Scienza

La codata letale dello scorpione di mare

Oltre 400 milioni di anni fa, il predatore acquatico finiva le sue prede con una coda affilata come un rasoio, che poteva agitare di lato e in modo chirurgico.

Prima dell'avvento di squali e barracuda, 430 milioni di anni fa, a seminare il terrore nei mari e nei laghi primordiali provvedevano gli scorpioni di mare o euripteridi, antichi artropodi parenti dei moderni scorpioni e dei granchi a ferro di cavallo.

Come se l'aspetto di queste creature, che in alcuni casi raggiungevano i 3 metri di lunghezza, non fosse già abbastanza inquietante, ora emerge un nuovo dettaglio sul loro corpo: tra le "armi" sui cui potevano contare c'era anche una coda spinosa e affilata, capace di oscillare orizzontalmente e tranciare il corpo dei pesci come un coltello.

Posizione inequivocabile. Alcuni ricercatori dell'università di Alberta (Canada) l'hanno ipotizzato studiando un nuovo fossile di questo animale trovato vicino a Lesmahagow (Scozia): il predatore, della specie Slimonia acuminate, mostra una coda piena di spine e tagliente, e decisamente curvata da un lato.

Senso obbligato. L'ipotesi è che l'estremità, diversamente da quella delle moderne aragoste, non potesse fluttuare in senso verticale per aiutare nella propulsione, ma si muovesse molto bene sui lati. Gli euripteridi potevano così trattenere i pesci con le zampe anteriori e ucciderli a colpi di coda orizzontali, senza incontrare una forte resistenza idraulica e senza spostarsi di molto nell'acqua.

26 aprile 2017 Elisabetta Intini
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