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Masticare meno ci ha fatti più intelligenti

Quando abbiamo iniziato a lavorare la carne prima di mangiarla, anche solo tagliandola a strisce, abbiamo guadagnato tempo per pensare.

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Ora di pranzo, qualche milione di anni fa. |

Nonostante colazioni, pranzi, cene e spuntini vari, in generale il tempo impiegato a masticare è solo una piccola frazione della giornata. A confronto gli scimpanzé, i primati geneticamente più vicini a noi, trascorrono quasi mezza giornata a masticare cibo, e ci mettono molto più impegno muscolare.

 

Quando mangiare è diventato più facile? Secondo Katherine Zinkclose e Daniel Lieberman, biologi della Harvard University (Massachusetts, Usa), tutto è successo tra i 3 e i 2 milioni di anni fa, quando i primi Homo introdussero la carne nella loro dieta e iniziarono a usare strumenti di pietra per lavorare il cibo, in particolare per farne fette o strisce. Ciò avrebbe permesso di ridurre notevolmente il numero di "masticate" (stimate in 2,5 milioni l'anno) e liberato tempo e risorse.

 

Carne a fette e verdura pestata. Uno degli enigmi dell'evoluzione umana, ancora in attesa di una risposta certa, riguarda i nostri denti, che a partire dall'Homo erectus in poi si sono rimpiccioliti, così come le facce e molti organi interni. Eppure, nonostante la trasformazione, l'Homo riuscì a spremere più energia dal cibo, così da alimentare adeguatamente il cervello.

 

Con la masticazione facilitata dalla lavorazione del cibo, si ridusse l'impegno dell'Homo a mangiare e si liberarono energie per il cervello. |

«Quello che abbiamo messo in evidenza nel nostro lavoro è come l'uomo sia riuscito a diminuire lo sforzo necessario alla masticazione, divenuta progressivamente sempre più efficace», ha spiegato Katherine Zinkclose, prima firmataria dello studio. La ricercatrice ha dimostrato infatti che quando l'Homo introdusse nella dieta il 33 per cento di carne in qualche modo lavorata e verdura sminuzzata o pestata, l'energia richiesta per masticare diminuì del 22 per cento. Questi processi, che hanno anche reso il cibo più digeribile, «hanno infine portato alla riduzione delle dimensioni di denti, mascelle e muscoli facciali».

 

Boccone piccolo, intelligenza grande. Per mettere alla prova l'ipotesi, i ricercatori hanno dato in pasto carne cruda a un gruppo di volontari equipaggiati con speciali strumenti alle mascelle, per misurare la forza applicata nella masticazione. In più, durante i test era chiesto di risputare il cibo a intervalli, per misurare l'effetto della masticazione.

 

Alle "cavie umane" sono stati serviti carne di capra e verdure, tra cui carote e patate dolci, il tutto rigorosamente a crudo. Se per curiosità volete sperimentare carne di capra cruda, vi sembrerà di avere in bocca della gomma: per sminuzzarla e renderla minimamente inghiottibile bisogna impegnarsi parecchio, e per molto tempo.

 

Basta però tagliarla e pestarla, e tutto diventa (un poco) più facile. Grazie a questa "scoperta" l'Homo ebbe a disposizione più tempo e cominciò a guardarsi attorno con un interesse differente: col tempo, i suoi lineamenti si fecero più fini e il cervello più grande.

 

11 marzo 2016 | Luigi Bignami