L'Egitto di Cleopatra è finito a causa di vulcani e monsoni

La storia di Roma e il melodramma di Cleopatra, tra Cesare e Marco Antonio, hanno una nuova cornice: a portare alla fine del Regno d'Egitto sarebbero stati due secoli di eruzioni vulcaniche.

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Le eruzioni vulcaniche, e non Roma, potrebbero aver portato alla fine dell'antico regno d'Egitto.

Nel 2010 il vulcano islandese Eyjafjallajökull obbligò a terra migliaia di aerei, paralizzando per qualche giorno economia, turismo, comunicazioni e commerci. Una tragedia, ma comunque nulla se paragonato alle conseguenze di una serie di eruzioni esplosive sull'antico Egitto - che si ritiene abbiano portato all'indebolimento e infine alla caduta del Regno Tolemaico d'Egitto, la cui ultima regina fu Cleopatra.

 

Almeno così pare, se dobbiamo dare credito a una recente ricerca pubblicata il 17 ottobre su Nature, condotta da un gruppo di scienziati coordinato da Francis Ludlow, del Trinity College (Dublino, Irlanda).

 

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L'eruzione del Eyjafjallajökull nel 2010 paralizzò i voli aerei per diversi giorni.

Eruzioni e monsoni. Lo studio dimostra che le ceneri eruttate da alcuni vulcani in attività tra il 300 e il 30 avanti Cristo - vulcani dei quali non è nota la localizzazione, anche se sembrerebbero islandesi -, trasportate dai venti, fecero più volte ridurre notevolmente le piene del Nilo che, com'è noto, avevano un’importanza vitale per l’economia agricola dell’antico regno. Fu un lungo periodo di privazioni, che alla fine sfociò in tumulti tra la popolazione.

A queste conclusioni i ricercatori sono giunti analizzando i dati sulle eruzioni dedotti dalle carote di ghiaccio estratte in Antartide e in Groenlandia, incrociati con le informazioni storiche sulle rivolte popolari dell'antico Egitto e sulla storia dei livelli dell'acqua del Nilo. Nelle carote di ghiaccio sono infatti conservate minuscole bolle di aria che possono contenere anche particelle prodotte dall’attività vulcanica e, in alcuni casi, grazie a sofisticate indagini, è possibile persino risalire al vulcano d’origine e alla datazione dell’evento.

 

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Il Nilo era (ed è) fondamentale nell'economia agricola della regione: le sue piene sono sempre state un dono inestimabile per fertilizzare i terreni.

Siccità senza fine. Lo studio ha messo in evidenza la correlazione tra quella lunga serie di imponenti eruzioni vulcaniche e le ribellioni popolari in Egitto, come quella iniziata del 207 a.C. e durata circa 20 anni. A peggiorare le condizioni climatiche, nello stesso intervallo di tempo si verificò un sensibile indebolimento dell’azione dei monsoni, che contribuì alla lunga e catastrofica siccità.

 

Una conferma che imponenti eruzioni vulcaniche (anche geograficamente molto distanti dal grande fiume) possano alterare il ciclo delle inondazioni del Nilo si sono avute anche in tempi storici più recenti: sono per esempio fatti accertati in concomitanza con le eruzioni dell'Eldgjá (Islanda, nel 939), del Laki (Islanda, 1783-'84) e del Katmai (Alaska, 1912).

Ciò è possibile perché quando si verificano importanti eruzioni esplosive la quantità di particelle che arriva fino alla troposfera, ossia nell’atmosfera più alta, è tale da ridurre in modo significativo la radiazione solare, con conseguenze sul clima, e quindi sulla piovosità e sulle piene dei grandi fiumi.

18 Ottobre 2017 | Luigi Bignami