Scienza

I segnali del terremoto

Luci sismiche e altri fenomeni che anticipano un terremoto e che sono percepiti dagli animali e, forse, anche dall'uomo: novità e nuove ipotesi sulla scienza di prevedere i terremoti.

In sintesi

[...] Gli esperti dicono che non esiste certezza di previsione dei terremoti, ma parecchi animali sono sensibili all'insorgere del sisma comportandosi in maniera innaturale. [...] penso di rientrare anch'io tra quelle specie "animali": mi è capitato a Napoli, a Pozzuoli, a Marino (Roma), a Castel di Sangro e a Milano di avvertire una forte compressione alle tempie, cessata in maniera repentina dopo 3 o 4 ore e non per aver preso medicinali, ma dopo lo scatenarsi di un terremoto. [...] Aldo M.

Quanti fra i nostri lettori hanno avuto esperienze simili? Raccontate la vostra storia (precisando quali sintomi avete vissuto, in quale città, quando e quanto tempo prima di un sisma) a: redazione@focus.it (oggetto: Terremoto). Pubblicheremo i vostri racconti e li commenteremo con l'aiuto di esperti.

Colonne di fuoco, globi di luce, nuvole in fiamme, lampi improvvisi: sono le cosiddette luci sismiche, ossia bagliori che appaiono prima e durante le scosse sismiche più violente, presumibilmente prodotti da alterazioni elettromagnetiche generate dalle tensioni che si scaricano nell'ambiente. Tensioni che forse hanno un qualche effetto sugli animali (vedi più avanti) e persino sugli uomini - come sembra suggerire Aldo M., lettore di Focus, di cui riportiamo qui a lato la descrizione della sua sorprendente "capacità".

Presumibilmente, forse, in apparenza... La verità è che non c'è ancora una risposta scientifica alla domanda "si possono prevedere i terremoti?". Ci sono invece molte ipotesi. Per esempio quella di Alberto Carpinteri (Università di Torino), che ritiene si possa prevedere un sisma monitorando le emissioni di radon (un gas) e di neutroni provocate dalle enormi pressioni lungo la faglia. Ci sono anche studi sulle deformazioni del terreno che precedono di mesi o di anni il terremoto: deformazioni di pochi millimetri rese evidenti dai sistemi satellitari di posizionamento (i GPS) e dai radar satellitari, come dimostrano le ricerche di Simone Atzori e altri scienziati dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del CNR. Gli stessi scienziati, tuttavia, non nascondono quanto sia ancora difficile interpretare la relazione tra le deformazioni e l'evento sismico principale (vedi anche Una strada per prevedere i terremoti).

La scienza è dunque ancora nel campo delle ipotesi mentre, contemporaneamente, studia tutto ciò che si conosce dei terremoti del passato - dall'epoca romana ai giorni nostri - e cerca di interpretare segni e testimonianze alla luce delle conoscenze attuali, come appunto avviene per i bagliori e le colonne di fuoco.

Le luci sismiche. Anche se questi fenomeni non sono ancora ben compresi dagli scienziati, al punto che anche la definizione, "luci sismiche", non è ufficiale, le testimonianze sono innumerevoli, a partire da quelle storiche indirette. È per esempio il caso di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), che riporta testimonianze di un terremoto nei pressi di Modena (89 a.C.) e cita fumo e fiamme che "guizzavano al cielo". Nel 1600, nei pressi di Arequipa (Perù), le cronache riportano di globi luminosi che si formavano in corrispondenza di un'eruzione vulcanica accompagnata da un terremoto. Nel '700 è il filosofo tedesco Immanuel Kant a citare nei suoi scritti numerose testimonianze di fenomeni strani, come bussole impazzite, luci abbaglianti e cieli colorati prima del terremoto: Kant concludeva che le cause dei terremoti sembrano estendere il loro effetto fin nell'atmosfera [> l'articolo prosegue dopo il video .

Il primo a studiare sistematicamente le luci sismiche fu il sacerdote italiano Ignazio Galli, che nel 1910 compose un primo catalogo al quale contribuì anche Giuseppe Mercalli (per il sisma del 1908). Galli registrò 148 casi, a partire dal terremoto di Modena dell'89 a.C., e catalogò le luci in 4 gruppi: bagliori istantanei, nubi luminescenti, fiamme e forme strutturate (globi, colonne, trombe). Successivamente le luci sismiche sono state catalogate anche da altri scienziati, in Giappone (Torahiko Terada e Yutaka Yasui) e in Svizzera (Frédéric Montandon).

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Le testimonianze, però, non dicono nulla sull'origine di queste luci misteriose. L'ipotesi più plausibile è che fenomeni diversi abbiano origini diverse. Le fiamme, per esempio, potrebbero essere causate da gas che filtrano attraverso il terreno che si deforma per il sisma, perché la loro apparizione è spesso accompagnata da fumo e odore di zolfo o di bitume. Le sfere luminose, invece, potrebbero essere fenomeni specifici di tipo geofisico o forse anche "semplici" fulmini globulari (un altro fenomeno piuttosto elusivo: vedi questi approfondimenti). I lampi e le nebbie luminose, forse anche alcune sfere, infine, hanno probabilmente una natura elettrica che si originerebbe nel sottosuolo, dove durante un sisma le rocce sono sottoposte a enormi compressioni.

Ci sono infatti diversi fenomeni fisici che possono giustificare lo sviluppo di elettricità dovuta alla pressione. C'è, per esempio, la piezoelettricità di minerali come il quarzo che, se compressi, sviluppano un campo elettrico: è il principio che usiamo quotidianamente con gli accendigas. Altri fenomeni possibili sono la triboelettricità, che si genera per attrito, a causa dello sfregamento della roccia, e la piroelettricità, prodotta dal calore.

Una teoria più recente è stata sviluppata da Friedemann Freund: «Le rocce, quando sono sotto stress, attivano portatori di cariche elettriche (lacune elettroniche, ossia cariche positive causate dall'assenza di elettroni). In queste condizioni, le rocce, che normalmente sono isolanti, diventano conduttrici: le lacune fluiscono attraverso di loro e, quando arrivano in superficie, creano campi elettrici intensi», afferma Freund. I campi elettrici strapperebbero elettroni alle molecole d'aria, elettrizzandole e producendo flash luminosi noti come effetto corona.

Un'altra ipotesi recente è che alcuni lampi e bagliori nel cielo siano generati da fuoriuscite di radon, un gas radioattivo che si può liberare prima, durante e dopo un sisma: le radiazioni prodotte dal radon elettrizzerebbero l'aria nei pressi dell'epicentro, creando un effetto simile a una lampada al neon.

La presenza dei fenomeni elettrici appena descritti potrebbe spiegare anche un altro fatto, spesso osservato in occasione di forti terremoti: le alterazioni nelle comunicazioni radio (attenuazione e disturbi del segnale). Infatti durante i terremoti più intensi si registrano anche onde elettromagnetiche. «Ci sono emissioni di frequenza molto bassa che, secondo i miei modelli, sono generate da intense correnti elettriche sotterranee dovute alla compressione delle rocce», spiega ancora Freund. «E c'è anche una forma specifica di radiazione, nota come anomalia termica infrarossa», scoperta recentemente grazie ai satelliti meteorologici, su un raggio di centinaia di km attorno all'epicentro del terremoto: secondo Freund sarebbe anch'essa riconducibile alle forze di compressione correlate all'evento sismico.

# Può essere questa la causa dei "mal di testa" del nostro lettore? (vedi a inizio pagina)

Le anomalie elettromagnetiche potrebbero contribuire a spiegare un altro fenomeno misterioso, ossia il fatto che prima dei terremoti molti animali appaiono inquieti: i pesci si agitano nell'acqua, i topi escono dalle tane, i cani si innervosiscono, vermi e serpenti vengono allo scoperto. Fino a poco tempo fa questi episodi erano relegati alla credenza popolare, ma verso la fine del XIX secolo lo scienziato Alessandro Serpieri (1823-1885) si accorse che quei comportamenti potevano essere indotti dalle correnti elettriche e oggi ci sono diversi studi sull'argomento, tra cui il libro Earth­quakes and Animals del ricercatore giapponese M. Ikeya. Insomma, gli animali sembrerebbero in grado di percepire alcuni segnali precursori dei terremoti, come onde elettromagnetiche (attraverso i peli) e vibrazioni.

Per comprendere tutti questi fenomeni è necessario applicare un approccio "sistemico": bisognerebbe raccogliere una maggior quantità di dati e studiare i terremoti nel loro complesso, senza limitarsi alle singole componenti, interessandosi anche alle reciproche relazioni. Perché il terremoto è, in senso più ampio, una riorganizzazione della crosta terrestre che si manifesta con movimenti più o meno bruschi e segnali elettromagnetici: ed è ragionevole pensare che la comprensione di questi fenomeni e delle loro relazioni ci consentirà infine di prevederli e limitare i danni.

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10 aprile 2013
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