Scienza

I microchip del futuro nascono dalle alghe

E se i computer di domani venissero fabbricati in mare? Uno studio americano rivela che un'alga unicellulare potrebbe darci una mano a produrre microchip di dimensioni davvero infinitesimali. (Andrea Porta, 28 maggio 2008)

Forse in futuro i computer verranno dal mare. O meglio, saranno fabbricati con l'aiuto di alcuni organismi marini. È infatti allo studio un sistema per produrre microchip di ridottissime dimensioni con la "manodopera" delle diatomee, organismi unicellulari marini che di silice - fondamentale nella fabbricazione dei microprocessori - a quanto pare se ne intendono.
Arrivano i bio-computer? Già da qualche tempo biologia e informatica procedono mano nella mano (leggi la notizia). Lo scorso anno ad esempio studiosi israeliani erano riusciti a rimpiazzare i microchip con... enzimi umani! Mentre alcuni mesi fa un centro di ricerca giapponese aveva scoperto come utilizzare una proteina derivata da un batterio per realizzare archivi di dati durevoli nel tempo. Ora invece uno studio condotto da Michael Sussman, direttore del Madison's Biotechnology Center dell'università del Wisconsin, e dall'oceanografa Virginia Armbrust dell'università di Washington (Usa), si propone di chiedere aiuto alla natura già in fase di realizzazione dei circuiti integrati che serviranno poi alla fabbricazione di computer e altre apparecchiature.
Microchip o frutti di mare? Indispensabili all'uomo, in quanto è a loro che dobbiamo un terzo dell'ossigeno presente sul nostro pianeta, le diatomee sono alghe unicellulari avvolte da una sorta di guscio (chiamato "frustulo") che costruiscono con silice prodotta sottoforma di microscopici filamenti. È proprio la ridotta dimensione di questi filamenti, molto più piccoli di quelli realizzabili con i normali processi industriali con cui vengono prodotti chip e processori, che ha spinto i ricercatori a ipotizzare l'impiego degli organismi nella realizzazione di circuiti elettronici di dimensioni infinitesimali. Studiando una specie di diatomea, il Thalassiosira pseudonana, i ricercatori hanno già identificato 75 geni che permettono all'organismo di produrre silice. Ora si tratta "solo" di manipolarlo geneticamente: «Se riusciremo a controllare geneticamente il processo», spiega Sussman, «avremo inventato un nuovo modo di fabbricare microchip».

28 maggio 2008
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