Goodbye, Mrs Levi Montalcini

L'addio della stampa estera a Rita Levi Montalcini con le traduzioni di alcuni estratti.

Così parlava Rita Levi Montalcini alle giovani ricercatrici

Le sue frasi più belle
L'addio a Rita Levi Montalcini su Twitter e Facebook

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Trovare il buono nel cattivo: ritratto di Rita Levi Montalcini

Il Scientific American sceglie di ripubblicare online un suo articolo del 1993. Ecco alcune parti salienti:

«In quanto femminista in una famiglia dai costumi vittoriani e in quanto ebrea e libera pensatrice nell'Italia di Mussolini, Rita Levi Montalcini ha dovuto affrontare nel corso della sua vita diverse forme di oppressione. Eppure la neurobiologa, la cui tenacia e precisione traspaiono immediatamente dai suoi occhi azzurri e dalla tenuta elegante bianca e nera, accoglie le forze che l'hanno formata: Se non avessi subito discriminazioni e non avessi sofferto le persecuzioni, non avrei mai ricevuto il Premio Nobel»

«Riguardo la sua infanzia racconta: "Nacqui in una società molto patriarcale e sentivo già da molto piccola che le donne erano così poco considerate che ogni decisione veniva presa dagli uomini"»

«Quando la sua governante, cui era molto affezionata, morì di cancro, decise di diventare medico. Doveva però risolvere un piccolo problema: ottenere il permesso da suo padre [...] e recuperare il tempo perso al liceo femminile, che dopo il diploma prevedeva il matrimonio, non l'università. "Mi infastidiva così tanto che decisi che non avrei mai fatto come mia madre [...]. Non avrei mai combinato nulla se mi fossi sposata"»

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Il premio Nobel Rita Levi Montalcini muore all'età di 103 anni

Ecco alcune frasi dal ritratto affettuoso e dettagliato che Nature, prestigiosa rivista scientifica inglese, fa del Nobel italiano:

«Piccola e minuta, ma con una personalità straordinaria, Rita Levi Montalcini è sopravvissuta all'Italia fascista, quando agli ebrei era vietato lavorare nelle università, trasformando la sua camera da letto in un laboratorio di fortuna per poter continuare i suoi studi sul sistema nervoso. Terribilmente ossessionata dall'argomento, scoprì la molecola del fattore di crescita nervoso (NGF), che le valse il Nobel per la medicina nel 1986».

«In Parlamento fece scintille bloccando una legge che avrebbe potuto ostacolare la ricerca scientifica. Creò anche una fondazione per incoraggiare l'educazione scientifica per le donne in Africa e un istituto di ricerca a Roma chiamato European Brain Research Institute».

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Rita Levi Montalcini, scenziata premio Nobel, muore all'età di 103 anni.

L'Huffington Post si sofferma sulla sua vita in Italia:

«La sua famiglia decise di rimanere in Italia e mentre la Seconda Guerra Mondiale si avvicinava, Rita Levi-Montalcini improvvisò un laboratorio nella sua camera da letto dove cominciò a studiare lo sviluppo degli embrioni di gallina, cosa che l'avrebbe portata a scoprire i meccanismi che regolano la crescita di cellule e organi. Ma le uova diventavano merce sempre più rara e la giovane scienziata girava in bici per la campagna per comprarle dai contadini. Nella sua ricerca segreta si unì presto Levi, il suo mentore all'università, anche lui ebreo, che diventò suo assistente»

«"Lavorava con strumenti spartani" raccontava di lei l'astrofisica Margherita Hack: "È una persona ammirevole"»

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La dottoressa Rita Levi Montalcini, Premio Nobel, muore all'età di 103 anni.

Il New York Times si sofferma sul contributo scientifico che la Montalcini ha dato durante gli anni di ricerca negli Stati Uniti:

«Nei primi anni '50 Rita Levi Montalcini e il dott. Stanley Cohen, biochimico all'Università di Washington, isolarono e descrissero il nerve growth factor [...]. Gli scienziati capirono che questa proteina avrebbe potuto dare loro un modo di studiare e comprendere malattie della crescita o della degenerazione neurale, come il cancro o l'Alzheimer, e di sviluppare eventuali terapie».

«Anni dopo la scoperta, la dottoressa Levi Montalcini, il professor Cohen e altri descrissero un'ampia famiglia di agenti promotori della crescita, ognuno dei quali lavorava per regolare la crescita di cellule specifiche. Uno di questi, chiamato fattore di crescita dell'epidermide e scoperto dal dottor Cohen, gioca un ruolo centrale nel cancro al seno e studiando il suo comportamento gli scienziati hanno sviluppato medicinali per combattere la sua crescita anormale».

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Rita Levi Montalcini, neuroscienziata e Premio Nobel, muore all'età di 103 anni.

Ecco come racconta il Washington Post il trasferimento dall'Italia agli Stati Uniti:

«Quando i bombardamenti di Torino divennero violenti, lei e la sua famiglia trovarono rifugio fuori dalla città, poi a Firenze, sotto false identità. Alla fine della guerra la dottoressa Levi Montalcini si occupò delle cure mediche dei rifugiati».

«Nel 1947 ricevette un invito da Viktor Hamburger, un embriologo di origini tedesche [...] che le chiese di raggiungerlo all'università di Washington offrendole una borsa di studio. Qui diventò professore di ruolo e rimase per trent'anni, ottenendo la cittadinanza americana».

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La scienziata Premio Nobel Rita Levi Montalcini è morta a Roma.

Come negli articoli precedenti, Npr ricorda brevemente la vita di Rita Levi Montalcini, citando poi le parole di alcune personalità, come Margherita Hack: "è una persona ammirevole", Mario Monti: "una persona carismatica e tenace [...] che si batteva per difendere ciò in cui credeva", il reverendo Federico Lombardi: "un esempio per l'Italia e il mondo intero" e il suo allievo Pietro Calissano, che la ricorda come una persona umile, senza le "arie" che spesso caratterizzano i professori italiani.

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Muore il Nobel Rita Levi Montalcini.

Il quotidiano francese Le Figaro ricostruisce la sua vita dalla nascita, al periodo fascista, alla carriera tra Stati Uniti e Italia.

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Muore il Premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini a 103 anni.

In questo breve articolo i francesi dell'Express riassumono il percorso della scienziata, ricordando gli ultimi anni della sua vita:

«Nell'agosto 2001 il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi l'aveva nominata senatrice a vita per i grandi meriti nel campo scientifico e sociale».

«Era inoltre presidente di una fondazione a lei intitolata, creata nel 1992 e destinata a finanziare gli studi delle donne africane in Etiopia, Congo e Somalia».

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La biologa vincitrice del premio Nobel Rita Levi Montalcini è deceduta.

Il Sunday Times la ricorda con il soprannome diffuso in Italia: «La signora delle cellule».

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Rita Levi Montalcini, pioniera della biologia italiana muore a 103 anni.

Dopo aver ripercorso i tratti salienti della sua vita, il Guardian conclude:

«Non aveva figli e non si è mai sposata, temendo che tali legami potessero limitare la sua indipendenza. "Non ho mai avuto esitazioni o rimpianti a questo riguardo [...], la mia vita è stata arricchita da relazioni umane straordinarie, lavoro e interessi. Non mi sono mai sentita sola"».

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Necrologio di Rita Levi Montalcini.

Il Guardian pubblica un secondo articolo nella sezione "scienza", ricordando, tra le altre cose, un episodio di qualche anno fa che ha interessato la Montalcini:

«Ottenne grande rispetto in Italia come simbolo del progresso scientifico, di integrità e coscienza sociale. Il Paese rimase scioccato quando, nel 1994, l'ex ministro della salute Duilio Poggiolini, insinuò che il nobel alla le fosse stato comprato dalla compagnia farmaceutica italiana Fidia. La scienziata [...] rispose con distacco e sdegno: "Il processo di assegnazione dei Nobel è così complesso da non poter essere corrotto"».

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Il premio Nobel italiano Rita Levi-Montalcini è deceduta.

«La sua ricerca è conosciuta per aver contribuito allo sviluppo della comprensione di tumori, malformazioni e demenza senile».

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Una perdita per l'umanità, muore a 103 anni la biologa premio Nobel.

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È morto il più anziano premio Nobel.

Anche i russi ricordano Rita Levi Montalcini in una sintetica ricostruzione della sua vita: la nascita nel 1909, il periodo mussoliniano, il trasferimento negli Stati Uniti e il ritorno in patria. L'articolo si conclude con una citazione della scienziata: "Ora che ho 100 anni, il mio cervello funziona meglio di quando ne avevo 20".

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Addio a Rita Levi Montalcini.

«Laica e femminista a oltranza. Nell'istituto di ricerca che fondò nel 2001, l'European Brain Research Institute, lavorano soltanto donne. Ha sempre sostenuto: "L'umanità è fatta di tanti uomini quante donne, perciò deve essere rappresentata da entrambi i sessi"».

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Deceduta Rita Levi Montalcini, neurologa impegnata e perseverante.

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Deceduto il premio Nobel per la medicina.

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Il premio Nobel Rita Levi Montalcini è morta all'età di 103 anni.

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Il premio nobel Rita Levi Montalcini è morta domenica nella sua casa di Roma. Aveva 103 anni.

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È morta Rita Levi Montalcini.

Anche la rivista medica tedesca la ricorda con questa foto. In Germania la notizia non ha avuto grande diffusione sui media.

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Addio alla Nobel più longeva della storia: aveva 103 anni.

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Il premio Nobel che sfidò il fascismo italiano.

E infine, anche dall'altro capo del mondo, in Australia, ricordano la nostra scienziata, enfatizzando il suo impegno sociale.

Trovare il buono nel cattivo: ritratto di Rita Levi Montalcini

Il Scientific American sceglie di ripubblicare online un suo articolo del 1993. Ecco alcune parti salienti:

«In quanto femminista in una famiglia dai costumi vittoriani e in quanto ebrea e libera pensatrice nell'Italia di Mussolini, Rita Levi Montalcini ha dovuto affrontare nel corso della sua vita diverse forme di oppressione. Eppure la neurobiologa, la cui tenacia e precisione traspaiono immediatamente dai suoi occhi azzurri e dalla tenuta elegante bianca e nera, accoglie le forze che l'hanno formata: Se non avessi subito discriminazioni e non avessi sofferto le persecuzioni, non avrei mai ricevuto il Premio Nobel»

«Riguardo la sua infanzia racconta: "Nacqui in una società molto patriarcale e sentivo già da molto piccola che le donne erano così poco considerate che ogni decisione veniva presa dagli uomini"»

«Quando la sua governante, cui era molto affezionata, morì di cancro, decise di diventare medico. Doveva però risolvere un piccolo problema: ottenere il permesso da suo padre [...] e recuperare il tempo perso al liceo femminile, che dopo il diploma prevedeva il matrimonio, non l'università. "Mi infastidiva così tanto che decisi che non avrei mai fatto come mia madre [...]. Non avrei mai combinato nulla se mi fossi sposata"»