La corsa per mappare gli oceani

Un video-documentario di Focus racconta Seabed 2030: il progetto scientifico mondiale che vuole produrre la mappa dei fondali di tutti gli oceani entro il 2030.

Oceani: li conosciamo meno di Marte o della Luna. Eppure, ricoprono i 2/3 della Terra, e hanno un ruolo fondamentale nel nostro pianeta: determinano il clima, assorbono i gas serra, ospitano forme di vita, vulcani e risorse minerarie. Ecco perché è stato avviato Seabed 2030, un progetto scientifico che vuole produrre la mappa ad alta risoluzione di tutti i fondali oceanici entro 11 anni, per renderla disponibile a tutto il mondo. L'ambizioso progetto, promosso dal Gebco (General Bathymetric Chart of the Oceans, Carta batimetrica generale degli oceani) è stato lanciato nel 2017 alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'Oceano.

 

Ora, a distanza di 2 anni, gli scienziati che hanno promosso l'iniziativa si sono riuniti in un congresso a Londra per fare un primo bilancio del progetto e tracciare la rotta sui passi che restano da compiere. A oggi abbiamo mappato in alta risoluzione (cioè con dettagli fino a 500 metri) soltanto il 15% degli Oceani, ma grazie al contributo degli Istituti oceanografici mondiali, e ai dati raccolti da società private, la percentuale sta salendo velocemente. Focus ha partecipato all'incontro di Londra e realizzato un video-documentario con immagini esclusive e interviste agli scienziati impegnati in questo progetto globale che ci consentirà di conoscere meglio cosa si nasconde sotto le onde.

25 novembre 2019 | Vito Tartamella