Hai un nome strano? Colpa del meme.

Perché diamo ai nostri figli i nomi dei calciatori? E perché non glieli diamo.

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Hai un nome strano? Colpa del meme.
Perché diamo ai nostri figli i nomi dei calciatori? E perché non glieli diamo.
Un figlio di nome Sheva? Forse qualche supertifoso rossonero darà a suo figlio  il nome del capocannoniere del campionato.
Un figlio di nome Sheva? Forse qualche supertifoso rossonero darà a suo figlio il nome del capocannoniere del campionato.
Se credete che i successi del Milan e della Ferrari nel giro di qualche anno riempiranno i nostri asili di Andriy, Ivan Gennaro e Michael, vi state sbagliando: uno studio della University College di Londra ha recentemente dimostrato la scarsa influenza dell'effetto celebrità nella scelta dei nomi dei bambini.
Un team di ricercatori coordinati da Alexander Bentley, ha analizzato i registri anagrafici americani dello scorso secolo, e ha messo a punto un modello matematico in grado di spiegare l'evoluzione di alcuni fenomeni culturali o legati alle mode, come la scelta dei nomi dei figli.
Nomi nuovi per le femmine. Il primo risultato emerso è la maggior frequenza di nomi insoliti nelle bambine rispetto ai maschi: mentre i genitori di questi ultimi spesso si sentono quasi costretti a chiamare i figli con il nome di un avo, i genitori delle bambine sono meno condizionati e maggiormente disponibili a scegliere nomi originali, magari legati a concetti di eleganza e bellezza (come Mareta, che significa “perla”).
Figli della casualità. Secondo i ricercatori, lo schema che regola la distribuzione dei nomi è legato ad un fenomeno noto come imitazione casuale. La maggior diffusione di Giuseppe o Anna, fa sì che i genitori siano più propensi a chiamare i figli in questo modo, piuttosto che dar loro nomi come Annibale o Bernarda. Anche la frequenza di alcuni nomi è frutto del caso: se l'effetto celebrità spiega almeno in parte il grande numero di Britney nate negli USA negli ultimi anni, di certo non giustifica l'elevatissimo numero di Tyler registrato nel 1992.
L'evoluzione dei memi. Secondo Bentley, lo schema dell'imitazione casuale è applicabile anche ad altri fenomeni legati alle mode,come la scelta della razza del cane. Vengono così rimesse in discussione le teorie mutuate dalla genetica che legano l'evoluzione culturale dell'uomo a quella biologica.
Tali teorie avevano introdotto il concetto di “meme”, cioè di unità base dell'idea, in grado di trasmettersi da un individuo all'altro, di evolversi e di estinguersi esattamente come i geni, unità base della vita fisiologica.
L'analisi di Bentley evidenzia come l'imitazione casuale possa comunque essere influenzata da fenomeni esterni: per esempio il film “La carica dei 101” ha dato una grossa spinta alla diffusione del meme “razza del cane dalmata”, così come il fenomeno Ferrari può far guadagnare forza al meme “nome Michael”.
Il successo dura poco. Questi memi sono però destinati a regredire con il tempo: Schumacher smetterà di correre e di essere famoso, e il suo nome perderà attrattiva; allo stesso modo l'eccessiva distribuzione dei dalmata li renderà meno interessanti, avvantaggiando così il meme di una diversa razza.

(Notizia aggiornata al 9 giugno 2004)

09 Giugno 2004