Scienze

Identificati i neuroni che aiutano a dimenticare

Secondo gli scienziati, queste cellule permettono al cervello, durante il sonno, di liberarsi dei ricordi inutili.

Se i ricordi non svanissero mai, se qualunque esperienza si fissasse nella mente in modo indelebile, la nostra testa sarebbe talmente sovraffollata da lasciarci in un caos che non ci permetterebbe quasi di vivere. È quello che accade a Funes El Memorioso, il personaggio raccontato da Jorge Luis Borges, ma anche ad alcune persone in carne e ossa, come il paziente S. descritto dal neurologo russo Alexander Luria.

Che il meccanismo che consente di filtrare, selezionare, far pulizia di una parte dei ricordi faccia parte del funzionamento normale della memoria è ormai una teoria consolidata. Ora alcuni ricercatori riportano di avere individuato, tra i molti circuiti nervosi che regolano la memoria, un gruppo di cellule che svolge il compito preciso di liberare il cervello dai ricordi inutili.

Tracce cancellate. Secondo lo studio pubblicato su Science, si tratterebbe di neuroni che appartengono all’ippocampo, la struttura cerebrale a forma di cavalluccio marino di cui da tempo è noto il ruolo centrale nella memoria. Durante il sonno, quando il cervello è impegnato attivamente nel filtrare ed elaborare le esperienze del giorno, prima di consolidarle nella memoria, questi neuroni verrebbero disattivati proprio per consentire il lavoro di "cancellazione".

Memoria: il lavoro di squadra dei neuroni
Vedi anche: il lavoro di squadra dei neuroni consolida i ricordi. © GoodStudio / Shutterstock

I ricercatori, appartenti a università giapponesi e americane, hanno aggiunto diversi dettagli importanti su come funziona questo meccanismo. Studiando il sonno rem nei topi, hanno scoperto che un gruppo di neuroni, gli MCH (Melanin Concentrating Hormone: esprimono l’ormone concentrante melanina), sono attivi solo durante questa particolare fase, caratterizzata da movimenti rapidi degli occhi, e ritenuta quella in cui gli esseri umani sognano in modo vivido. Attivandosi, questi neuroni inibiscono un gruppo di neuroni dell’ippocampo noti come la centralina della memoria.

Interruttori per neuroni. Per studiare il meccanismo, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica chiamata optogenetica, che consente di attivare o disattivare specifici gruppi di neuroni, e hanno poi sottoposto gli animali da esperimento a test di memoria in diverse condizioni. Per esempio, hanno presentato ai topi alcuni piccoli giocattoli di plastica, permettendo che gli animali li esplorassero e li annusassero liberamente. Poi, dopo aver manipolato i neuroni MCH degli animali “accendendoli” o “spegnendoli”, hanno sostituito uno degli oggetti e li hanno ripresentati ai topi.

Con sorpresa, hanno visto che se le cellule erano state attivate, gli animali peggioravano nel compito di memoria, e non ricordavano quale oggetto avevano già annusato. Se viceversa i neuroni venivano disattivati, i topi mostravano di distinguere l’oggetto già incontrato. Questo effetto, però, si manifestava solo se i neuroni erano stati inibiti durante il sonno rem.

Per Akihiro Yamanaka, neuroscienziato dell'università di Nagoya (Giappone), principale autore dello studio, lo studio suggerisce «che questi neuroni dell’ipotalamo aiutano il cervello a dimenticare le informazioni non importanti, a liberare risorse di memoria per il giorno successivo». Il fatto che siano attivi soprattutto durante il sonno rem potrebbe spiegare anche perché, al risveglio, la maggior parte delle volte non ricordiamo i sogni.

25 settembre 2019 Chiara Palmerini
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