I virus giganti che potrebbero riscrivere l'albero della vita

Si chiamano Pandoravirus e hanno lasciato di stucco i microbiologi di tutto il mondo: costituiti da geni quasi del tutto sconosciuti sono mille volte più grandi del virus dell'influenza.

pandoravirus
Uno dei Pandoravirus appena scoperti. Photocredit: Chantal Abergel and Jean-Michel Claverie

Vengono dai corsi d'acqua di Cile e Australia e hanno un'importante - e ingombrante - caratteristica in comune: sono giganteschi. Due enormi virus, i più grandi mai scoperti finora (sfiorano il millesimo di millimetro) promettono di rivoluzionare le attuali conoscenze della microbiologia e sono stati pertanto ribattezzati "Pandoravirus", con riferimento alle sorprese racchiuse nel vaso mitologico.

Le due nuove entità biologiche hanno un volume pari a mille volte quello di un normale virus dell'influenza e sono visibili anche al microscopio ottico. Ma non sono solo le loro dimensioni a sconcertare gli scienziati. Il loro genoma è composto infatti da un numero impressionante di basi: rispettivamente 1,9 e 2,5 milioni (contro le 13 di un virus dell'influenza) e solo il 6% di questi geni è conosciuto.

I due misteriosi giganti sono stati rinvenuti rispettivamente nei sedimenti della foce del fiume Tunquen in Cile, e in un lago pressi di Melbourne, Australia. A descriverli in un articolo pubblicato su Science, è stata un'equipe del Centro Nazionale delle Ricerche francese (CNRS) di Marsiglia. Secondo i ricercatori, la quasi concomitanza della scoperta, in due luoghi così lontani, di analoghe entità finora sconosciute indicherebbe che i Pandoravirus non sono affatto rari: di fatto, potrebbero trovarsi ovunque.

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A causa delle loro dimensioni, il Pandoravirus salinus (dal Cile), e il Pandoravirus dulcis (Australia) sono stati in un primo momento scambiati per batteri: ma un esame più attento ha rivelato che, a differenza dei batteri, non producono energia né proteine e anziché andare incontro a divisione binaria come farebbe un batterio, generano centinaia di particelle virali.

Per la loro complessità, questi colossi biologici potrebbero essersi evoluti da microbi liberi, forse antichi parassiti, che si sono staccati dall'albero della vita, perdendo via via il loro corredo biologico e la capacità di riprodursi. Il fatto che contengano geni completamente diversi da quelli finora osservati in batteri, archea (organismi monocellulari che vivono in ambienti estremi) ed eucarioti suggerisce che appartengano a un ramo biologico rimasto ad oggi sconosciuto.

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23 Luglio 2013 | Elisabetta Intini