In Antartide con le Forze Armate

Il contributo che non si conosce: l'esplorazione e gli studi dell'Enea nel continente antartico sarebbero molto più problematici senza il supporto del contingente interforze italiano.

Questa fotografia del 2011 fissa il tour di un gruppo di curiosi in visita al campo di volo della base italiana Mario Zucchelli, in Antartide.
 
Conclusa la XXXI Campagna del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (vedi anche La missione italiana in Antartide, su Focus.it) ricercatori e militari sono rientrati o sono sulla via del ritorno. Nei quattro mesi della missione, tecnici e scienziati dell'Enea hanno condotto le loro ricerche in un ambiente estremo, a temperature tra 0 e -35 °C e con 24 ore di luce al giorno. Come nelle missioni che l'hanno preceduta, anche in questa occasione il ruolo delle Forze Armate Italiane è stato prezioso.

Foto: la Stazione Mario Zucchelli.
 
L'Antartide è in gran parte inesplorato ed è un luogo privilegiato per l'osservazione e lo studio di fenomeni fisici rilevanti per l'intero pianeta in ambito climatologico, oceanografico, geologico e biologico. Sul continente vige, dal 1961, il Trattato Antartico, con il quale i Paesi membri (fra cui l'Italia) si impegnano a utilizzare il territorio e i mari circostanti esclusivamente per fini scientifici e pacifici.
 
A supporto delle attività di ricerca c'erano 24 militari del contingente interforze, tra Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, con le competenze specifiche delle rispettive Armi, a cominciare dall'addestramento dei ricercatori, condotto dalle guide alpine dell'Esercito nei mesi di settembre e ottobre del 2015.

Foto: il capitano dell'Esercito Letizia Valentino e i militari del contingente interforze all'arrivo in Antartide.
 
I militari delle Forze Armate sono una presenza costante in Antartide fin dall'arrivo del primo team di ricerca scientifica (1985). In questa campagna le sinergie con i ricercatori dell'Enea sono state numerose e importanti, in particolare con le previsioni meteo per lo svolgimento in sicurezza delle operazioni aeree, partecipando alle operazioni in quota con le guide alpine e a quelle in mare con i palombari.
 
Alla spedizione ha contribuito significativamente il capitano Letizia Valentino, Ufficiale medico dell'Esercito, unico militare donna impiegata nella spedizione, e fondamentali sono stati anche gli istruttori di alpinismo e guide alpine del Centro Addestramento Alpino di Courmayeur.

Foto: mezzi speciali operativi della XXXI spedizione in Antartide.
 
Le guide alpine dell'Esercito hanno garantito la sicurezza durante i movimenti e gli stazionamenti degli scienziati nelle basi remote, la tenuta dei collegamenti e l'utilizzo dei mezzi speciali da neve per gli spostamenti logistici.
 
Le attività svolte dal militare dell'Arma dei Carabinieri impiegato nella missione scientifica sono state quelle di campionatura della flora e della fauna marina antartica durante le operazioni subacquee, di assistenza agli operatori subacquei e durante le prospezioni geologiche.

Militari dell'Esercito: i preparativi per uno spostamento in elicottero.

Foto: briefing del previsore meteo dell'Aeronautica al pilota di elicotteri.
 
Gli specialisti del Servizio Meteo dell'Aeronautica Militare hanno fornito le previsioni del tempo durante tutta la missione, per consentire agli operatori della spedizione di agire in sicurezza in un territorio isolato e in condizioni estreme. Ogni attività, ogni tipo di volo, di velivolo e di profilo di missione, richiedono uno specifico dettaglio nella previsione che i meteorologi dell'Aeronautica Militare trasferiscono ai piloti, alle guide alpine e ai ricercatori.

Manutenzione alla stazione meteo del Pnra in Antartide.

Foto: un palombaro del Comando Subacquei e Incursori della Marina Militare (COMSUBIN) in immersione nelle acque dell'Antartide.
 
Il team di palombari della Marina Militare ha coordinato e garantito la sicurezza delle immersioni di tutto il personale scientifico e ha, in particolare, condotto la manutenzione della banchina della base Mario Zucchelli, nella baia di Terra Nova, sul mare di Ross, con immersioni fino a 30 metri a -2 °C.

Un palombaro del COMSUBIN in immersione, a supporto dell'attività del team scientifico sotto il ghiaccio.

Un palombaro del COMSUBIN risale in superficie.

Direttamente in acqua: un'altra tecnica di immersione dei palombari della Marina Militare.

Questa fotografia del 2011 fissa il tour di un gruppo di curiosi in visita al campo di volo della base italiana Mario Zucchelli, in Antartide.
 
Conclusa la XXXI Campagna del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (vedi anche La missione italiana in Antartide, su Focus.it) ricercatori e militari sono rientrati o sono sulla via del ritorno. Nei quattro mesi della missione, tecnici e scienziati dell'Enea hanno condotto le loro ricerche in un ambiente estremo, a temperature tra 0 e -35 °C e con 24 ore di luce al giorno. Come nelle missioni che l'hanno preceduta, anche in questa occasione il ruolo delle Forze Armate Italiane è stato prezioso.