infine non hanno veri e propri dirigenti, ma sono diretti da funzionari comunali che hanno altri incarichi e a volte altri interessi.

 

Proposte di cultura. La lettera pubblicata dalla rivista scientifica Zookeys però non vuol solo fare presente una situazione a dir poco tragica, ma proporre anche una soluzione. Prendendo spunto dalla presenza di musei nazionali, punto di raccolta di studi e collezioni, i firmatari propongono una specie di museo diffuso, definito metamuseo, che superi la difficoltà di avere un museo nazionale totalmente nuovo e stabilisca una rete di risorse sia economiche sia tecniche.

 

In questa direzione va anche il progetto Collmap, per la mappatura di tutte le collezioni storiche italiane. Forse un richiamo anche alle autorità, che quando pensano ai musei hanno in mente solo quelli artistici e archeologici.

 

3 dicembre 2014 | Marco Ferrari