Dietro il bronzo “a sorpresa” (ma non troppo!) delle ginnaste ci sono pianificazione e sudore

La nazionale italiana femminile di ginnastica artistica ha compiuto un'impresa: salire sul podio in un mondiale a squadre, perdipiù con un team di debuttanti. Eppure per chi conosce queste ragazze da sempre, e per noi che le abbiamo seguite in allenamento, non è una sorpresa.

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|Simone Ferraro / FGI

Ed eccola, la promessa che si è avverata: 4 ragazzine di 16 anni, diventate senior quest'anno e predestinate al podio fin da quando avevano 10 anni o poco più. Giorgia Villa, Elisa Iorio, le gemelle Alice e Asia D'Amato supportate in questa impresa dalla 19enne Desirée Carofiglio, specialista del corpo libero, hanno vinto il bronzo ai Mondiali di Stoccarda, oltre ad aver qualificato il team italiano per le prossime Olimpiadi (solo 12 squadre possono gareggiare a Tokyo, e la nostra – ora possiamo dirlo - sarà tra queste).

 

Un'anteprima dell'articolo "La ginnasta e i suoi millimetri", su Focus 325 in edicola dal 20 ottobre: è la terza puntata del nostro viaggio nei campi di allenamento degli atleti che si preparano per le Olimpiadi. | Focus

 

Nella storia! Del loro storico podio (un podio a squadre mancava dal 1950 e poi quando mai si era vista l'Italia davanti alla Cina?) si è già scritto tutto, ma forse si è parlato poco di come queste ragazze si sono preparate a quest'impresa, di come hanno acquisito una tecnica che ha permesso loro di ottenere punteggi molto alti dalla giuria, ma soprattutto di come hanno imparato a mantenere il sangue freddo necessario a fare i loro migliori esercizi pur sapendo che il podio era a portata di mano e che per raggiungerlo “bastava” non sbagliare. Nella ginnastica artistica, infatti, sbilanciamenti e cadute sono i veri avversari delle atleti. E visto che i salti e le varie evoluzioni che i ginnasti devono compiere per poter sperare in un punteggio alto diventano sempre più complessi, l'errore è spesso dietro l'angolo.

 

Per cadere dalla trave può bastare che il corpo sia fuori asse di un centimetro all'arrivo da un salto, per esempio. Non a caso, una delle prime cose che si impara da bambini è come cadere (per non farsi male) e solo dopo, con tanto allenamento, si impara a non cadere. E a eseguire movimenti perfetti.

 

Come si allenano? Nella palestra della Brixia Brescia, la società fondata dall'attuale direttore tecnico della nazionale, Enrico Casella, il team femminile si prepara ormai da anni alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Le ragazze vivono nella foresteria vicino alla palestra e qui studiano e si allenano 32 ore alla settimana. Qui si sono preparate questi Mondiali qualificanti, lavorando giorno per giorno sui dettagli, dalla posizione delle mani allo sguardo da rivolgere ai giudici, incrementando la forza esplosiva dei muscoli di gambe e braccia, educando la mente a mantenere freddezza anche in un palazzetto che contiene migliaia di persone urlanti: il carico degli allenamenti è stato "dosato" in modo da arrivare al top della forma proprio nella settimana in cui si sono svolti i Mondiali.

 

Un lavoro complesso, di cui Focus vi svela i segreti nel prossimo numero in edicola (il 325) a partire dal 20 di ottobre: abbiamo seguito e fotografato proprio gli allenamenti di Giorgia Villa, la punta di diamante della squadra.

 

 

09 Ottobre 2019 | Raffaella Procenzano