Scienze

Equinozio d'autunno, il momento in cui inizia l'autunno

Da oggi l'estate (ammesso che ci sia mai stata) è ufficialmente conclusa: il significato astronomico dell'equinozio e perché quest'anno si è verificato - apparentemente - in ritardo.

Era nell'aria già da qualche giorno e finalmente è arrivato: l'autunno è iniziato, astronomicamente parlando, proprio la scorsa notte, alle 4:29 ora italiana, quando è scoccata l'ora dell'equinozio d'autunno. E per l'inizio della stagione più colorata dell'anno anche Google ha ideato un Doodle animato sulla caduta delle foglie.

Significato. L'equinozio (dal latino aequinoctium, "notte uguale") è quel momento della rivoluzione terrestre in cui il Sole appare proprio sopra allo zenit per un osservatore situato all'equatore. In quest'occasione, che si ripete in autunno e in primavera, il dì dura quanto la notte: 12 ore.

Uno screenshot del Doodle autunnale di Google

Nella giornata di oggi il Sole è sorto quasi esattamente ad est, e tramonterà quasi esattamente ad ovest.

A partire da oggi, per i prossimi sei mesi, al Polo Nord inizierà una lunga notte (preceduta e seguita da una fase crepuscolare di transizione) e al Polo Sud un lungo giorno in cui il Sole non tramonterà sotto all'orizzonte: fenomeni, questi, che si concluderanno a marzo 2015, con l'equinozio di primavera.

Un apparente ritardo. Dunque, nonostante l'estate non sia quasi mai arrivata, è iniziato l'autunno. Qualcuno però potrebbe pensare: ma l'autunno non inizia, convenzionalmente, il 21 settembre? Perché arriva in ritardo? Niente paura, la data del 23 settembre è corretta, e rimarrà la stessa anche nel 2015. L'apparente discrepanza tra senso comune e stagioni astronomiche è dovuta alla differenza, reale, tra anno tropico (o solare) su cui si basa il calendario gregoriano che usiamo, e anno siderale (il periodo orbitale della Terra) che è pari a 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi.

Un giorno per rimettersi in pari. In pratica è come se ogni anno l'equinozio di primavera arrivasse con oltre 6 ore di ritardo - un tempo che il nostro calendario non calcola - finché, ogni 4 anni, non interviene l'anno bisestile a rimettere a posto le cose, sincronizzando di nuovo anno siderale e calendario gregoriano e colmando gli ultimi quarti di giorno "persi" negli anni passati.

Una storia tormentata. ll rapporto tra uomo e calendari ha sempre richiesto adattamenti e compromessi. Andavano ciclicamente aggiustati: nel 46 a. C. Giulio Cesare incaricò l’astronomo alessandrino Sisogene di rimettere in pari le date rispetto alle stagioni (l’equinozio primaverile cadeva… all’inizio dell’inverno). Si stabilì che il 46 a. C. avesse 445 giorni; il caos precedente era tale che quello fu detto ultimus annus confusionis. Sisogene definì un anno di 365 giorni, con un anno bisestile ogni 4: era il calendario giuliano.

L'origine dei nomi. Sotto Augusto furono apportate altre piccole modifiche: il 5° mese fu dedicato a Giulio Cesare (iulius, luglio) e il 6° Augusto lo dedicò a se stesso (augustus, agosto). L’anno iniziava a marzo: settembre, ottobre, novembre e dicembre sono così chiamati perché erano il 7°, l’8°, il 9° e il 10° mese dell’anno latino.

Una notte lunga 10 giorni. Il calendario giuliano fu riformato da papa Gregorio XIII (calendario gregoriano): dato che un anno effettivo dura 365 giorni + 5 ore e 48’, nei secoli questo scarto aveva fatto cadere l’equinozio primaverile l’11 marzo, con un anticipo di 10 giorni. Per andare in pari fu presa una misura drastica: la gente si coricò la sera del 4 ottobre del 1582 e si risvegliò… il 15 ottobre.

Per raffinare la durata media dell’anno, poi, furono soppressi i bisestili degli anni centenari non multipli di 400 (il 2000 è stato bisestile, ma il 2100, il 2200 e il 2300 no).

23 settembre 2014 Elisabetta Intini
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