Un goccetto di whisky sulla ISS

Non da bere, ma da studiare per un esperimento scientifico: che effetto avrà l'assenza di gravità sulla maturazione del malto?

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"Invecchiato a gravità zero" si potrebbe leggere un giorno sull'etichetta di una bottiglia di whisky. Photo credit: © Chris Collins/Corbis

Nella solitudine di quell'immenso blu, può capitare di voler fare un brindisi al nostro pianeta. Peccato che sulla Stazione Spaziale Internazionale l'alcol - come si può facilmente immaginare - sia formalmente proibito. Non quello utilizzato per scopi scientifici, però: sulla nostra base orbitante nello spazio infatti, è attualmente presente uno dei superalcolici invecchiati più apprezzati, il whisky. Come ci è finito? Ce l'ha inviato la Ardbeg Distillery, una distilleria sulla costa sud dell'isola di Islay (che fa parte della Scozia, la patria di questa bevanda).

Sei mesi nello spazio e torni più vecchio di 40 anni

I campioni di malto sono stati lanciati con una navicella automatica lo scorso autunno. Dal 30 ottobre sono sulla ISS e l'obiettivo è quello di portarli a maturazione in assenza di gravità. I tecnici della distilleria confronteranno l'evoluzione dei composti di malto spediti sulla ISS con quella del malto maturato sulla Terra per cogliere eventuali differenze. Studieranno anche l'interazione, nello Spazio, dei composti di malto con alcune particelle di quercia (dato che normalmente il whisky viene fatto invecchiare in botti di legno di quercia). In particolare l'attenzione dei ricercatori si concentrerà sui terpeni, composti chimici naturali in grado di conferire aromi e sapori.

Dal whisky alla pipì. Potabile (leggi)

L'esperimento realizzato tramite la NanoRacks, una società specializzata in nanotecnologie, è stato appena presentato al Festival Internazionale delle Scienze di Edimburgo e durerà due anni. Lo scopo è studiare l'influenza del peso nello sviluppo degli aromi, del whisky e di altri prodotti o profumi realizzati sulla Terra. Al termine di questo periodo i campioni saranno riportati al suolo e aperti all'interno della distilleria scozzese, senza passare nel frattempo per le mani (e per le bocche) dei cosmonauti.
Non è la prima volta che l'alcol finisce nello spazio: già nel 2008 alcuni ricercatori giapponesi, in collaborazione con gli astronauti della ISS, hanno creato la Sapporo Space Barley, la prima birra spaziale ottenuta con alcune piantine di orzo coltivate sulla stazione orbitante.

Come si vive nello spazio? Un giorno da astronauta in questo video!

16 Aprile 2012 | Elisabetta Intini