E-Cat e fusione fredda: Andrea Rossi risponde al Nobel Brian Josephson

Brian Josephson fa suo l'appello di Francesco Celani all'inventore dell'E-Cat, Andrea Rossi, per un test scientifico della sua macchina. Ma Rossi ha progetti differenti.

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Andrea Rossi, Brian Josephson.

Qualche giorno fa è stato un fisico italiano a chiederlo dalle pagine di Focus. Poi è stato il turno di un premio Nobel di ribadire l'appello per un vero "test scientifico" dell'E-Cat: non per soddisfare curiosità scientifiche, ma nell'interesse dello stesso Rossi. Per l'inventore della fusione fredda italiana, però, "l'unico vero test" per l'E-Cat è e deve essere "il mercato".
 
Quasi a sottolineare la sua posizione, Rossi si trova oggi negli USA dove ha in programma un incontro col senatore del Massachusetts Bruce Tarr e con i rappresentanti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e delle maggiori università dello Stato americano. Ordine del giorno, «La possibilità di sviluppare e produrre i generatori in Massachusetts», dichiara il senatore Tarr, «perché il reattore di Rossi, una volta sviluppato e sperimentato, può cambiare il modo in cui affrontiamo il problema dell'energia».

Caro Professor Josephson,
la sua posizione è ragionevole, ma, come ho già ampiamente spiegato, non intendo dare altre dimostrazioni del funzionamento dell'E-Cat. A questo punto non avrebbe senso farlo: la produzione industriale è già avviata, stiamo entrando sul mercato, e i nostri clienti ci pagheranno per una macchina che funziona; se non funzionasse, non la comprerebbero. Aggiungo che questa fase è per noi così impegnativa che, anche volendo, al momento non avremmo tempo per organizzare un altro test.
 
Vorrei precisare che il professor Celani non è solo uno scienziato: è anche un mio concorrente. Questo è uno dei motivi per cui non posso accettare la sua offerta. Il mercato ha delle regole diverse da quelle del mondo accademico, e, anche se mi rendo conto che per uno scienziato la cosa più importante sia capire, io mi trovo nella necessità di proteggere la mia invenzione, altrimenti non lavorerei più. Vi prego di cercare di comprendere la mia posizione, che non è dettata dal disinteresse nei confronti delle esigenze accademiche. Ricordo inoltre che stiamo lavorando anche in quella direzione: nella mia risposta al professor Celani, ho sottolineato la serietà dello studio che l'università di Bologna si appresta a fare. Senza considerare che la risposta positiva di un collaudatore militare con 30 anni di esperienza dovrebbe essere una garanzia del funzionamento della macchina.
 
A questo punto, mi trovo costretto a farle a mia volta una domanda.
Per quale motivo mi invita ad accettare la proposta di Francesco Celani? Non ritiene che uno studio completo da parte di un'università sia proprio ciò che serva, soprattutto guardando al futuro e alle possibilità di sviluppo sia teorico che ingegneristico? Non ritiene che, dal punto di vista delle procedure e dei crediti sia meglio appoggiarsi ad un'istituzione universitaria piuttosto che ad un singolo ricercatore?
 
In conclusione, ribadisco la mia intenzione a non concedere altri test a carattere dimostrativo: l'ultimo è stato quello del 6 ottobre. Stiamo vendendo impianti a clienti che fanno loro i loro test e decidono liberamente se investire nell'E-Cat o meno, sulla base dei risultati, senza volere a tutti i costi sapere cosa c'è dentro. La parte scientifica verrà accertata dall'università di Bologna nel modo più rigoroso possibile. Se il DECC, o qualsiasi altra istituzione pubblica o privata, è interessato a questa tecnologia, lo invito a contattarmi per prendere accordi direttamente con me.
 
La ringrazio per l'appoggio che ci ha dimostrato e per l'equilibrio con cui mi invita ad affrontare temi così delicati.
Cordiali saluti
Andrea Rossi

23 Novembre 2011 | Irene Zreick
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