Scienze

Identificata una possibile stella gemella del Sole

Le stelle nascono in gruppo, nelle cosiddette nursery stellari. Il nostro Sole non è da meno. Ora alcuni scienziati pensano di aver trovato una “sorella” del Sole, una stella nata dalla stessa famiglia.

È ormai assodato che il processo di formazione stellare raramente porta alla nascita di un singolo oggetto; anzi, più spesso il risultato è la formazione di un gruppo di stelle più o meno intensamente legate dalla reciproca forza di gravità.

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Il collasso gravitazione di una nebulosa porterà quindi alla formazione di un ammasso aperto o di un’associazione stellare. Nel caso delle associazioni il legame gravitazionale tra le stelle che le formano è molto debole per cui queste sono destinate a separarsi in tempi astronomici relativamente brevi, dell’ordine di pochi milioni di anni. Ciò significa che le associazioni attualmente osservabili sono composte da stelle di recente formazione, alcuni milioni di anni al massimo.

[Le foto di un'enorme eruzione solare]

Anche il Sole quindi, quando si è formato circa 4,5 miliardi di anni fa, molto probabilmente faceva parte di un’associazione stellare costituita da astri di diverse masse e luminosità. Finora però, nessuna delle stelle che popolano la regione di spazio attorno al Sole in un raggio di alcune centinaia di anni luce aveva mostrato delle caratteristiche che avrebbero potute associarle alla nostra stella.

Adesso però, un gruppo di ricercatori coordinato da Ivan Ramirez, dell’Università del Texas, ha identificato la prima stella che potrebbe essere nata dalla stesa nebulosa da cui si è formato il Sole. Questa scoperta potrebbe essere di grande aiuto nel comprendere comprendere esattamente quando e dove si è formato il Sole, e come il nostro sistema planetario si è sviluppato nelle sue prime fasi evolutive.

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La stella di cui si parla è denominata con la sigla HD 162826. Ha una massa di circa il 15% superiore a quella del Sole, un’età di 4,5 miliardi di anni (la stessa del Sole) e si trova ad una distanza da noi di 110 anni luce in direzione della costellazione di Ercole. La sua luminosità (circa 6,5 magnitudini) è di poco inferiore al limite della visibilità ad occhio nudo e con un binocolo la si può osservare non molto lontano, in alto, rispetto alla brillante stella Vega.

L’identificazione di HD 162826 come lontana parente del Sole è avvenuta dopo un lungo esame di 30 stelle candidate. In particolare, 23 di queste, sono state osservate con il telescopio da 2,7 metri di apertura dell’osservatorio McDonald (Texas), mentre le rimanenti (visibili solo dall’emisfero australe), con il telescopio Magellan da 6,5 metri di diametro dell’osservatorio di Las Campanas (Cile). Tutte le osservazioni sono state effettuate con spettroscopi ad altissima risoluzione per riuscire ad ottenere indizi il più precisi possibile sulla composizione chimica delle stelle.

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Ma oltre alla composizione chimica si è dovuto tenere conto di diversi altri fattori per riuscire ad escludere altre possibilità. Oltre allo studio spettroscopico, sono state analizzate le orbite delle stelle attorno al nucleo della Via Lattea, per cercare di stabilire dove si trovassero in passato. Considerando tutti questi fattori, la scelta è ricaduta su una sola stella, HD 162826, che, oltre ad avere lo stesso “DNA”, del Sole ha un moto compatibile con una comune origine con il Sole.

Non è ancora possibile stabilire se questa stella assomigli al nostro Sole anche per quanto riguarda l’esistenza attorno ad essa di un sistema planetario, magari con pianeti dove si è potuta sviluppare la vita. Fino ad ora, la stella è stata osservata per 15 anni da diversi gruppi di ricercatori alla ricerca di eventuali pianeti, ma fino ad ora è stata esclusa l’esistenza di giganti gassosi simili a “Giovi caldi” (pianeti giganti come Giove ma in orbita a brevissima distanza dalla loro vicine alle proprie stelle), ma i risultati di questi studi non escludono però la presenza di pianeti di tipo terrestre.

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Anche se è intrigante aver trovato un possibile parente stretto del Sole, l’obiettivo del gruppo di ricercatori guidato da Ramirez è quello di identificare anche le altre stelle nate insieme al Sole. Molto utili a questo proposito saranno i dati dell’osservatorio spaziale Gaia, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che attualmente sta lavorando alla creazione della più grande, completa e precisa mappa in tre dimensioni delle stelle della Via Lattea. Gaia fornirà dati di estrema precisione riguardo a distanze e moti di miliardi di stelle, permettendo così di poter dare la caccia ai fratelli del Sole che si trovano anche a distanze maggiori rispetto a quella di HD 162826. Il numero di stelle che potranno essere studiate aumenterà in maniera enorme.

Una volta che sarà identificato un certo numero di stelle provenienti dalla stessa “nidiata” del Sole, sarà possibile anche capire dove e come ha avuto luogo la sua formazione. Per raggiungere questo obiettivo, una volta che i dati di Gaia saranno disponibili, gli specialisti di dinamica della nostra Galassia dovranno sviluppare dei modelli numerici che permettano di far evolvere indietro nel tempo le orbite delle stelle che hanno età e composizione chimica molto simile a quella del Sole per vedere dove queste si intersecano, a questo punto avremo trovato il luogo della loro nascita.

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14 maggio 2014
Tag scienza - scienze -
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