Scienze

Gigantesche riserve di mercurio nel permafrost dell'emisfero settentrionale

Nei suoli perennemente congelati le più ingenti scorte naturali del metallo: complici i cambiamenti climatici la sostanza tossica potrebbe essere liberata e immessa nella catena alimentare.

Il permafrost dell'emisfero nord racchiude le più ingenti scorte naturali di mercurio del Pianeta: lo rivela uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters, secondo il quale nel suolo perennemente ghiacciato delle latitudini settentrionali si trova due volte la quantità di mercurio presente in tutti gli altri terreni, negli oceani e nell'atmosfera messi assieme.

La scoperta è significativa perché i cambiamenti climatici stanno facilitando la fusione del permafrost, esponendone il millenario contenuto (ne avevamo parlato a proposito di virus e batteri). Se il mercurio qui "stoccato" dovesse finire di nuovo in circolazione, potrebbe costituire un pericolo molto serio per la salute degli ecosistemi.

Sotto chiave. Il mercurio presente in atmosfera si lega con i materiali organici nel suolo, finisce con esso coperto di sedimenti e congela. Rimane così intrappolato nel permafrost per migliaia di anni a meno che, come sta avvenendo negli ultimi tempi, le alte temperature atmosferiche non ne facilitino lo scongelamento.

Carotaggio. Un gruppo di scienziati della U.S. Geological Survey di Boulder (Colorado) ha stimato la quantità globale di mercurio che si è accumulato nel permafrost, nell'emisfero settentrionale, dall'Era glaciale ad oggi. Lo ha fatto a partire da dati sul campo: questa tipologia di suolo è tipicamente presente nelle regioni artiche, dove si estende fino a profondità di centinaia di metri.

permafrost, mercurio
Le quattro mappe mostrano la diversa concentrazione di mercurio nell'emisfero settentrionale in quattro diversi tipi di suolo: da 0 a 30 cm di spessore, da 0 a 100, da 0 a 300 e nel permafrost. © Schuster et al./GRL/AGU

Tutto lì sotto... Il team ha raccolto 13 carote di permafrost in Alaska selezionando campioni di suolo di diversa tipologia e ne ha analizzato il contenuto di mercurio e carbonio. I valori sono poi stati usati per elaborare la quantità totale del metallo nel permafrost settentrionale e ricavare una mappa della sua concentrazione. Perennemente congelati (o quasi) nei suoli settentrionali ci sarebbero 793 gigagrammi (miliardi di grammi) di mercurio, quasi 57 milioni di litri. In pratica 10 volte la quantità di mercurio emessa dall'uomo negli ultimi 30 anni (stando alle stime 2016).

La ricerca ha anche stabilito che nelle regioni caratterizzate dal permafrost i suoli, ghiacciati o meno, racchiudono in totale 1.656 gigagrammi di mercurio, la più vasta riserva del pianeta. Non è ancora stato possibile stabilire quanto di questo metallo potrebbe essere liberato con la fusione dei ghiacci dovuta ai cambiamenti climatici, ma se la sostanza finisse nelle vie d'acqua potrebbe dare origine al metilmercurio, un composto altamente tossico che causa problemi neurologici e difetti congeniti nella fauna ittica.

Libero di avvelenare. La fusione del permafrost potrebbe avere ripercussioni serie sulla catena alimentare animale e sulle comunità locali che, in Alaska e non solo, vivono di pesca. Inoltre, l'immissione di mercurio in atmosfera impatterebbe su popolazioni ed ecosistemi anche molto distanti dalle regioni artiche.

«Il 24% del suolo totale sopra l'equatore è permafrost, e ha questa enorme quantità di mercurio intrappolato», commenta Paul Schuster, a capo dello studio: «che cosa accadrà allo scioglimento del permafrost? Quanto a lungo viaggerà il mercurio nella catena alimentare? Sono domande alle quali occorre dare una risposta.»

6 febbraio 2018 Elisabetta Intini
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