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Un'estinzione di massa causata dalla perdita dell'ozono atmosferico

L'erosione dell'ozono atmosferico causata dall'aumento delle temperature annientò gran parte della vita sulla Terra, 360 milioni di anni fa. Un monito per il futuro?

La Terra e il suo piccolo guscio di gas vari che chiamiamo atmosfera.
La Terra e il suo piccolo guscio di gas vari che chiamiamo atmosfera. | Shutterstock

Non servono per forza lo schianto di un asteroide o imponenti eruzioni vulcaniche, per annientare la vita sulla Terra. Un evento di estinzione di massa di 359 milioni di anni fa sarebbe stato innescato dalla temporanea erosione dell'ozono atmosferico, che scherma la Terra dai raggi ultravioletti. La scoperta dell'Università di Southampton pubblicata su Science Advances apre uno spiraglio inquietante sul futuro del nostro Pianeta, segnato dal riscaldamento globale.

Totalmente esposta. Gli eventi di estinzione della storia della Terra si contano sulle dita di una mano. Stando alle più recenti interpretazioni, quella avvenuta sul finire del Periodo Devoniano, 359 milioni di anni fa, sarebbe più che altro da considerare una fase di graduale perdita della biodiversità, che vide scomparire, comunque, circa il 60% dei viventi. In base al nuovo studio, a rendere il pianeta inospitale sarebbe stata la progressiva perdita dell'ozono atmosferico dovuta al riscaldamento terrestre, alla fine di un'era glaciale. Le temperature aumentarono rapidamente causando la repentina fusione delle piattaforme glaciali e un rialzo delle temperature che immisero nell'alta atmosfera gas capaci di distruggere l'ozono; venuto a mancare questo scudo protettivo, la Terra rimase esposta ad alti livelli di dannosi raggi UVB per diverse migliaia di anni.

Bruciate dal sole. Gli scienziati hanno raccolto campioni di roccia dalle regioni montuose di Groenlandia e Bolivia, in aree che nel Tardo Devoniano si trovavano rispettivamente vicino all'equatore e al Polo Sud, e li hanno dissolti in acido fluoridrico per liberare le microscopiche spore in esse incastonate. L'analisi al microscopio di questo antenato del polline, liberato da piante simili a felci che ancora non avevano né semi né fiori, ha rivelato la presenza di strane spine sulla superficie delle spore: secondo i ricercatori, è in quel modo che le piante reagirono ai danni inferti dai raggi UVB. Molte spore avevano inoltre pareti pigmentate, una specie di "abbronzatura" protettiva dovuta agli alti livelli di ultravioletti.

 

Se è accaduto una volta... Quello che allora accadde per le naturali fluttuazioni del clima terrestre potrebbe succedere in futuro per la crisi climatica accelerata dalle attività dell'uomo. Come spiega John Marshall, geologo e palinologo (studioso del polline) a capo dello studio: «Le stime attuali suggeriscono che raggiungeremo temperature globali simili a quelle di 360 milioni di anni fa, con la possibilità che un simile collasso dello strato di ozono capiti di nuovo, esponendo la sueprficie e i bassi fondali marini a radiazioni letali».

 

15 giugno 2020 | Elisabetta Intini