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Esistono 12 diversi tipi di arcobaleni

Dimenticate la classica storia dei sette colori: questi fenomeni ottici sono molto più complessi, diversificati e imprevedibili di quanto credessimo.

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La bellezza al di là di ogni classificazione: un doppio arcobaleno. | Kathrin & Stefan Marks, Flickr

Come è fatto un arcobaleno? La risposta si perde nei ricordi della scuola primaria, così come l'ordine dei colori che tradizionalmente lo compongono: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto. La realtà è però un po' più complessa e variegata di come la ricordiamo.

 

7 cose che (forse) non sapevi sugli arcobaleni

 

Un gruppo di scienziati atmosferici del National Centre for Meteorological Research di Tolosa, Francia, ha presentato qualche giorno fa a un meeting dell'American Geophysical Union un nuovo schema di classificazione degli arcobaleni che ne prevede addirittura 12, categorizzati in base ai colori.

 

Le gocce, ma non solo. Gli arcobaleni si formano quando la luce solare viene dispersa e rifratta dalle minuscole goccioline d'acqua sospese in atmosfera, che si comportano come piccoli prismi. Fino ad oggi, molta importanza era stata attribuita alle dimensioni di queste gocce: le differenze cromatiche tra un arcobaleno e l'altro erano ricondotte alle caratteristiche dei piccoli "prismi" naturali.

 

L'importanza del Sole. Ma le gocce soltanto non bastano a spiegare la complessità di questi fenomeni: scorrendo centinaia di foto di arcobaleni di diversi colori, gli scienziati hanno scoperto che la posizione del Sole nel cielo gioca un ruolo determinante.

 

Galleria delle meraviglie. Per esempio, quando il Sole al tramonto si trova basso sull'orizzonte, la sua luce deve viaggiare più a lungo nell'atmosfera, e lungo "la strada" perde i colori più freddi: si formano così gli arcobaleni diffusi rossi, uno dei 12 tipi di archi identificati dagli scienziati. Nel gruppo figurano anche arcobaleni mancanti del verde, arcobaleni rossi e blu, o soltanto giallo-arancione (per la classificazione completa, vedi qui).

 

22 dicembre 2015 | Elisabetta Intini