Non coltiviamo abbastanza frutta e verdura per permettere a tutti una dieta equilibrata

Se tutti gli abitanti del pianeta volessero seguire una dieta bilanciata, non ci sarebbe abbastanza frutta e verdura.

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Al mondo non si coltivano frutta e verdura in quantità sufficiente a permettere a tutti un'alimentazione corretta. | monticello / Shutterstock

Secondo un recente studio, condotto di un gruppo di ricercatori dell'università di Guelph (Canada), pubblicato su PLOS One, vi sarebbe una profonda discrepanza tra la produzione agricola globale e la potenziale richiesta di alcuni beni raccomandati dai nutrizionisti per una dieta corretta. Evan Fraser, uno dei ricercatori, spiega che «l'attuale sistema agricolo globale non permette a tutti di adottare una dieta sana, in quanto si ha una sovrapproduzione di cereali, grassi e zuccheri, mentre scarseggia di frutta e verdura e, in minor misura, anche di proteine».

 

I conti del geometra. Tra le altre cose, lo studio calcola il numero di porzioni per persona disponibili sul pianeta per ciascun gruppo alimentare, sulla base delle raccomandazioni alimentari della Healthy Eating Plate, dell'università di Harvard (Usa), sulla quale si legge che metà della dieta di ogni persona dovrebbe essere composta da frutta e verdura, il 25 per cento da cereali integrali e il restante 25 per cento da proteine, grassi e prodotti lattiero-caseari.

 

Ecco come dovrebbe essere porzionato il nostro piatto se seguissimo un'alimentazione bilanciata. | The Nutrition Source

Lo studio fa una stima della superficie globale attualmente riservata all'agricoltura, e della superficie globale necessaria se tutti seguissero le raccomandazioni nutrizionali. Il tutto è stato proiettato al 2050, quando la popolazione mondiale raggiungerà i 9,8 miliardi di persone.

 

Al momento, questa è la situazione: ogni giorno si rendono disponibili

 

# 12 porzioni di cereali per persona, rispetto alle 8 consigliate
# 5 porzioni di frutta e verdura, anziché 15
# 3 porzioni di olio e grasso, anziché 1
# 3 porzioni di proteine, anziché 5
# 4 porzioni di zucchero, anziché 0 (zero)

 

ATTENZIONE: per porzioni, in dietologia, si intendono quantità specifiche che variano da alimento ad alimento. Per esempio: una fetta di pane corrisponde a una porzione di cereali, 75 grammi di carne corrispondono a una porzione di proteine, e così via.

 

Ridurre i consumi di carne permetterebbe di ridurre anche l'uso dei suoli. | PremChokli / Shutterstock

Sottolinea Fraser: «Quello che stiamo producendo a livello globale non è quello che dovremmo produrre secondo i nutrizionisti e questo è dovuto soprattutto al fatto che i carboidrati sono relativamente semplici da produrre e possono nutrire molte persone e questo fa sì che i Paesi in via di sviluppo si concentrino soprattutto su di essi».

 

D'altra parte i Paesi più sviluppati hanno da decenni sovvenzionano le produzioni nazionali di grano e mais, mentre hanno speso molto poco per l'innovazione delle colture a frutta e verdura. «Anche i grassi, lo zucchero e il sale, essendo gustosi, sono molto richiesti, così che l'offerta è aumentata nel tempo, ancora una volta a scapito di frutta e verdura», aggiunge il ricercatore.

 

L'enorme produzione mondiale di cereali dipende dalla facilità della coltivazione, rispetto a quella di frutta e verdura. | ESB Professional / Shutterstock

I ricercatori sottolineano come sia assolutamente necessaria una svolta rispetto alla situazione attuale: «Se si spostassero le produzioni adeguandosi alle linee guida alimentari dietetiche - spiega Fraser - non solo si vivrebbe meglio, ma sarebbero necessari 50 milioni di ettari in meno di terra arabile, perché frutta e verdura richiedono meno terra da coltivare rispetto a cereali, zuccheri e grassi». Senza alcun cambiamento, per nutrire 9,8 miliardi di persone serviranno 12 milioni di ettari in più di terra arabile e almeno un miliardo di ettari in più di pascoli, e tra desertificazione e cambiamenti climatici è difficile immaginare da dove si potrebbe recuperare tutta questa terra - se non abbattendo foreste.

 

29 ottobre 2018 | Luigi Bignami