Scienze

La cena di un dinosauro di 180 milioni di anni

Lo studio di parti fossilizzate dell'intestino di una nuova specie di dinosauro erbivoro ha rivelato il contenuto del suo ultimo pasto.

Ci sono molte ricostruzioni che cercano di rappresentare qualche dettaglio di vita quotidiana dei dinosauri, per esempio come si nutrivano i dinosauri, con gli splendidi diorami dei musei di storia naturale di molte città, ma naturalmente le evidenze dirette sono scarse, perché le parti molli di un animale non fossilizzano (se non in condizioni eccezionali) e perciò parte della "storia vera" di una antica popolazione animale è persa.

Ai nostri giorni è facile stabilire le interazioni ecologiche tra predatori, prede e piante: è sufficiente osservarli. Ma risalire a queste stesse interazioni per organismi vissuti decine di milioni di anni fa è molto più difficile, anche perché non sappiamo con certezza di che cosa si cibassero. A volte si può fare qualche passo in avanti studiando i resti fossilizzati degli escrementi e, quando si è molto fortunati, si può ipotizzare ciò che mangiava un animale se moriva nell'atto di predare e in un contesto favorevole alla fossilizzazione.

Illustrazione artistica: un Isaberrysaura mollensis con in bocca un piccolo seme e, in basso a sinistra, in proporzione rispetto a un uomo. © joschua Knuppe

Il nuovo dinosauro. Molto raro però è trovare i resti di alimenti all'interno di budella fossilizzate da milioni di anni.
 
Queste tracce fossili, chiamate cololiti, permettono di ottenere informazioni importantissime sulla vita di una specie estinta milioni di anni fa.
 
Una recente scoperta avvenuta in Patagonia ha rivelato il contenuto dell'ultimo pasto di un dinosauro, morto poco dopo: nelle sue viscere fossili sono stati identificati diversi alimenti, e in particolare semi.

Era un erbivoro lungo poco meno di 6 metri che nel Giurassico (da 145 a 196 milioni di anni fa) "abitava" nell'attuale provincia argentina di Neuquen: è una nuova specie, chiamata Isaberrysaura mollensis in onore di Isabella Valvidia Berry, che lo segnalò per prima nel 2009, appartenente agli Ornitischi.

Le parti intere, fossilizzate, dell'Isaberrysaura mollensis: le frecce indicano i semi che hanno costituito l'ultimo pasto del dinosauro. © Salgado et altri

Trasporto di semi. I semi sono mineralizzati: le parti molli sono state cioè sostituite più o meno rapidamente da minerali, la qual cosa ne ha consentito la conservazione per milioni di anni.
 
Sono semi di cicadofite (pianta a seme simile alla palma): alcuni sono ancora perfettamente integri, e questo indica che il dinosauro li ha inghiottiti senza masticarli. Se l'animale non fosse morto, i semi sarebbero passati attraverso il sistema digerente senza subire alterazioni e sarebbero stati espulsi ancora in grado di germinare.
 
È un aspetto importante: dimostra che anche dinosauri, come molti mammiferi moderni, contribuivano a disperdere i semi delle piante trasportandoli anche molto lontano dal luogo di raccolta.

8 marzo 2017 Luigi Bignami
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