Ereditato, responsabile dell'esperimento Opera sui neutrini: non c'è stato un errore

Non è stato un errore: per il fisico responsabile dell'esperimento Opera, Antonio Ereditato, «la fine non è ancora arrivata».

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Dopo le indiscrezioni, ancora da confermare appieno, sugli errori di misurazione dell'esperimento Opera che a settembre del 2011 avevano rivoluzionato la fisica delle particelle, arrivano le prime dichiarazioni di Antonio Ereditato, fisico responsabile dell'esperimento. 
Con la stessa prudenza con cui nel settembre scorso aveva insistito sulla necessità di verificare i dati, oggi è importante verificare se l'anomalia nel collegamento di una fibra ottica al computer (vedi notizia) sia davvero all'origine della misura che indicava i neutrini più veloci della luce.

Neutrini superluminali

La notizia 

Il commento di Peppe Liberti alle nuove indiscrezioni

 Le tappe dell'esperimento Cngs/Opera nel dossier dedicato ai neutrini (non più) più veloci della luce.

«Come abbiamo avuto i nostri dubbi all'inizio, li abbiamo ancora. Abbiamo lavorato intensamente per cerca la causa di questa anomalia», ha detto all'Ansa Ereditato riferendosi alle prime misure secondo cui i neutrini battevano la velocità della luce. «Abbiamo fatto, rifatto e ancora rifatto tutti i test possibili e ogni volta si imparava qualcosa di più. Abbiamo cercato a tappeto, esaminando tutti gli aspetti possibili, e alla fine abbiamo trovato due effetti».  Due problemi che potrebbero influenzare significativamente il risultato riportato.

Anomalie a favore
Il primo effetto riguarda la calibrazione dell'orologio atomico utilizzato nell'esperimento a cui è legata una cattiva sincronizzazione degli eventi. Si tratterebbe di una anomalia «a favore» delle misure di settembre, poichè in base ad essa i neutrini risultano essere più veloci.

Il punto dolente
Il secondo effetto è invece in contraddizione con le misure di settembre: «è un effetto molto sottile, legato alla trasmissione del segnale dalla fibra ottica all'elettronica di acquisizione dei dati». In condizioni normali la connessione di questo cavo ha due stati: on e off. «Lo utilizziamo da anni e in passato ha sempre funzionato correttamente. Ma poi – ha spiegato Ereditato - è successo qualcosa per cui la connessione non era nè accesa nè spenta, ma in una posizione intermedia. Adesso - ha aggiunto - abbiamo il potenziale sospetto che questo effetto possa essere stato attivo mentre prendevamo i dati sui neutrini».
I due effetti possono modificare il tempo di volo dei neutrini in senso opposto. E dunque una risposta definitiva alla questione della velocità dei neutrini ancora non c'è. 

Che cosa succederà ora?
Secondo il direttore scientifico del Cern, Sergio Bertolucci, «la situazione resta aperta finchè non ci saranno nuove misure indipendenti». La ricerca va avanti, ed è lo stesso Ereditato a spiegarlo: «la collaborazione è impaziente di effettuare una nuova misurazione della velocità dei neutrini non appena un nuovo fascio sarà disponibile nel 2012».


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23 Febbraio 2012