Scienze

Doomsday clock, due minuti e mezzo alla mezzanotte

L'Orologio simbolico dell'Apocalisse spostato in avanti di 30 secondi. Tra le ragioni, oltre alle "solite note", la diffusione di bufale scientifiche e la delegittimazione dell'autorità scientifica.

La corsa agli armamenti nucleari, i cambiamenti climatici, la messa in discussione di fatti scientifici e la diffusione delle fake news, insieme alle derive populiste di molti discorsi politici, hanno convinto gli scienziati che amministrano il Doomsday Clock (l'Orologio dell'Apocalisse) a spostare le sue simboliche lancette 30 secondi in avanti.

Alla fine del mondo mancano perciò adesso 2 minuti e mezzo, secondo quanto comunicato il 26 gennaio dal Bulletin of the Atomic Scientists, rivista che tratta temi legati alla sicurezza globale e alla politica internazionale, pubblicata senza interruzioni dal 1947, in risposta ai bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki.

Se tutto è un'opinione. Il nuovo scatto in avanti, che ha portato le "lancette" al livello di allerta più alto dal 1953 (quando USA e URSS erano in piena Guerra Fredda), aggiunge alle canoniche preoccupazioni internazionali - conflitti, instabilità politica, test nucleari, cambiamenti climatici - anche la diffusa delegittimazione dell'autorità scientifica, che avanza di pari passo con la propagazione delle notizie false, alle quali si dà sempre più credito, anche in sede istituzionale.

L'accento va in particolare sui cambiamenti climatici e sulla convinzione che questi possano essere agitati come bandiera politica, anziché essere accettati come dato di fatto e motivo di coesione internazionale per mitigarne le conseguenze.

Uno spiraglio. Tradizionalmente le lancette virtuali dell'orologio della fine del mondo vengono spostate di intervalli di un minuto, mentre questa volta il salto è stato di 30 secondi: la decisione, dicono gli scienziati, dipende dal fatto che "le parole contano". La speranza è che le dichiarazioni populiste di Donald Trump, Vladimir Putin e altri leader mondiali, anche europei, non riflettano, nei fatti, un significativo cambio di marcia (in negativo) sulle politiche ambientali.

27 gennaio 2017 Elisabetta Intini
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