L'ergastolo è poco "scientifico"

Il 16 e 17 Novembre la quarta conferenza del comitato Science for Peace fondato da Umberto Veronesi: tra i temi caldi anche quello dell'infondatezza scientifica del fine pena mai.

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Una detenuta nel carcere di San Vittore. Lo scorso anno i suicidi nelle carceri italiane sono stati 66. Nei 45.600 posti di capienza dei nostri 206 istituti penitenziari vivono stipate 66.300 persone. |
In sintesi

L'ergastolo è antiscientifico: le neuroscienze hanno scoperto infatti che il cervello è plastico, e cambia continuamente.

Dopo 20 anni, anche l'assassino più efferato è cerebralmente differente dall'uomo che ha commesso quel delitto.

Ne parleranno a Milano il 16 e 17 novembre gli scienziati riuniti da Science For Peace.

Il carcere a vita è la risposta che il sistema giudiziario italiano prevede come punizione per i crimini più efferati. Ma secondo molte voci all'interno della comunità scientifica non è una soluzione razionale dal punto di vista delle dinamiche biologiche che presiedono al nostro cervello.

La pensa così anche l'oncologo Umberto Veronesi, che ha proposto di trattare questo tema durante la quarta conferenza mondiale di Science for Peace - il comitato scientifico per la pace creato proprio da Veronesi - che si svolgerà a Milano il 16 e 17 novembre.

Science for Peace - nata nel 2009 - ha come obiettivo la promozione della cultura della pace attraverso attività divulgative, e quello di chiedere ai governi la riduzione delle spese militari e per gli ordigni nucleari in favore di un investimento di quelle stesse risorse economiche nel mondo della ricerca.

 

Impegni che cerca di onorare sposando campagne concrete come quella a fianco dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXII nella campagna "Firma contro l'ergastolo".
Nel nostro paese gli "ergastolani" sono 1540, un regime carcerario stabilito nei primi anni '90 per la necessità di rispondere con fermezza ai numerosi delitti di mafia.
Negli Stati Uniti è anche peggio: ci sono più di 2.250.000 persone in prigione. 726 ogni 100.000 abitanti, vale a dire uno ogni 138 americani: il record mondiale d’imprigionamento. E metà dei detenuti sono di colore.
Mentre in Norvegia, dove le prigioni sono umane, meno del 20% dei detenuti torna a commettere reati, dopo la scarcerazione. E nelle prigioni si studia, si acquisiscono competenze.

 

Il nostro cervello si rinnova continuamente, e il nostro sistema di neuroni è in grado di imparare dall’esperienza. Non esiste l’istinto criminale, come teorizzava Cesare Lombroso.
Molto dipende dall’ambiente, e dalle opportunità offerte per cambiare.
In Norvegia, dove le carceri sono a misura d’uomo, meno del 20 per cento dei detenuti scarcerati rientra in galera.

Una pena poco "scientifica"
Al di là dell'aspetto umanitario la scelta di Veronesi di sostenere questa causa si basa su teorie scientifiche. Più precisamente, neuroscientifiche: il cervello cambia rinnovandosi in continuazione nel corso della nostra vita. Ad influenzare il nostro modo di agire, quindi, sono non solo le influenze ambientali e sociali ma anche la struttura modificata delle nostre cellule cerebrali. Dopo 20 anni, anche l'assassino più efferato è cerebralmente differente dall'uomo che ha commesso quel delitto, spiega Veronesi.

Il recupero è possibile
«Tutti gli studi - scrive l'oncologo - dimostrano che il recupero è possibile e che pervenire a un completo ravvedimento della persona è un obiettivo raggiungibile.

Inoltre, le ricerche più recenti in neurologia ci hanno dimostrato che il nostro sistema di neuroni si rinnova di continuo, perché il cervello è dotato di staminali proprie in grado di generare nuove cellule». È quindi di fondamentale importanza promuovere strumenti di rieducazione carceraria che puntino al recupero dei detenuti favorendone il reinserimento nella società senza pericolo per la collettività "anche dopo 10 anni", punto su cui si discuterà nel corso della Conferenza di domani e sabato.

 

Lo scorso anno i suicidi nelle carceri italiane sono stati 66. Nei 45.600 posti di capienza dei nostri 206 istituti penitenziari vivono stipate 66.300 persone, una condizione che lo stesso Giorgio Napolitano ha definito «una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma» e che genera una sofferenza nei detenuti che porta sempre più spesso al suicidio.

La Conferenza di Science for Peace è realizzata in collaborazione con l'Università Bocconi e si svolge sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Giunta alla sua quarta edizione, ospiterà quest'anno anche Shirin Ebadi, giudice iraniana premio Nobel per la pace. La partecipazione è gratuita, basta registrarsi online a questo link e prevede una serie di incontri per capire meglio quali passi in avanti hanno fatto le neuroscienze e come pena di morte ed ergastolo possono essere contrari alla dignità dell'uomo e contrari alla scienza.

Per saperne di più scarica anche la brochure della conferenza

 

15 novembre 2012 | Elisabetta Intini