Scienza

L'hashtag di 100.000 anni fa è un segno casuale

Sapiens sudafricani di 100.000 anni fa ci hanno lasciato dei graffiti, ma non si tratta di "comunicazione": sono segni casuali.

Circa 100.000 anni fa un gruppo di Sapiens incise sulle rocce rosse di una grotta in Sudafrica delle linee - il cui insieme ricorda l'hashtag (#). Quando sono state scoperte, le incisioni sono state interpretate come il primo segno simbolico lasciato dalla nostra specie, ossia segni che dovrebbero avere un preciso significato (anche se oggi ci sfugge). Per qualcuno, poteva anche trattarsi del primo "disegno artistico" dei Sapiens.

Ora però un nuovo studio, presentato durante l'ultima Evolution of Language International Conferences (conferenze semestrali sull'evoluzione del linguaggio), avrebbe dimostrato che quei segni e altri analoghi mancano delle caratteristiche chiave del linguaggio simbolico: secondo questa interpretazione potrebbero essere "decorazioni", o anche di segni del tutto casuali.

L'Homo sapiens alla conquista del mondo. © Geo4Map S.r.l.

L’ipotesi più semplice. La conclusione - di Kristian Tylén, uno scienziato cognitivo dell'università di Aarhus (Danimarca) - è giunta con l'analisi di dozzine di pietre di ocra rossa incise dall’uomo e rinvenute nella grotta sudafricana di Blombos e di una serie di gusci di uova di struzzo con incise delle linee parallele e verticali scoperte in un altro sito in Sudafrica. I segni risalgono a un periodo compreso tra 52.000 e 109.000 anni fa, dunque dopo la nascita della nostra specie ma prima di un'espressione artistica molto diffusa come le “pitture rupestri di animali”.

Perché secondo Tylén si tratterebbe di segni casuali e non di qualcosa di più elaborato? Lo scienziato si basa su due considerazioni.

Nella grotta di Blombos sono stati rinvenuti manufatti e pietre di ocra rossa con vari segni. © Chris Henshilwood

La prima riguarda i disegni stessi: se fossero simboli e non “scarabocchi” dovrebbero essere facilmente ricordabili, perché se dovevano rappresentare “qualcosa di particolare” avrebbero dovuto essere rappresentabili in altre occasioni. Inoltre, in località diverse avrebbero dovuto avere “un qualcosa” che li distingueva da altri siti. Per essere un simbolo, infatti, ci deve essere un elemento di base comune ma anche una specificazione da luogo a luogo. Per fare un esempio moderno, diversi emoji non potrebbero funzionare come simboli se tutti fossero esattamente uguali, ma in ogni caso devono avere una base comune che li caratterizza - caratteristica che pare proprio mancare in quei segni.

La seconda considerazione si basa sui risultati di un test: è stato chiesto a 65 studenti universitari di esaminare 24 immagini e di provare a isolare caratteristiche comuni e differenti (ma caratterizzanti). Nessuno è riuscito nel compito: segno evidente, sostiene Tylén, che non c’era un messaggio simbolico da trasmettere. Insomma, erano solamente segni casuali.

28 aprile 2018 Luigi Bignami
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