Scienze

È possibile costruire una spada laser come in Star Wars?

Ce lo spiega Luca Perri in "La Scienza di Guerre Stellari", il suo nuovo libro così divertente e ricco di divulgazione scientifica da appassionare anche i non nerd.

Le storie di Star Wars si svolgono «Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana». Ma quanto dista invece la galassia a noi più vicina? Fingendo di avere la tecnologia necessaria e non doverla sviluppare appositamente, quanto costerebbe, fra costruzione e manutenzione, il Millennium Falcon?  Han Solo sostiene che il Millennium Falcon abbia percorso la rotta di Kessel in meno di 12 parsec. Il parsec esiste davvero, in fisica. È un'unità di misura di cosa? Quali problemi ci impediscono di costruire una spada laser?

Queste sono alcune domande a cui Luca Perri, un astrofisico con la passione per la divulgazione scientifica, cerca di rispondere nel suo ultimo libro "La scienza di Guerre Stellari" (Rizzoli), in libreria e sugli store digitali da oggi 27 aprile. Un libro divertente, dissacrante (come solo Perri sa essere), appassionante e davvero ricco di curiosità scientifiche.

La scienza di Guerre Stellari di Luca Perri (Rizzoli, 2021): 304 pagine di aneddoti, curiosità, ironia e scoperte scientifiche.

«Vorrei provare ad alzare un velo dietro alcuni aspetti scientifici che potreste non aver notato, intenti come eravate a guardare un film di fantascienza per ciò che è: un film di fantascienza. A tal proposito voglio chiarire che non analizzerò Star Wars dal punto di vista del realismo» spiega Perri nell'introduzione, anche se poi non mantiene completamente la sua promessa.

In 9 capitoli, chiamati episodi in puro stile Star Wars, il libro racconta come la scienza ha influenzato la saga di Guerre Stellari e come questa abbia a sua volta infuenzato, anticipato e guidato la scienza. «Il tutto, mi perdonerete, con una dose di nerdismo non indifferente» si giustifica Perri.

Uno dei capitoli più divertenti è quello dedicato alle spade laser degli Jedi di cui vi proponiamo un breve estratto.


EPISODIO VIII - GLI UMIDI JEDI

Qualcuno di voi potrebbe aver visto dei video su YouTube in cui alcuni supernerd con ottime capacità meccaniche e ingegneristiche mostrano, anno dopo anno, i tentativi per costruire la propria spada laser.

Basandosi su quei filmati, potreste quindi pensare che io vi stia mentendo e voglia solo infrangere i vostri sogni perché nel mio cuore alberga l'oscurità. Beh, purtroppo (o per fortuna) quelle che vengono mostrate non sono spade laser. Secondo i costruttori, alcune sarebbero al plasma. Non è vero neanche questo. Alcune di esse hanno una lama avvolta da un filo metallico reso incandescente, in altre l'intera lama – composta da tungsteno e titanio – viene scaldata fino a renderla rovente. Nelle ultime versioni la lama è una fiamma alimentata da GPL e colorata con reazioni chimiche. Sono insomma oggetti che visivamente sembrano spade laser, ma si comportano di volta in volta in modo differente. L'unica caratteristica che le accomuna alle spade laser, a parte l'aspetto, è il fatto che taglino dei materiali. Affrontiamo quindi la dura realtà.
La spada laser, per come la conosciamo dai film di Star Wars, probabilmente non sarà mai davvero realizzabile. 

Prendetevi un minuto di silenzio per commemorare i vostri sogni di affettare il kebab con una spada a lama tripla. I problemi che impediscono la costruzione di quest'arma, che non uccide goffamente bensì affetta elegantemente arti in tempi civilizzati, sono di varia natura: scientifici, tecnici, tecnologici, economici, di praticità, di buon senso… Perché a una certa servirebbe anche quello. Non possiamo certo discuterli tutti, servirebbe un apposito libro. Andiamo quindi a vederne solo alcuni.

I veri Jedi vivono in Brianza Partiamo con l'analizzare una delle caratteristiche più iconiche delle armi Jedi: il suono. Chiunque abbia usato un puntatore laser avrà probabilmente notato che questo, quando viene spostato o inclinato, non emette alcun rumore. Nessuno swooosh, zurrr o altro per cui valga la pena inventare un'onomatopea. Solo silenzio. I rumori che abbiamo imparato ad associare alla spada laser, quindi, non esisterebbero. Al massimo avremmo un ronzio assordante da parte del generatore che alimenta il fascio laser, ma questo non varierebbe in base a come maneggereste la spada. E comunque con l'alimentazione abbiamo ben altri problemi, come vedremo. Tornando ai sibili e agli schiocchi, dovreste inserire gli effetti sonori nel manico della spada attraverso un altoparlante. Con una duplice conseguenza: la prima sarebbe rendere il tutto molto meno stiloso, con un effetto «giocattolo da bambino» poco compatibile con l'aggettivo «elegante» che piace tanto a Obi-Wan; la seconda è che avreste deliberatamente perso uno degli enormi vantaggi di un'arma bianca che – vi ricordo – è la silenziosità. E visto che già i Jedi hanno deciso di rinunciare all'effetto sorpresa rendendo luminosa la lama, almeno una qualche caratteristica comoda delle armi bianche sarebbe il caso di tenerla.

A proposito della lama, però, c'è un problema che è sotto gli occhi di tutti noi. Letteralmente. Torniamo al puntatore laser che vi sarà capitato di usare: la luce del laser viene emessa in avanti e va a colpire il bersaglio. Una delle caratteristiche tipiche di un laser è infatti la direzionalità: il laser emette radiazione elettromagnetica in un'unica direzione. Il raggio è dunque visibile solo guardandolo direttamente e frontalmente, perdendo una retina (una pratica che mi sento di sconsigliare). Il fascio di luce però non è visibile da qualunque altra linea di vista. Dal lato, il laser non si vede, a meno che la luce non venga in qualche modo riflessa da particelle o goccioline sospese in aria, come ad esempio quando c'è fumo o nebbia.

Tirando le somme…

Abitate in Brianza? Complimenti, potete vedere la vostra spada laser. Abitate a Palermo? Mi spiace, niente da fare: il fascio laser non sarà visibile in alcun modo. Avrete una meravigliosa spada invisibile, un'arma talmente stealth da amputare i vostri stessi arti nel momento in cui la sguainate.

La galassia lontana lontana, per quanto possiamo capire dalla saga, con ogni probabilità si trova in provincia di Monza ed è pervasa da un'umidità relativa costante del 100%. Per carità, nei deserti della saga potrebbe esserci talmente tanta sabbia in sospensione da rendere visibile il fascio laser, ma avrebbero tutti problemi respiratori di cui non mi pare soffrano. Quello di Tatooine dunque, a prescindere da ciò che appare in video, probabilmente è un deserto umidissimo. Roba da strizzare i vestiti.

Un'altra possibile strategia per rendere visibile la lama, qualora abitiate in Sicilia, sarebbe quella di fumare costantemente sul fascio laser, per sapere dove si sta puntando l'arma. Non sarebbe praticissimo e, anche si trattasse di una sigaretta elettronica, temo che le vostre prestazioni atletiche potrebbero risentirne. Non si potrebbe in tutta onestà escludere l'installazione di una macchina del fumo nell'elsa della spada, assieme all'altoparlante, ma lo spazio nel manico inizierebbe a scarseggiare.

A costo di apparire ancora più pedante, faccio presente che anche il Superlaser della Morte Nera non si dovrebbe vedere, soprattutto perché nel vuoto spaziale non è che abbondino le particelle in sospensione. E i cannoni laser delle navi spaziali, i folgoratori e compagnia bella? A meno che non vengano sparati anche proiettili traccianti – cosa che non solo non viene mai menzionata, ma nemmeno è compatibile con le situazioni viste nei film, a partire dalla questione «Han ha sparato per primo» – il discorso rimane il medesimo: niente colpi visibili.

Dato che sono un signore, invece, non mi soffermo sulla velocità di un fascio laser nell'aria, che in Star Wars è talmente bassa da poter seguire il colpo con lo sguardo.

Tornando alle lame delle nostre spade laser, per essere maneggevoli queste dovrebbero essere lunghe diciamo un metro, un metro e venti. Ma come abbiamo già detto a proposito della Morte Nera, il raggio di luce non si ferma mica a un certo punto. Qualcuno una volta mi ha risposto che basterebbe piazzare uno specchio alla distanza di un metro dall'elsa, tenendolo sospeso con un qualche campo magnetico. Ma il laser riflesso all'indietro non dovrebbe a quel punto fondere l'elsa?

Niente da fare: la lama avrebbe lunghezza infinita.

 (... CONTINUA ...)

Tratto da Luca Perri "La scienza di Guerre Stellari", Rizzoli, 2021

Copyright © 2021 Rizzoli Libri - Mondadori Libri S.P.A. 

26 aprile 2021
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