Scienze

I 5 segreti dietro a un perfetto tuffo spaziale

La fortuna con il meteo non basta. Dietro a una missione come quella di Felix Baumgartner ci sono almeno cinque tasselli che si devono incastrare alla perfezione. Scopri quali.

Il vento, che con le sue raffiche ha fatto attorcigliare il delicatissimo pallone aerostatico della missione Red Bull Stratos, è stato il principale colpevole del doppio rinvio del lancio di Felix Baumgartner, martedì e mercoledì scorso.
Il pallone - fatto di polietilene e 100 volte più sottile di un palloncino di gomma - è estremamente delicato e qualunque danno al suo tessuto che sopraggiungesse a un'altezza inferiore a 1200 metri potrebbe essere letale. Sotto quella quota infatti, il paracadute di emergenza della capsula non farebbe in tempo ad aprirsi completamente e Felix non avrebbe secondi a sufficienza per uscire e mettersi in salvo.
Ma il meteo non è l'unica variabile che può far saltare una missione di questa portata. Da quando nel 1960, il pilota dell'Air Force One Joe Kittinger si paracadutò da 31,33 chilometri di altezza, nel corso del Progetto Excelsior, sono stati molti i tentativi di battere il suo record. Ma nessuno, per varie ragioni, è andato a buon fine.
Quali sono gli ingredienti necessari al successo di un'impresa tanto rischiosa? Vediamoli insieme.

Per prepararsi a un lancio da oltre 35 mila metri di quota sono necessarie avanzate tecnologie di derivazione spaziale (tutto sull'attrezzatura di Baumgartner a questo link). Innanzitutto, la capsula: quella che condurrà Felix in quota ha uno spazio abitabile di solo 1,82 metri ma è fondamentale per proteggere il recordman dalle condizioni vicine al vuoto. Nel 1960 Kittinger utilizzò una "gondola", ossia un piccolo abitacolo aperto, ma in questo caso l'altezza maggiore impone un'ulteriore protezione per il corpo del base jumper. Capsula e paracadute sono stati progettati apposta per evitare che Felix soffra i sintomi della decompressione in salita e perda il controllo del proprio corpo, iniziando a roteare vorticosamente, durante la discesa. C'è poi la tuta di volo: quella di Felix, adatta a mantenere stabili la sua temperatura e pressione anche ai -32 °C che incontrerà al momento del lancio, è stata appositamente progettata dalla David Clark Company, che produce anche le tute spaziali per la NASA: per Baumgartner sono state previste, in via del tutto eccezionale, giunture ultra mobili che permettano tutti i movimenti necessari allo sky diving. La tecnologia più problematica è però quella alla base del pallone aerostatico: molti progetti, come quelli del paracadutista francese Michel Fournier (il quale più volte, gli scorsi anni, ha provato a battere il record di Kittinger), sono falliti a causa di guasti al pallone. Quello di Baumgartner, con una superficie pari a 22 campi da calcio, è 10 volte più grande di quello di Kittinger e 3 di quello di Fournier, e una volta gonfiato non può essere riutilizzato.

Oltre a Felix, la missione Red Bull Stratos ha un altro asso nella manica: Joe Kittinger, 84 anni, che ha accettato di buon grado, e per la prima volta dalla fine della sua attività, di collaborare per la buona riuscita della missione. La sua sarà l'unica voce a guidare Baumgartner durante l'ascesa nella stratosfera. E non è poco dato che il pilota e paracadutista, oltre a detenere il record di lancio dalla quota più alta, è stato anche la prima persona a sorvolare in solitario l'Atlantico su un pallone ad elio. La sua presenza, ma anche quella di esperti di voli e medicina spaziale, di collaudatori di volo e professionisti dello skydiving, conferisce massima serietà alla missione che non è affatto percepita come un semplice "stunt".

Guarda anche il video del tuffo di Kittinger nella stratosfera (la notizia continua dopo il video):

Da non perdere

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Tutti gli aggiornamenti, le foto, i video e gli approfondimenti sulla missione a questo link.

Una missione tanto complessa e rischiosa ha bisogno di un coordinamento forte, di una figura che si prenda la responsabilità di trovare i migliori professionisti da arruolare e rinviare se le cose si mettono male per non mettere in pericolo la vita dello skydiver.
Art Thompson, vice presidente della Sage Cheshire Aerospace, una compagnia che fornisce attrezzature spaziali e che si è occupata della realizzazione della capsula, è stato il primo collaboratore di Baumgartner, l'ha aiutato a organizzare la squadra ed è attualmente il direttore tecnico le programma.

Per intraprendere un progetto come questo serve uno scopo concreto e importante: quello di Kittinger, durante il Progetto Excelsior, era provare che i piloti avrebbero potuto, in caso di emergenza, uscire dai velivoli in alta quota e mettersi in salvo paracadutandosi al suolo. Una dimostrazione di vitale importanza in quegli anni, quando con il Project Mercury, in una gara contro il tempo con la Russia, ci si preparava a inviare i primi uomini nello spazio.
L'obiettivo della Red Bull Stratos è altrettanto ambizioso: «Ancora non sappiamo che cosa può succedere al corpo umano quando supera la barriera del suono senza un velivolo» ha detto il direttore medico della missione Jon Clark.
Baumgartner salterà da 36 mila 600 metri in condizioni vicino al vuoto. Per i primi 20 secondi non avrà controllo delle sue manovre né del proprio corpo. Dopo quel drammatico lasso di tempo cercherà di assumere una posizione a 45 gradi, a testa in giù, che ridurrà l'attrito e lo porterà a una velocità ai 1100 chilometri orari. Tempo 30, 40 secondi, romperà il muro del suono (1193,4 km/h). Finora c'è stata una sola persona che è passata da una velocità supersonica a una subsonica sopravvivendo, un pilota militare di un ricognitore strategico SR-71 Blackbird: il suo velivolo si guastò sopra il New Mexico. Ma nessuno è ancora riuscito a passare da una velocità subsonica a una supersonica, per poi tornare indietro.

Guarda anche il video della simulazione del lancio

Inutile provare a immaginare quanto denaro occorra per finanziare un'impresa di questa portata. La Red Bull non ha voluto rivelarlo, ma non sono molte le compagnie che si sarebbero fatte carico di una missione dai costi onerosi e dalla riuscita incerta. I costi, dicono gli esperti, sarebbero comunque paragonabili a quelli sostenuti da altre, ambiziose esplorazioni condotte quest'anno da imprese private, come la discesa di James Cameron nel punto più profondo degli abissi o il successo della Space X nell'inviare la capsula Dragon fino alla ISS.

12 ottobre 2012 Elisabetta Intini
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