Scienze

Può esserci vita 10 km sotto al fondale delle Marianne?

L'inattesa scoperta di materia organica incapsulata in minerali che si formano nel mantello terrestre: un'altra meraviglia della Fossa delle Marianne.

Un gruppo internazionale di ricercatori ha rinvenuto elementi che indicherebbero la possibile esistenza di semplici forme di vita nella crosta terrestre, 10 km sotto il fondale della Fossa delle Marianne.

La fossa oceanica più profonda del pianeta è un luogo estremamente interessante dal punto di vista geologico. A sud-ovest del Giappone, si è formata dallo scontro tra la placca del Pacifico e quella delle Filippine (la prima va in subduzione, ossia sotto alla seconda): raggiunge i 10.994 metri sotto il livello del mare ed è esplorata da numerosi rover robot per studiare le rocce del fondale.

Un rover sottomarino usato per lo studio della Fossa delle Marianne.

Vita da metanogeni. La ricerca pubblicata su PNAS spiega come campioni di un minerale noto come serpentino, raccolti in prossimità di bocche idrotermali e, in particolare, in prossimità del vulcano di fango South Chamorro, siano accompagnati da sostanze chimiche che starebbero a indicare vita organica dove si sono formati quei minerali.

Il serpentino è un minerale che si forma quando un altro minerale, l'olivina, di cui è ricco il mantello superiore, incontra l'acqua incapsulata nelle rocce che vanno in subduzione.

Le reazioni tra l'acqua e l'olivina producono, tra l'altro, gas metano e idrogeno, che possono essere utilizzati come fonte di cibo da microbi metanogeni.

Serpentino: un minerale che si forma dalla trasformazione di olivina quando incontra acqua ad elevate pressioni.

Il serpentino che si forma dalla trasformazione dell’olivina può essere, a volte, trasportato verso la superficie del fondale marino dalle bocche idrotermali, ed è lì che è stato raccolto dai bracci robotizzati dei rover. Esaminando i campioni di serpentino i ricercatori hanno trovato tracce di materiale organico del tutto simile a quello prodotto da microbi metanogeni.

Questo suggerisce, affermano gli scienziati nel loro lavoro, che quei campioni di serpentino possono essersi trovati vicini a organismi viventi. Poiché il serpentino si forma a profondità di circa 10 km al di sotto del fondale marino, se ne potrebbe dedurre che quegli organismi, se davvero esistono, sono in grado di vivere a quelle profondità e in quell'ambiente.

Segni di vita certa sono stati trovati a 2.000 metri di profondità, in una miniera del Sud Africa, ma in nessun altro caso sono venuti alla luce organismi da profondità maggiori. I ricercatori sottolineano che quanto hanno scoperto non è prova certa dell'esistenza di vita a 10 km di profondità nella crosta terrestre, ma che vi sono elevate probabilità che ciò sia possibile.

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14 aprile 2017 Luigi Bignami
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