Scienze

Il terremoto del 2023 in Marocco potrebbe essere stato innescato da dinamiche diverse da quelle tradizionali

All'origine del terremoto che ha sconvolto l'Alto Atlante in Marocco a settembre 2023 c'è stata una causa "profonda": il sollevamento del mantello.

Un terremoto di magnitudo 6.8 ha scosso le montagne dell'Alto Atlante in Marocco l'8 settembre 2023, interrompendo un silenzio sismico di 63 anni. In un nuovo studio pubblicato su Geophysical Research Letters, un gruppo internazionale di ricercatori del Southern University of Science and Technology (SUSTech) e del Nanyang Technological University (NTU) of Singapore suggerisce che il terremoto potrebbe essere stato innescato dal sollevamento del mantello (un involucro solido plastico tra la crosta e il nucleo terrestri), lontano dai margini di placca dove solitamente avvengono i terremoti.

Un evento distruttivo. Il terremoto dell'Alto Atlante è stato il più significativo in Marocco dagli anni '60: a causa di standard di costruzione edilizia inadeguati e del momento in cui è avvenuta la scossa principale, di notte poco dopo le 23.00 quando in molti erano già a dormire, ha provocato più di 2.960 vittime, migliaia di feriti e influito negativamente sulla vita di quasi 2.8 milioni di persone.

Una causa inaspettata. «La nostra ricerca suggerisce che il terremoto potrebbe essere stato innescato dal sollevamento del mantello, un processo geologico che avviene su milioni di anni e che porta a un rigonfiamento e sollevamento della topografia regionale», afferma Luca Dal Zilio, Professore di Geofisica dell'Earth Observatory of Singapore e co-autore dello studio. «Questo sollevamento sembra essere responsabile dello stress che ha causato il terremoto: un risultato che sfida i paradigmi tradizionali di valutazione del rischio sismico e sottolinea l'importanza di considerare le dinamiche della crosta profonda, anche in zone dove il tasso di convergenza, cioè la velocità con cui due placche tettoniche si avvicinano l'una all'altra, è molto basso».

Rialzo nascosto. La complessa geologia del Marocco include infatti, oltre alle montagne del Rif, modellate dalla convergenza delle placche tettoniche, le catene del Medio-Atlante, Alto Atlante e Anti-Atlante, scolpite proprio da processi di sollevamento del mantello. Questo sollevamento "profondo" è stato fondamentale nella genesi della topografia pronunciata della regione, con il sistema dell'Atlante che raggiunge picchi superiori ai 4.000 metri. In particolare, l'Alto Atlante è sostenuto da una crosta di 32-40 km di spessore, insufficiente per supportare naturalmente tali elevazioni. Ecco perché occorre il "contributo" del mantello per spiegare queste imponenti altitudini.

Diverse densità. «La risalita del mantello induce una spinta verso l'alto sulla crosta terrestre, creando un rigonfiamento che eleva la superficie», spiega Dal Zilio. «Questo processo è concettualmente simile al modo in cui un iceberg galleggia sull'acqua: la crosta terrestre galleggia sul mantello sottostante grazie alle differenze di densità tra i due strati, in un equilibrio chiamato isostasia.

La crosta, essendo meno densa, è sostenuta dal mantello più denso. Quando il mantello si solleva, aiuta a sostenere le montagne dall'interno, permettendo loro di raggiungere altitudini molto elevate».

Un aiuto dai satelliti. «Per arrivare a queste conclusioni, abbiamo analizzato con avanzate tecniche statistiche i dati radar interferometrici, ossia le immagini satellitari che mostrano come la superficie terrestre si è deformata durante il terremoto. Utilizzando un metodo chiamato inversione bayesiana, siamo riusciti a determinare con precisione la geometria della faglia da cui il sisma ha avuto origine a una profondità di 26 km. Questi dati ci hanno permesso di ricostruire il percorso della rottura e di capire meglio i processi che l'hanno innescata».

Ampliare lo sguardo. I risultati dello studio hanno implicazioni significative per la valutazione del rischio sismico, specialmente in aree lontane dai confini tettonici. Il terremoto del 2023 evidenzia la necessità di incorporare le dinamiche della crosta profonda nelle valutazioni del rischio sismico, sfidando i modelli tradizionali e suggerendo che i processi del mantello possano avere un ruolo critico nella genesi dei terremoti.

Oltre i confini del Marocco. Questo evento raro, lontano dai confini delle placche e in una regione con un basso tasso di convergenza, sollecita una rivalutazione delle valutazioni del rischio sismico, sottolineando l'importanza di monitoraggi continui e tecniche di analisi avanzate. Le lezioni apprese da questo evento sono cruciali non solo per il Marocco ma per la valutazione globale del rischio sismico.

Ha contribuito Luca Dal Zilio, professore di Geofisica alla Nanyang Technological University (NTU) di Singapore

18 giugno 2024 Elisabetta Intini
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