La creatività nasce anche dallo sguardo

Sempre più numerose ricerche mostrano come i movimenti degli occhi abbiano a che fare con i processi mentali che portano alla soluzione creativa di un problema.

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| Simon-sees/Flickr

«Chiudo gli occhi per vedere» diceva il pittore Paul Gauguin. Di solito, quando ci concentriamo per pensare, distogliamo lo sguardo dall’ambiente circostante, magari fissiamo il cielo fuori dalla finestra, o una parete. Chiudere gli occhi, o muoverli in una certa maniera, sembra che davvero possa aiutare la “creatività”, intesa come la soluzione improvvisa e inaspettata (quel guizzo che sorprende noi stessi) di un problema. Un articolo apparso su Frontiers in Psychology fa il punto sulla curiosa questione: “dove guardiamo quando cerchiamo nuove idee?”.

 

Seguire lo sguardo. È un campo di ricerca da tempo indagato dagli psicologi, ma la possibilità di tracciare accuratamente la direzione dello sguardo con i cosiddetti sistemi di eye tracking ha di molto ampliato la possibilità di esperimenti e ricerche.

 

Secondo un’ipotesi di ricerca che trova sempre maggiori conferme, i processi cognitivi non sono pure operazioni mentali nel nostro cervello ma sono strettamente intrecciati ai segnali provenienti dai sensi e dal corpo. La domanda è: che cosa hanno a che fare i movimenti degli occhi con attività in cui in realtà la vista non serve, e anzi può essere di ostacolo?

 

Concentrazione. Chiudere gli occhi è un modo per diminuire la percezione degli stimoli esterni, e diversi studi hanno osservato che quando siamo impegnati nella soluzione di un problema tendiamo a sbattere di più le palpebre, che è un modo per interrompere il flusso delle informazioni visive. Guardare nel vuoto sembra un modo per facilitare la creatività e la soluzione di problemi evitando il sovraccarico di troppi stimoli esterni.

 

Ma è stato anche osservato che, quando pensiamo in modo creativo, gli occhi tendono a vagare. Secondo alcuni studi, dalla direzione in cui si dirige lo sguardo si può capire quale emisfero del cervello è più attivo.

 

Destra e sinistra. Per esempio, movimenti a sinistra sono stati associati con immagini mentali più chiare e giudizi estetici più dettagliati, ma performance matematiche più scarse, rispetto a quelli a destra (l'emisfero coinvolto è quello opposto). Se gli occhi guardano a sinistra, l’emisfero più attivo è il destro, quello di solito più associato al pensiero creativo e meno a quello analitico.

 

Secondo un altro studio, quando cerchiamo la risposta a domande che hanno più a che fare con argomenti linguistici o matematici tendiamo a muovere di più gli occhi verso destra, al contrario di quando si tratta di questioni spaziali o musicali. In un altro caso ancora, chi muoveva di più gli occhi a sinistra aveva punteggi più alti in un test che misura la capacità di fare associazioni creative usando le parole.

 

Eureka. Ma sembrerebbe vero anche un fatto più sorprendente. E cioè che manipolando la direzione dello sguardo si possa influire sulla capacità di trovare la soluzione. Alcuni studi hanno mostrato che i partecipanti erano più veloci a leggere e a riconoscere le soluzioni di alcuni rebus presentati nel campo visivo sinistro, che corrisponde all’emisfero destro. In un test, è stato più probabile che riuscissero a risolvere un problema di natura spaziale i partecipanti guidati a muovere lo sguardo secondo uno schema che rappresentava la soluzione del problema, piuttosto che quelli obbligati a mantenere lo sguardo fisso.

 

Guarda qui! Secondo gli autori, queste osservazioni possono aiutare a capire le strategie che le persone usano per far “accendere la lampadina”. Si potrebbe immaginare un mondo in cui l’insegnante capisce se lo studente è sul punto di risolvere un problema o se è completamente bloccato. E magari, che lo metta sulla strada giusta dicendogli dove rivolgere lo sguardo. Qualcosa di simile a quanto in fondo molti insegnanti fanno già.

 

27 aprile 2016 | Chiara Palmerini