Scienze

Il terremoto dell'Emilia Romagna potrebbe essere stato innescato dall'uomo

Il terremoto che colpì l’Emilia Romagna il 20 maggio del 2012 potrebbe essere stato innescato dall’uomo. In particolare il legame tra le attività...

Il terremoto che colpì l’Emilia Romagna il 20 maggio del 2012 potrebbe essere stato innescato dall’uomo. In particolare il legame tra le attività estrattive e terremoto "non si può escludere". È una conclusione molto pesante, anche se per il momento non è ancora stata pubblicata ufficialmente dalle autorità italiane, per paura delle conseguenze. Sarebbe contenuta nel rapporto Ichese, anticipato da una
. Il rapporto era stato richiesto nel 2012 a un gruppo internazionale di ricercatori al quale fanno parte due italiani, tra cui Franco Terlizzese, del Ministero dello Sviluppo Economico, e tre stranieri. La loro missione era quella di indagare l’esistenza di possibili collegamenti tra l’estrazione di petrolio e gas e il terremoto. I risultati della ricerca, sarebbero stati presentati oltre un mese fa, ma le autorità sembrerebbero non disposte a rilasciarne i risultati, afferma Science. L'ipotesi che alcune tecniche di geoingegneria tra cui il fracking (che in Italia non si pratica) possano causare l'instabilità delle faglie, e di conseguenza dei sismi, è da anni oggetto di dibattito negli ambienti scientifici (
). A oggi l'unica cosa di cui possiamo essere certi è che le attività estrattive possono causare solo piccoli terremoti, spesso rilevabili solo con gli strumenti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso Il rapporto Ichese ha evidenziato che non c’è correlazione tra il deposito di gas a Rivera, nella valle del Po, e i sismi. Il deposito di Rivera, che si trova sopra una faglia geologica vicina ai due epicentri maggiori, era stato additato da molti come il possibile responsabile del sisma. Ipotesi errata secondo gli scienziati in quanto, al momento del sisma, la trivellazione non era ancora iniziata. L’impianto di Cavone, invece, di proprietà di Gas Plus, potrebbe essere collegato in un certo modo ai terremoti. Il rapporto Ichesee i cambiamenti dello stress e della pressione della crosta terrestre conseguenti alla rimozione di petrolio e all’iniezione di fluidi per aumentare il flusso di estrazione non sarebbero quasi certamente stati sufficienti, da soli, a scatenare un terremoto potente. Ma “è possibile che la faglia coinvolta nell’evento del 20 maggio fosse vicina al punto di rottura e che i cambiamenti indotti dall’uomo nella crosta, sebbene estremamente piccoli, siano stati sufficienti a innescare la scossa”. Cosa significa ciò? Che la faglia, ossia la frattura presente nelle rocce, si trovava già molto vicina al punto in cui si sarebbe mossa da sola e chi gli stress indotti dall’uomo avrebbero innescato il meccanismo prima che la natura avesse fatto il suo decorso. In ogni caso c’era una stretta relazione tra l’estrazione di petrolio, spiega il rapporto, e l’aumento della sismicità nella zona prima dell’evento del 20 maggio. Ovviamente non tutti sono d’accordo su questa conclusione e alcuni geologi sostengono che i risultati dello studio sono stati troppo precipitosi sia per la lontananza dell'epicentro dall'area di estrazione, sia per la scarsa estrazione di petrolio (circa 500 barili al giorno). Difficile dire chi ha ragione in questo momento, anche perché non esistono modelli fluidodinamici del sottosuolo dell’area interessata, modelli cioè del movimento e delle spinte dei fluidi che potrebbero aver avuto un ruolo importante nel terremoto.
su Focus

12 aprile 2014 Luigi Bignami
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