Scienze

La lunga vita dei vermi nello Spazio

La microgravità è un vero toccasana per i nematodi Caenorhabditis elegans, che nello Spazio smettono di invecchiare. I risultati aprono nuove prospettive sulla prevenzione dell'atrofia muscolare negli astronauti.

Un periodo di vacanza, si sa, può essere rigenerante per corpo e mente e fa tornare a casa quasi "ringiovaniti". Lo stesso effetto può avere una gita sulla ISS: non per gli astronauti, ma per un microscopico verme che sulla nostra stazione orbitante finisce, suo malgrado, spesso e volentieri. Il Caenorhabditis elegans (C. elegans) è un nematode trasparente lungo circa 1 millimetro che vive nel suolo delle regioni temperate. A causa delle sue caratteristiche genetiche è usato come modello nella biologia molecolare: il piccoletto possiede infatti 20 mila geni che hanno le stesse funzioni degli analoghi geni nell'uomo, e di particolare interesse sono i 2 mila geni implicati nelle funzioni muscolari.

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Negli ultimi anni un discreto numero di questi vermi è stato inviato sulla ISS a bordo di cargo rifornimenti nel corso di missioni internazionali. Gli studiosi dell'Università di Nottingham, in Inghilterra, hanno esaminato un gruppo di nematodi tenuti per 11 giorni sulla Stazione Spaziale e quindi congelati una volta a Terra per preservarne le condizioni. Questi organismi hanno una durata di vita di circa tre settimane, dunque erano già di età piuttosto avanzata quando sono finiti sotto alla lente dei ricercatori. Negli esemplari che hanno affrontato il viaggio spaziale, il team ha identificato sette geni che sono stati "disattivati" durante la permanenza in condizioni di microgravità. Quando questi geni vengono inibiti in laboratorio, la durata della vita del verme si prolunga.

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In pratica i geni responsabili dell'invecchiamento cellulare sono stati naturalmente soppressi non appena i vermi si sono trovati in un nuovo ambiente. E non è tutto: il volo spaziale ha anche bloccato l'accumulo di proteine tossiche che normalmente si depositano nei muscoli durante il processo di invecchiamento. Il meccanismo biologico che si cela dietro questo effetto anti-età rimane per ora un mistero. Forse, suppongono i ricercatori, si tratta di un cambiamento metabolico necessario per adattarsi alle condizioni di microgravità. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Scientific Reports.

La scoperta potrebbe avere importanti risvolti per le missioni umane nello spazio. «È noto che i muscoli umani tendono ad atrofizzarsi nello Spazio» spiega Nathaniel Szewczyk, coinvolto nello studio, «questi risultati suggeriscono che può esistere una risposta di adattamento e non solo una risposta patologica. Controintuitivamente, i muscoli nello Spazio potrebbero invecchiare meglio che sulla Terra.

Oppure è il volo spaziale ad avere effetti positivi su di essi». Nell'ottica della preparazione a una missione umana su Marte, questa non può essere che una buona notizia.

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13 luglio 2012 Elisabetta Intini
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