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Il mistero del terremoto di Sumatra del 2012

Lo scorso 11 aprile 2012il mondo intero stette per alcuni minuti con il fiato sospeso, quando arrivò la notizia che un terremoto dell’8.6 della Scala...

Lo scorso 11 aprile 2012il mondo intero stette per alcuni minuti con il fiato sospeso, quando arrivò la notizia che un terremoto dell’8.6 della Scala Richter aveva colpito la zona di Sumatra. Un terremoto del genere, tra i più forti mai avvenuti in tempi storici, avrebbe dovuto causare uno tsunami di vaste proporzioni. Ed invece nulla di tutto ciò. Bastò un’analisi che richiese pochi minuti e si capì che il terremoto era stato causato da una frattura che si mosse in modo orizzontale e che i geologi chiamano “faglia trascorrente”, la quale non può originare un maremoto. Queste faglie infatti, muovono la crosta terrestre come se due mattoni vengono fatti scivolare l’uno rispetto all’altro
(clicca sul disegno) e poiché uno tsunami richiede un movimento verticale del fondo oceanico affinché possano formarsi le onde, si capisce perché non vi fu alcun maremoto. Caso risolto? No, anzi. Seppur dimenticato dalle pagine dei giornali, per i geologi il mistero si è fatto ancora più fitto. “Era ritenuto per assodato che i terremoti che avvengono lungo faglie trascorrenti non danno sismi così violenti. Quelli molto forti infatti, avvengono generalmente là dove due placche della crosta terrestre si scontrano tra loro”, spiega Gregory Beroza, sismologo alla Standford University che ha studiato il terremoto di Sumatra. Tra l’altro il terremoto principale venne seguito da una scossa di “assestamento” di intensità pari a 8,2 Richter, tra le più forti del suo genere. Solo a distanza di oltre un mese le analisi dei dati del terremoto dell’11 aprile stanno chiarendo il mistero geologico.
La ragione di tale intensità sta nella profondità in cui si è formato il sisma. Esso infatti, si è prodotto da i 40 e i 54 km dalla superficie, dove le rocce si trovano ad una temperatura che va dai 600 agli 800°C. Si tratta di una temperatura alla quale le rocce diventano molto viscose, quasi plastiche e in certi casi possono fondere. Quando ciò succede il fenomeno rilascia una enorme quantità di energia, come sembra sia avvenuto l’11 aprile. L’analisi di questi dati e le conoscenze ottenute conseguentemente sono di grande importanza perché nella crosta oceanica che copre tutti gli oceani della Terra sono numerose le faglie trascorrenti presenti e quasi nessuna di esse è tenuta sotto controllo da reti sismiche. Fino ad oggi si supponeva che il massimo dei terremoti che poteva verificarsi poteva avere una energia non superiore all’8° Richter. L’aver scoperto che da tali faglie possono scaturire terremoti anche tra i più violenti mai registrati deve far pensare che là dove esse sono vicine a centri abitati le conseguenze possono essere anche molto gravi.

 

13 maggio 2012 | Luigi Bignami