Scienze

Il backup della vita contro le catastrofi

Banche mondiali dei semi, zoo surgelati e mappature dei genomi potrebbero non bastare per sopravvivere alla fine del mondo. Meglio un backup della vita terrestre, ma... dove conservare questi preziosi dati?

L'impatto di un asteroide sulla Terra potrebbe essere un evento apocalittico: è già successo, circa 60 milioni di anni fa, quando un evento simile causò l'estinzione dei dinosauri. Recentemente la Nasa, col suo programma di ricerca di potenziali minacce per la Terra attivo dal 2013, ha individuato una decina di asteroidi che ha classificato come "potenzialmente pericolosi", per via delle loro dimensioni e dalle orbite, che potrebbero intercettare quella del nostro pianeta.

Per la sopravvivenza della vita sulla Terra, però, gli asteroidi non sono l'unico pericolo. Ogni anno si estinguono sul nostro pianeta tra le 200 e le 2.000 specie, in uno scenario quotidianamente apocalittico. Che cosa possiamo fare per garantire la sopravvivenza di ogni forma di vita sulla Terra, con o senza grandi catastrofi?

Copie di sicurezza. L'idea condivisa più forte è quella di fare un backup della vita terrestre. Non è (solo) uno scenario da fantascienza: in parte, già lo facciamo. A 1.300 km dal Polo Nord c'è l'esempio forse più famoso: lo Svalbard Global Seed Vault, una delle banche mondiali dei semi, sulla principale delle isole Svalbard (Norvegia).

In questo remoto angolo della Terra, dal 1970 scienziati di tutto il mondo inviano il tesoro più prezioso che abbiamo: semi di piante, e non solamente di quelle potenzialmente a rischio di estinzione ma anche e soprattutto di quelle che sostengono l'alimentazione dell'umanità, direttamente o indirettamente.

Le principali banche dei semi sono almeno una decina, progettate come casseforti super protette da accidenti naturali o artificiali. Nonostante le precauzioni, il pericolo è sempre dietro l'angolo: per esempio, all'inizio dell'anno una serie di eventi che sono stati correlati al cambiamento climatico hanno messo a rischio la collezione delle Svalbard.

Non solo piante. Oggi però non si pensa più solamente a semi e piante: con gli zoo congelati si cerca anche di costruire depositi speciali con il materiale biologico degli animali del pianeta.

Si tratta di luoghi in cui vengono crioconservati gli embrioni, le uova, gli spermatozoi, o custodito il DNA di animali - in via di estinzione o meno. Il progetto sembra poter funzionare: riportati a temperatura ambiente, embrioni rimasti congelati per 20 anni hanno dimostrato di essere ancora vitali. Tuttavia, tutto ciò dipende dalle nostre tecnologie: banalmente, un malfunzionamento dei sistemi di refrigerazione causerebbe la perdita del materiale biologico custodito.

Grazie anche a nuove tecniche di sequenziamento del genoma, pare sia però diventato fattibile conservare i dati delle cellule degli esseri viventi: ecco il backup della vita terrestre!

La cassaforte incerta. I problemi sono però sempre gli stessi: è possibile trovare sulla Terra un luogo sicuro per secoli o millenni dove conservare i dati? Anche tralasciando le sempre possibili catastrofi umane.

.. se quello che ci assilla è la catastrofe planetaria, anche ammesso di sopravviire all'asteroide da quasi-fine-del-mondo, forse il pianeta non è il luogo più sicuro per conservare i dati sulla vita.

Lo Spazio non sembra molto meglio, a meno di non sviluppare tecniche e tecnologie spaziali efficaci contro le radiazioni. Una soluzione potrebbe essere quella di sfruttare la protezione del campo magnetico terrestre: semi, materiale biologico e dati potrebbero essere conservati in orbita bassa, protetti dai rischi dello Spazio dallo scudo terrestre. Ma non siamo ancora in grado di costruire un ambiente così grande e tecnologicamente attrezzato da mantenere in orbita.

Altre soluzioni sono solo in apparenza più fantasiose: si potrebbe mandare il materiale da salvaguardare sulla Luna, forse persino sulle lune dei pianeti gassosi. Ci sono scienziati che stanno già lavorando a queste idee.

L'eventuale rientro. Come fare rientrare il materiale sulla Terra dopo un disastro globale? La soluzione è in parte nella robotica, ossia nella nostra capacità di predisporre una possibilità di rientro autonomo del materiale dallo Spazio. Ma si è ipotizzato anche di avere un piccolo contingente umano di scienziati a fare sia da "custodi della vita" sia da ricercatori.

Recentemente l'astrofisico Stephen Hawking ha dichiarato che "al massimo entro 200 anni gli esseri umani devono avere imparato a lasciare la Terra". Molti scienziati sono sulla stessa lunghezza d'onda e sono da tempo al lavoro per creare la versione 2.0 della vita terrestre.

22 giugno 2017 Andrea Rubin
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