Scienze

Geoingegneria solare: prove di accettabilità

L'Università di Harvard istituisce un comitato per valutare rischi, trasparenza e conseguenze dello Stratospheric Controlled Perturbation Experiment, un controverso esperimento di alterazione artificiale del clima.

Da alcuni anni un gruppo di scienziati dell'Università di Harvard si prepara a lanciare un pallone atmosferico a 20 km dalla superficie terrestre con l'obiettivo di rilasciare aerosol riflettenti che possano rispedire al mittente parte della radiazione solare, e rinfrescare moderatamente il Pianeta. Le molti voci critiche che si sono sollevate contro l'esperimento sottolineano che il test possa poi legittimare tentativi di alterazione del clima di cui non siamo in grado di valutare i rischi, oltre a ridurre l'attenzione su ciò che è necessario fare per ridurre le emissioni dovute alle attività umane.

I ricercatori dell'università statunitense rispondono annunciando che sarà costituito un comitato di vigilanza sull'esperimento, per assicurarsi che non comporti rischi per la salute o per l'ambiente, che sia gestito con trasparenza e in modo credibile, e che non abbia effetti controproducenti - come la riduzione dell'impegno nel taglio dei gas serra.

Ingegneria climatica. Come spiegato in un articolo scientifico del 2014, l'esperimento SCoPEx (Stratospheric Controlled Perturbation Experiment, SCoPEx) libererebbe su una distanza di un chilometro una quantità compresa tra 100 grammi e 2 chili di microparticelle di carbonato di calcio, e misurerebbe, con appositi sensori, il loro potere riflettente, le modalità di dispersione e le interazioni con altre componenti atmosferiche.

Per i ricercatori, il test nei cieli del Nuovo Messico (Usa) dovrebbe servire a valutare "sul campo" alcune tecniche di ingegneria climatica testate, finora, soltanto su modelli computerizzati: sarebbe uno strumento in più per sondare rischi e potenzialità di interventi di "semina" dell'atmosfera volti a contrastare l'aumento della temperatura del Pianeta.

Per il test, il carbonato di calcio (CaCo3: un sale inorganico che si trova anche nel calcare e nei gusci degli animali) sarebbe disperso in concentrazioni troppo basse per essere nocivo, e la quantità di aerosol liberati non raggiungerebbe neanche lontanamente quanto teoricamente necessario ad alterare la temperatura locale.

iceberg, antartide
Un altro piano di geoingegneria estrema: puntelliamo i ghiacciai antartici! © NASA IceBridge

autogestione. Tuttavia l'idea che un'istituzione di così alto profilo come Harvard abbia deciso di procedere da sola, senza aspettare l'istituzione di un'autorità scientifica nazionale che stabilisca linee guida da seguire, lascia perplessa buona parte della comunità scientifica.

Negli Stati Uniti non esiste un'autorità federale che regoli questo campo di ricerca, ma l'importanza della crisi climatica impone che ne venga istituita una, così come accade in altri delicati settori, come quello dell'editing genetico.

Come evidenziato in un articolo su Technology Review, si teme che i vantaggi di questo test tutto sommato di piccola scala siano limitati, rispetto al rischio di "rompere il ghiaccio" aprendo la strada ad altri esperimenti climatici sul campo. C'è inoltre chi critica la scarsa indipendenza del comitato di valutazione che, almeno nelle prime fasi, coinvolgerebbe la stessa Università di Harvard. Oltretutto, la commissione sarebbe di soli cittadini americani - e la questione climatica è, come sappiamo, un fatto globale.

Chi valuta, e che cosa. Nel mirino anche i molti finanziamenti privati al progetto, che ha ricevuto oltre 16 milioni di dollari (14 milioni di euro) da Bill Gates ed è supportato da altre fondazioni filantropiche. Una collaborazione che, su temi "globali", sposta interessi privati, non dovrebbe essere vagliata da un organismo nazionale super partes? A prescindere dalla risposta, non è detto che servirebbe: negli Usa, i progetti federali vengono di solito valutati per i rischi per la salute e per l'ambiente, non per i loro obiettivi. Il pericolo di emulazione che molti temono potrebbe perciò sfuggire alle maglie dei revisori.

Da un punto di vista ingegneristico, i primi test di volo di SCoPEx potrebbero essere pronti nel giro di sei mesi. I ricercatori hanno però fatto sapere che non partiranno prima che il comitato abbia completato la revisione del progetto.

21 agosto 2019 Elisabetta Intini
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