Scienze

Il cotone è fluorescente, ma non è stato tinto

È stato ottenuto in laboratorio con un procedimento nanotecnologico: potremo avere fibre che nascono con il colore già incorporato?

I campi di cotone, con i loro batuffoli bianchi sullo stelo delle piante, potrebbero cambiare aspetto. Un giorno potremmo vedere bambagia colorata, magari giallo fluorescente. Per ora, il cotone con questa proprietà esiste, ma solo in laboratorio.

L’hanno ottenuto ricercatori di diversi istituti di ricerca in Germania, Austria e Israele, che presentano il loro risultato in un articolo appena pubblicato su Science.

Il cotone fluorescente non è stato ottenuto da piante modificate geneticamente, ma con un procedimento nanotecnologico che ha permesso di far incorporare alla pianta, a partire dal seme, i pigmenti colorati. In questo modo, la pianta produce da sola, naturalmente, le fibre colorate.

Fluo o magnetico. I ricercatori hanno prima sintetizzato dei derivati del glucosio e li hanno utilizzati come mezzo di trasporto di un’altra molecola con particolari proprietà, per esempio un pigmento di colore.

Poi hanno verificato che questo particolare composto venisse ben assorbito dall’ovulo fecondato della pianta, che in pratica incorpora nei suoi tessuti la “proprietà”. La prova è stata fatta donando al cotone due particolari qualità: colorazione, tra cui la tinta fluorescente, e magnetismo. In questo modo sono state ottenute fibre di cotone che, senza ulteriori manipolazioni, si sviluppavano già con queste caratteristiche.

Il cotone dopo 20 giorni di incubazione mostra una naturale colorazione gialla (E, a sinistra); allo stesso tempo, alla luce ultravioletta appare fosforescente (F e G, al centro e a destra). © Filipe Natalio/Science

Indumenti hi-tech. I ricercatori pensano che questa tecnologia potrebbe essere utile per produrre “tessuti intelligenti”. Molte delle proprietà desiderabili vengono aggiunte ai tessuti a posteriori, con procedimenti chimici o lavorazioni particolari, che possono consumarsi o svanire.

Inoltre, questo genere di tessuti con particolari proprietà sono di origine sintetiche. Per molte persone, invece, il cotone rimane preferibile come fibra naturale.

In teoria, grazie a questa tecnologia, la classica T-shirt di cotone potrebbe un giorno essere arricchita di sensori che monitorano l’inquinamento o le funzioni corporee. E non solo il cotone. Una tecnologia simile potrebbe essere utilizzata anche per altre fibre, dal lino al bambù fino alla seta.

15 settembre 2017 Chiara Palmerini
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