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I segreti della longevità

Come vivere un secolo e più? Non c'è centenario che non abbia la sua personalissima e spesso curiosa risposta. Ma che cosa dice la scienza?

La comunità scientifica è tutta più o meno concorde nel ritenere che una vita sana e attiva, una corretta alimentazione e la capacità di non farsi travolgere dallo stress siano gli ingredienti comuni a tutte le storie di longevità. Le statistiche si sprecano. Uno studio americano ha fatto il punto sui nati nel 2000: incrociando migliaia di informazioni i ricercatori hanno scoperto che l'umanità guadagna 13 mesi ogni decennio. Secondo le loro proiezioni i nati nel 2000 hanno buone probabilità di vivere fino a 130 e più anni. Ma il vero "perché" sfugge, e parlare di "vita sana e serenità"... è come dire nulla!
 
C'è molta attesa per quanto potranno rivelare nei prossimi anni gli studi sul genoma umano: la nostra "programmazione" ci svelerà il segreto della longevità? Nel frattempo... Be', ci sono le ricette di chi è riuscito a vivere a cavallo di tre secoli: eccoli, nelle fotografie di Mark Story.

George Johnson, 110 anni e 320 giorni (2005). Arguto, fermo nelle sue opinioni, loquace. Quando gli è stato chiesto come avesse fatto a vivere così a lungo ha risposto: «Io non perdo tempo in sciocchezze, come le donne, la birra, il vino o il whisky».

Longevità "validata". Secondo una recente valutazione del Los Angeles Gerontology Research Group, uno dei gruppi di ricerca sugli anziani più accreditati a livello mondiale, oggi nel mondo ci sarebbero circa 250.000 centenari. Di questi, molti potrebbero superare i 110 anni. Una situazione che ha ispirato una nuova "etichetta demografica", quella dell'ultracentenario, che, per definizione, ha appunto raggiunto o superato i 110 anni di vita. Ma per entrare nelle tabelle ufficiali l'età deve essere stata verificata da una associazione di gerontologia. Oppure dal Guinness dei Primati.

Merlyn Krueger, 110 anni e 115 giorni (2005). Molti dei suoi parenti, hanno vissuto fino a 100 anni. Ha dichiarato: «Inseguo ancora le belle donne, ma non riesco più a prenderle. Le mie gambe non sono abbastanza veloci!»

Il ruolo dei geni. È ormai assodato che la longevità ha una componente ereditaria: in molti casi i centenari hanno parenti di età considerevole. Anche il fatto che le donne abbiano, in media, una durata della vita superiore di circa 6 anni a quella dei maschi è stato riferito a fattori genetici. E precisamente alla presenza, nel sesso femminile, di due cromosomi X anziché di un X e un Y. Una conferma indiretta di questa ipotesi viene dall'analisi di una particolare popolazione, quella degli amish: in alcuni maschi è stata trovata una particolarità del cromosoma Y che consentirebbe loro di vivere quanto le donne, se non di più.

Bettie Wilson, afro-americana, 114 anni e 226 giorni (2005). Entrambi i suoi genitori erano schiavi. La sua famiglia mangiava solo il cibo che loro stessi coltivavano. La prima volta che si è recata da un medico aveva 100 anni.

A livello cellulare. Da circa 70 anni è noto che mangiare poco può prolungare la vita, ma non se ne conoscevano le ragioni. A far luce sulla questione sono stati i ricercatori della Harvard Medical School e del National Institute of Health della Cornell Medical School, che hanno identificato due nuovi geni (SIRT3 e SIRT4) che si attivano quando la cellula è stressata da una carenza di sostanze nutritive. Essi sono in grado di mantenere in salute le cellule agendo sul loro laboratorio interno: i mitocondri. Questi ultimi si rivelano quindi non solo la prima fonte energetica delle cellule, ma anche elementi essenziali per mantenerle in vita e in salute.

Moses Hardy, afro-americano, 112 anni e 111 giorni (2005). Dopo la Prima Guerra Mondiale, ha ripreso il suo lavoro di agricoltore e si è dedicato all'educazione religiosa. Ha guidato fino all'età di 106 anni (quando i suoi figli hanno deciso di nascondergli le chiavi della macchina).

Studi di famiglia. Nel 2001 un gruppo di ricercatori di Boston coordinati dall'italiano Annibale Puca, analizzando i dati ricavati dallo studio di 137 famiglie, scelte in base a precise caratteristiche di longevità, arrivò alla conclusione che nel cromosoma "4" si nascondessero i geni correlabili con la durata della vita. E gli attuali studi di genetica stanno fornendo un numero sempre maggiore di evidenze che, nei centenari, alcuni geni detti "longevity assurance genes", sono rappresentati con maggiore frequenza rispetto alla popolazione generale. Più difficile è identificarli con certezza e scoprire la loro particolare attività.

Italiano, 105 anni (2005). Trasferitosi in America a 4 anni con la famiglia, ha lavorato in un cementifico, poi al Parco di Yellowstone e infine ha aperto un negozio di fiori dal quale si è ritirato all'età di 89 anni.

Italia da Guinness. In Italia il numero dei centenari cresce costantemente e a ritmo sostenuto. Negli anni '50, nel nostro Paese gli individui che avevano superato il secolo di vita erano 150, attualmente sono circa 10 mila. E, ciò che conta di più, sono in ottima salute. Lo confermano i dati raccolti dall'associazione 50&Più Fenacom e illustrati in un forum internazionale tenuto nel 2007: il 90% sta bene, il 2,5 "non proprio", il 7,5% "ha qualche problema". Il nostro Paese, inoltre, detiene il primato europeo di longevità. Una elevata concentrazione di ultracentenari si trova soprattutto in Sardegna, dove da tempo la comunità scientifica cerca le tracce dell'elisir di lunga vita.

Donna mongola, 101 anni. È riuscita a sopravvivere a ben diciannove siccità e a 47 anni di brutale repressione in una regione divisa tra due mondi. Una "forza della natura" in un metro e 22 di altezza, per 32 chili.

L'adattabilità. Secondo Claudio Franceschi, esperto di immunologia e patologia molecolare dell'Università di Bologna, ad accomunare i "super nonni" è una elevata capacità di adattamento biologico. Da giovani non sempre sono i più robusti, ma sono dotati di un organismo capace di difendersi dagli attacchi di virus e batteri e di altri agenti dannosi, come i radicali liberi coinvolti nei processi di invecchiamento cellulare. Negli ultimi anni molta attenzione è stata dedicata al sistema immunitario dei grandi vecchi e i dati fino a oggi raccolti forniscono evidenze che in questi soggetti esista un meccanismo di "rimodellamento" del sistema immunitario che permette loro di contrastare anche patologie legate all'invecchiamento.

Americano, di origini inglesi, 108 anni (2005). Cresciuto in un ranch che ha ereditato dal padre (vissuto fino a 101 anni), tutte le domeniche percorre a piedi un miglio per andare in chiesa. Ha detto: «Non bevo e non fumo più e non inseguo più le donne. Sono loro che inseguono me!»

Il progetto GEHA. Il Genetics of Healthy Aging, avviato nel 2004 sulla scorta degli studi del gruppo di Claudio Franceschi, dell'Università di Bologna, su invecchiamento e sistema immunitario, è mirato a identificare i cosiddetti SNPs (piccole variazioni nella sequenza del DNA) che caratterizzano gli ultranovantenni, reclutando in 10 Paesi europei un numero mai raggiunto di coppie di fratelli di 90 e più anni: ben 2.550 coppie. Una maggiore conoscenza dei fenomeni cellulari potrebbe portare a sviluppare kit di identificazione del profilo immunitario utili alla ricerca delle strategie per invecchiare meglio.

Donna Navajo, 104 anni. Mentre veniva fotografata è rimasta seduta per 20 minuti a 4 gradi sotto zero riparata solo da una leggera giacca. Quando il fotografo ha ceduto, lamentandosi perché le sue dita non riuscivano più a muoversi, lei ha detto semplicemente: «Ma non fa freddo!»

Sotto accusa. È unanimemente accettato il fatto che i fattori ereditari, da soli, non spiegano la longevità: ci sono anche "fattori esterni", teoricamente identificabili e modificabili. Ma sebbene le ricerche condotte all'Istituto di Geriatria di Boston abbiano dimostrato che non assumere alcol né caffeina e non fumare tabacco fa guadagnare circa otto anni di vita, quale sia davvero lo stile di vita da seguire per superare i 100 anni non è ancora del tutto chiaro, visto che fra gli ultracentenari c'è chi afferma di non aver mai assaggiato una bevanda alcolica o non aver mai fumato, ma anche chi dichiara il contrario.

Cinese, 102 anni. Ha iniziato a lavorare all'età di quattro anni come coltivatore, attività che non ha mai interrotto. Le sue mani enormi spiccano su un fisico delicato che, evidentemente, non rispecchia la tempra: «Non smetterei mai di lavorare», ha dichiarato.

La ricetta inglese. Secondo i ricercatori dell'Università di Cambridge (UK), non eccedere con gli alcolici (non più di sette bicchieri di vino a settimana), consumare molta frutta e verdura, astenersi dal fumo e fare un'attività fisica regolare, regalerebbe fino a 14 anni di vita in più. Lo affermano dopo aver studiato 20mila persone tra i 45 e i 79 anni per circa 13 anni (dal 1993 al 2006). Era già noto che un mestiere che tiene in movimento o mezz'ora di esercizio al giorno e altre buone abitudini hanno un impatto positivo sulla longevità, ma questa è la prima volta che quattro fattori ritenuti fondamentali sono stati studiati tutti insieme.

Nativa americana, 106 anni. Sposata due volte: il primo matrimonio non è stato fortunato, ma con il suo secondo compagno è vissuta felicemente per 50 anni.

Il potere del riso. In attesa che gli studi di genetica forniscano risposte sui misteri dell'invecchiamento, molti hanno cercato di identificare altre caratteristiche comuni agli ultracentenari, indipendenti dal DNA. Salta all'occhio come siano tutti particolarmente attivi - fisicamente, mentalmente e socialmente - e autonomi. Fattori la cui importanza è stata anche evidenziata nelle ricerche condotte dall'Istituto Nazionale Ricerca e Cura Anziani: ben un terzo dei soggetti esaminati ha conservato la piena autosufficienza, il buon umore e una vita affettiva serena. Ma, forse, la caratteristica più eclatante che li accomuna è l'amore per la vita, che prendono con filosofia e, spesso, con grande umorismo.

La comunità scientifica è tutta più o meno concorde nel ritenere che una vita sana e attiva, una corretta alimentazione e la capacità di non farsi travolgere dallo stress siano gli ingredienti comuni a tutte le storie di longevità. Le statistiche si sprecano. Uno studio americano ha fatto il punto sui nati nel 2000: incrociando migliaia di informazioni i ricercatori hanno scoperto che l'umanità guadagna 13 mesi ogni decennio. Secondo le loro proiezioni i nati nel 2000 hanno buone probabilità di vivere fino a 130 e più anni. Ma il vero "perché" sfugge, e parlare di "vita sana e serenità"... è come dire nulla!
 
C'è molta attesa per quanto potranno rivelare nei prossimi anni gli studi sul genoma umano: la nostra "programmazione" ci svelerà il segreto della longevità? Nel frattempo... Be', ci sono le ricette di chi è riuscito a vivere a cavallo di tre secoli: eccoli, nelle fotografie di Mark Story.