Il giardino più velenoso del mondo

Alnwick Garden, in Inghilterra, ospita le piante conosciute più tossiche del pianeta: alcune sono specie esotiche, ma per la maggior parte si tratta di insospettabili che crescono tranquillamente nel prato di casa, usate fin dall'antichità per confezionare pozioni velenose.

corbis_42-57758996
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate. I cancelli di Alnwick Garden, uno dei luoghi più tossici (ma belli) del mondo.|Duncan Andison/Corbis

Il cartello all’ingresso è inequivocabile: “queste piante possono uccidere”. Il giardino dei veleni di Alnwick è però un’attrazione. Il castello cui il giardino è annesso è stato usato come ambientazione della scuola di magia di Hogwarts nei primi film di Harry Potter.

 

Creato quasi vent’anni fa da Jane Percy, duchessa di Northumberland, contea nel nord dell’Inghilterra al confine con la Scozia, oltre a roseti e file di ciliegi, riunisce in un unico posto le piante più velenose esistenti al mondo. Visitarlo non è pericoloso: se si seguono regole di buon senso non si rischia nulla, ma soprattutto si impara tantissimo.

 

Chi mangia, muore. O vive, dipende. Da secoli, infatti, le piante sono note per le loro proprietà medicinali, dalla corteccia del salice usata come antipiretico all’estratto di digitale per trattare lo scompenso cardiaco. Molte delle piante velenose sono proprio quelle da cui si ricavano principi con azione farmacologica dato che, come già sosteneva Paracelso, è la dose a fare il veleno.

 

Il veleno di Socrate. La pianta velenosa per eccellenza è la cicuta, Conium maculatum, passata alla storia come quella con cui Socrate si diede la morte, tossica per la presenza di varie sostanze alcaloidi che inducono la morte per paralisi respiratoria.

 

 

Alcune sono specie esotiche, come la Brugmansia arborea, chiamata anche trombone d’angelo, originaria del Sudamerica ma coltivato anche da noi come pianta ornamentale. Tutta la pianta è velenosa, contiene alcaloidi come atropina e scopolamina, che possono causare stati di delirio e portare anche alla morte. Appartiene alla stessa specie della belladonna e pare che fosse utilizzata anche dalle popolazioni del centro-america come allucinogeno. E ancora oggi viene usata come droga fai-da-te, con effetti pericolosissimi.

 

La "strega" a cui si deve la rinascita del giardino dei veleni è lei, Jane Percy, divenuta nel 1995 la duchessa di Northumberland. Oggi i giardini si estendono per 14 ettari e attirano oltre 600.000 visitatori all'anno. | Martin Pope/Camera Press/Contrasto

Veleni in giardino. Altre piante crescono tranquillamente nei nostri giardini. L’oleandro, Nerium oleander, per esempio, che in molte tradizioni è un simbolo legato alla morte. Tutte le parti della pianta sono tossiche: provocano nausea, vomito, alterazioni del ritmo cardiaco. Cinque foglie, ingerite, possono bastare per uccidere. Altri insospettabili sono piante del genere delle ellebore, tra cui Helleborus niger, la cosiddetta rosa di Natale, che cresce nelle zone alpine ma viene anche coltivata in giardino. Il suo estratto, fin dal Medioevo, veniva usato come potente veleno che provoca la morte per arresto cardiaco.

 

Un’insospettabile che può essere molto tossica è la peonia, utilizzata nell’antichità per provocare l’aborto. Anche l’innocente mughetto è molto velenoso, con azione cardiotossica, e così pure i fiori e le foglie di ortensia (Hydrangea macrophylla), e del narciso, dietro la cui bellezza si nasconde la narcisina e il cui nome contiene la radice “narké”, per sopore, stupore, come la parola “narcotico”. L’Euphorbia pulcherrima, che altro non è che la stella di Natale, contiene un lattice irritante per la pelle e velenoso se ingerito.

 

 

Fiori e semi. Variano anche le parti della pianta che contiene il veleno. L’ingestione di una paio di semi di ricino (Ricinus communis), che contengono ricina, uno dei veleni più potenti e pericolosi tra quelli conosciuti, può bastare per provocare la morte di un bambino. La ricina è contenuta nella cuticola dei semi, resistente agli enzimi digestici, per cui l’ingestione del seme intero, non schiacchiato, solo raramente causa danni gravi.

 

Per chi vuole saperne di più sui veleni delle piante e sui possibili rischi, la pubblicazione dell’ex-ISPESL che trovate a questo link è ricchissima di informazioni.

 

Guarda anche

 

 

22 Febbraio 2017 | Chiara Palmerini