L'Etna torna a dare spettacolo

Dopo un mese dalla ripresa dell'attività, il vulcano Patrimonio dell'Umanità ha rischiarato i cieli di Catania con imponenti fontane di lava. Le foto della spettacolare eruzione e altre immagini della montagna che ha ispirato miti e leggende, e continua a sbalordire i geologi.

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Un'eruzione breve ma di grande intensità e un cielo rischiarato a giorno: nella notte del 3 dicembre 2015, l'Etna è tornato a far parlare di sé. Fontane di lava e di cenere alte diverse centinaia di metri si sono levate dal cratere "Voragine", sulla cima della montagna che sovrasta Catania. Questi primi tre scatti realizzati dal fotografo Marco Restivo documentano le fasi più "calde" dell'eruzione, durate poche ore nelle prime fasi del mattino.

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Fulmini vulcanici si levano dal cratere Voragine durante la cosiddetta "tempesta sporca" causata dagli scontri tra particelle cariche avvenuti in seno all'eruzione. Lo scatto è stato ottenuto dalla giustapposizione di cinque diverse foto in sequenza. L'attività magmatica del cratere Voragine - o "Centrale" - dell'Etna era ricominciata il 19 ottobre scorso.

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Dopo l'exploit il cratere ha ripreso la normale attività stromboliana, con l'espulsione di brandelli di magma incandescente e di imponenti colonne di cenere particolarmente dense, che, sospinte dai venti, hanno creato disagi nei cieli di Messina e Reggio Calabria.

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L'ultima intensa fase eruttiva dell'Etna risaliva al 2013, anno in cui l'Unesco ha inserito il vulcano nella lista dei siti Patrimonio dell'Umanità. Nella foto: "a' Muntagna" (così i siciliani chiamano il vulcano) sullo sfondo, durante l'eruzione del 12 aprile 2013.

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Il vulcano, il più alto d'Europa con i suoi 3323 metri d'altezza, è stato il quarto sito italiano a entrare nella World Heritage List per motivi naturalistici dopo isole Eolie, monte San Giorgio e Dolomiti. Ha un perimetro di 212 chilometri ma la sua forma cambia spesso a causa delle mutazioni del cono terminale nel corso delle eruzioni.

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Formatosi nel Pleistocene, è tra i vulcani più attivi del mondo, caratterizzato da eruzioni prevalentemente effusive che si generano sia dai quattro crateri sulla sommità, sia dai fianchi della montagna, a pochi centinaia di metri dal mare.

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L'attività dei crateri sommitali può continuare per molti anni con poche interruzioni: negli ultimi 40 anni l'intervallo medio tra un'eruzione e l'altra è stato di circa 2 anni. Le eruzioni ai fianchi possono durare anche poche ore (nella foto, un'altra spettacolare fase dell'eruzione dell'11 aprile 2013).

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Se fino a tempi recenti si considerava l'Etna un vulcano principalmente effusivo (caratterizzato cioè da colate laviche) negli ultimi anni si sono verificati anche fenomeni eruttivi esplosivi, soprattutto dai quattro crateri posti in sommità.

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Il pennacchio di fumo e ceneri dell'eruzione del 1 marzo 2013 fotografato dalla ISS, dall'astronauta canadese Chris Hadfield.

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Tra il 1995 e il 2001 si è assistito anche a un altro tipo di fenomeno, quello dei cosiddetti "parossismi": la generazione di fontane di lava e sbuffi di cenere di elevata intensità soprattutto nei crateri sommitali (nella foto, una veduta notturna e quasi romantica dell'eruzione dell'11 aprile).

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Nell'immagine catturata dal satellite Terra della NASA l'eruzione del 20 febbraio scorso vista attraverso i sensori a infrarossi, che permettono di evidenziare una vasta gamma di colori. Il rosso brillante al centro è la lava che fuoriesce dal cratere, mentre l'azzurro circostante indica la presenza di neve sul vulcano e in bianco o grigio chiaro si distinguono le nubi. In verde viene indicata la vegetazione, intervallata da aree più scure che indicano rocce laviche formate tra i 30 e i 350 anni fa.

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Non manca certo di fantasia questa montagna della Sicilia (anche chiamata "Mongibello"), famosa per aver prodotto in passato emissioni di fumo decisamente curiose. Nel febbraio del 2000 ad esempio, sopra a uno dei suoi crateri furono avvistati alcuni sbuffi ad anello, simili a quelli che ogni tanto si divertono a produrre i fumatori, ma molto più grandi. Con un diametro di circa 200 metri, rimasero nell’aria per una decina di minuti, prima di dissolversi completamente.

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Abitare tra lava e lapilli non dev'essere il massimo della comodità. Eppure secondo il mito, l'Etna è la "casa" di molti illustri personaggi storici. O perlomeno dei loro fantasmi. Uno tra tutti, la regina d'Inghilterra Elisabetta I, la cui anima sarebbe rinchiusa da secoli nel vulcano siciliano. E tutto a causa di un patto che la sovrana stipulò col diavolo in cambio di aiuto per il suo regno. A farle compagnia nella pancia della montagna, ci sarebbe - in base ad alcune leggende medievali - niente meno che il grande Re Artù. Il quale, gravemente ferito in battaglia, si rifugiò dentro l'Etna, dove vive tuttora.

L’Etna visto dalla spazio (guarda)
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Vista dall'elicottero, la lava incandescente dell'Etna sembra un enorme tappeto rosso.
La lava scorre a circa 3 metri al secondo con un tasso di effusione stimato in 5-10 metri cubi al secondo, piuttosto alto per un'eruzione sommitale dell'Etna.

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Sotto la crosta fredda e scura dell'Etna, la lava fluisce invisibile in un sistema complesso di gallerie. Solo dove il tetto della galleria è crollato, gli «skylights» permettono di scorgere la lava che fluisce.

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La lava del vulcano siciliano è tra le più veloci: 57 km/h, contro i 64 km/h raggiunti dalla lava hawaiana. Grazie alla fluidità della sua lava, l’Etna non è mai stato, in passato, un vulcano esplosivo. Ma alcuni ricercatori ipotizzano che l'Etna stia cambiando e starebbe per attraversare una fase più “irrequieta” ed esplosiva.

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Nel buio della notte, la lava dell'Etna si raffredda. Questo tipo di lava, chiamata tecnicamente AA, è leggermente più fluida di quella tipica del vulcano italiano e tende a raffreddarsi più rapidamente.

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Questa fotografia è stata scattata alle cinque del mattino sull'Etna durante l'eruzione del marzo 1999. S'intravede sullo sfondo il cratere attivo di nord-est, e in primo piano, uno sky-light, una spaccatura della crosta basaltica, al di sotto della quale scorre lava incandescente.

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Un'eruzione del settembre 2004. La lava esce discretamente da una frattura che si è aperta a quota 2620 per poi dividersi in due grossi bracci. La sua corsa viene rallentata dal veloce raffreddamento, ma in alcuni tratti accelera a causa dei cosiddetti "ingrottamenti": la lava trova un canale "interno" alla colata e emerge più a valle da "bocche effimere", cioè piccoli e falsi crateri.

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Lo spettacolo offerto da un'eruzione del 2002: posizione privilegiata ce l'hanno avuta anche questa volta gli astronauti dell'equipaggio della stazione spaziale internazionale: da loro viene infatti quest'impressionante foto. Le colonne di fumo più chiare e lontane dall'esplosione del cratere principale del vulcano si sono sviluppate in seguito all'incendio della vegetazione investita dalla lava. Incredibili le dimensioni di questa eruzione, una delle più intense della storia dell'Etna: la pioggia di cenere ha raggiunto addirittura i cieli della Libia.

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In quest'immagine 3D è rivelata parte della storia del vulcano: le parti colorate in viola scuro infatti indicano i fiumi di lava di una vicenda di eruzioni che va dal 1600 (la colata visibile proprio al centro) fino ai giorni nostri (il lungo flusso in basso a destra risale all'eruzione del 1981). Una storia, quella del vulcano siciliano, caratterizzata da un crescendo di intensità e pericolosità.
L'immagine, catturata dal satellite Terra della Nasa, fa parte di un'ampia collezione di foto 3D e va ad aggiungere dati all'analisi comparativa tra alcuni particolari eventi terrestri e i processi geologici di Marte.

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Un'eruzione fotografata il 20 febbraio 2013. Foto di sashadb, iFocus.

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La sagoma inconfondibile del vulcano al sorgere del Sole. Foto di justine66, iFocus.

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Un'altra formazione nuvolosa sopra alla cima del vulcano, al tramonto. Foto di tonyleone, iFocus.

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Una foto scattata il 18/11/2006 a quota 3100 vicino al cratere di sud-est. Si tratta di un cono vulcanico secondario, una delle bocche periferiche dette "hornitos" da cui fuoriesce materiale eruttivo quando il vulcano è in attività. Foto di francig, iFocus.

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Una nube lenticolare formatasi in corrispondenza della sommità dell'Etna. Foto di B-1, iFocus.

Le più belle foto di nuvole

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Il vulcano coperto di neve contro un cielo azzurro. Foto di SimonEtna2000, iFocus.

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Veduta dall'alto dell'Etna.
Foto di giurlando.

Un'eruzione breve ma di grande intensità e un cielo rischiarato a giorno: nella notte del 3 dicembre 2015, l'Etna è tornato a far parlare di sé. Fontane di lava e di cenere alte diverse centinaia di metri si sono levate dal cratere "Voragine", sulla cima della montagna che sovrasta Catania. Questi primi tre scatti realizzati dal fotografo Marco Restivo documentano le fasi più "calde" dell'eruzione, durate poche ore nelle prime fasi del mattino.