Scienze

La creatività nasce anche dallo sguardo

Sempre più numerose ricerche mostrano come i movimenti degli occhi abbiano a che fare con i processi mentali che portano alla soluzione creativa di un problema.

«Chiudo gli occhi per vedere» diceva il pittore Paul Gauguin. Di solito, quando ci concentriamo per pensare, distogliamo lo sguardo dall’ambiente circostante, magari fissiamo il cielo fuori dalla finestra, o una parete. Chiudere gli occhi, o muoverli in una certa maniera, sembra che davvero possa aiutare la “creatività”, intesa come la soluzione improvvisa e inaspettata (quel guizzo che sorprende noi stessi) di un problema. Un articolo apparso su Frontiers in Psychology fa il punto sulla curiosa questione: “dove guardiamo quando cerchiamo nuove idee?”.

Seguire lo sguardo. È un campo di ricerca da tempo indagato dagli psicologi, ma la possibilità di tracciare accuratamente la direzione dello sguardo con i cosiddetti sistemi di eye tracking ha di molto ampliato la possibilità di esperimenti e ricerche.

Secondo un’ipotesi di ricerca che trova sempre maggiori conferme, i processi cognitivi non sono pure operazioni mentali nel nostro cervello ma sono strettamente intrecciati ai segnali provenienti dai sensi e dal corpo. La domanda è: che cosa hanno a che fare i movimenti degli occhi con attività in cui in realtà la vista non serve, e anzi può essere di ostacolo?

Concentrazione. Chiudere gli occhi è un modo per diminuire la percezione degli stimoli esterni, e diversi studi hanno osservato che quando siamo impegnati nella soluzione di un problema tendiamo a sbattere di più le palpebre, che è un modo per interrompere il flusso delle informazioni visive. Guardare nel vuoto sembra un modo per facilitare la creatività e la soluzione di problemi evitando il sovraccarico di troppi stimoli esterni.

Ma è stato anche osservato che, quando pensiamo in modo creativo, gli occhi tendono a vagare. Secondo alcuni studi, dalla direzione in cui si dirige lo sguardo si può capire quale emisfero del cervello è più attivo.

Destra e sinistra. Per esempio, movimenti a sinistra sono stati associati con immagini mentali più chiare e giudizi estetici più dettagliati, ma performance matematiche più scarse, rispetto a quelli a destra (l'emisfero coinvolto è quello opposto). Se gli occhi guardano a sinistra, l’emisfero più attivo è il destro, quello di solito più associato al pensiero creativo e meno a quello analitico.

Secondo un altro studio, quando cerchiamo la risposta a domande che hanno più a che fare con argomenti linguistici o matematici tendiamo a muovere di più gli occhi verso destra, al contrario di quando si tratta di questioni spaziali o musicali. In un altro caso ancora, chi muoveva di più gli occhi a sinistra aveva punteggi più alti in un test che misura la capacità di fare associazioni creative usando le parole.

Eureka. Ma sembrerebbe vero anche un fatto più sorprendente. E cioè che manipolando la direzione dello sguardo si possa influire sulla capacità di trovare la soluzione. Alcuni studi hanno mostrato che i partecipanti erano più veloci a leggere e a riconoscere le soluzioni di alcuni rebus presentati nel campo visivo sinistro, che corrisponde all’emisfero destro. In un test, è stato più probabile che riuscissero a risolvere un problema di natura spaziale i partecipanti guidati a muovere lo sguardo secondo uno schema che rappresentava la soluzione del problema, piuttosto che quelli obbligati a mantenere lo sguardo fisso.

Guarda qui! Secondo gli autori, queste osservazioni possono aiutare a capire le strategie che le persone usano per far “accendere la lampadina”. Si potrebbe immaginare un mondo in cui l’insegnante capisce se lo studente è sul punto di risolvere un problema o se è completamente bloccato. E magari, che lo metta sulla strada giusta dicendogli dove rivolgere lo sguardo. Qualcosa di simile a quanto in fondo molti insegnanti fanno già.

27 aprile 2016 Chiara Palmerini
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