E per pranzo? Il vicino di casa.

Il cannibalismo non era poi così raro come si pensa. Ce lo dicono alcuni geni che proteggono dai prioni.

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E per pranzo? Il vicino di casa.
Il cannibalismo non era poi così raro come si pensa. Ce lo dicono alcuni geni che proteggono dai prioni.
Il cannibalismo non è limitato ad alcune occasioni rituali, come in questa incisione che ritrae alcuni indigeni dei Caraibi.
Il cannibalismo non è limitato ad alcune occasioni rituali, come in questa incisione che ritrae alcuni indigeni dei Caraibi.
Sembra che il cannibalismo non fosse una rarità tra i nostri antenati, anzi. Lo afferma uno studio che prende in esame la struttura del nostro patrimonio genetico. John Collinge, dell'University College di Londra, ha studiato il Dna di oltre 2000 persone e ha scoperto che in tutto il mondo è diffuso un gene mutato che protegge dalle malattie da prioni (come il kuru o la malattia di Creutzfeldt-Jacob, cioè la variante umana del morbo della mucca pazza). Poiché, dice Collinge, le malattie da prioni si diffondono quasi solo nutrendosi di carne contaminata, e in particolare di carne di altri individui della stessa specie, la vasta diffusione del gene mutato può avere due sole cause.
O si è sviluppato molto presto nell'evoluzione (ed è rimasto nel nostro patrimonio genetico perché serviva), o la necessità di averlo per proteggerci dai prioni ha contribuito alla sua diffusione. In entrambi i casi, questi geni possono essersi diffusi solo se sono stati sottoposti alla selezione naturale. La loro antichità e la diffusione a livello mondiale fa così pensare che la pratica di nutrirsi di carne di altri individui fosse piuttosto diffusa. Prove paleontologiche sembrano dimostrare infatti che già gli uomini di Neanderthal si nutrissero dei propri simili.

(Notizia aggiornata al 11 aprile 2003)

10 Aprile 2003