Gli uccelli elefante erano notturni e forse ciechi

I pennuti alti più di tre metri e incapaci di volare che fino a 1000-500 anni fa scorrazzavano nelle foreste del Madagascar erano - sorpresa! - assai diversi da struzzi ed emù: attivi di notte, vedevano male e compensavano con un olfatto molto sviluppato.

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Difficile non notare gli uccelli elefante (gen. Aepyornis). Era possibile, però, che questi giganti non notassero l'uomo.|John Maisano for the University of Texas at Austin Jackson School of Geosciences

Non più anticamente di 500-1000 anni fa poteva capitare di incontrare, nelle foreste del Madagascar, uccelli alti oltre tre metri e pesanti più di 800 kg, attivi di notte e quasi completamente ciechi.

 

Secondo uno studio appena pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, gli uccelli elefante, giganteschi pennuti estinti un tempo diffusi nello stato insulare africano, avevano caratteristiche molto diverse da quelle di struzzi ed emù, gli uccelli inabili al volo ai quali sono più spesso  paragonati: a differenza delle loro controparti moderne, dalle abitudini diurne, questi bestioni si aggiravano nella boscaglia a tentoni, affidandosi più che altro all'olfatto.

 

scoperta inaspettata. La ricostruzione anatomica dei loro cervelli rivela infatti che il lobo ottico, un insieme di nervi cerebrali deputati al controllo visivo, era molto poco sviluppato nelle specie più piccole e quasi assente nei rappresentanti più grandi di questo genere di uccelli. La somiglianza più spiccata è con il lobo ottico del kiwi, il pennuto grande come un pollo simbolo della Nuova Zelanda, che degli uccelli elefante è, nonostante le dimensioni, il parente più vicino.

 

La scoperta aiuterà i paleontologi a formulare nuove ipotesi sull'habitat di questi animali giganti, che vissero a lungo a contatto con l'uomo, e che da esso furono cacciati per migliaia di anni, prima dell'estinzione.

 

Immagine indiretta. I ricercatori dell'Università del Texas hanno studiato il cranio di due fossili di uccelli elefante (gen. Aepyornis) e di pennuti con essi imparentati, attraverso la tomografia computerizzata. Poiché la curva delle ossa segue quella delle strutture cerebrali, gli scienziati hanno ricavato una sorta di "calco" interno (endocasto) del cervello e analizzato le dimensioni delle aree deputate alla vista e all'olfatto.

 

Nel fossile dell'esemplare più grande, il lobo ottico era praticamente assente, ma il bulbo olfattivo piuttosto sviluppato - un tratto, questo, associato alla vita nelle foreste. In quello più piccolo, una vista comunque scarsa, ma migliore, era abbinata a un olfatto mediocre, una caratteristica degli animali di praterie aperte. Può darsi che questi esemplari più minuti cacciassero all'alba, e avessero quindi bisogno di uno sguardo più efficiente.

 

01 Novembre 2018 | Elisabetta Intini

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