Così l’uomo è migrato in Europa

Da 10.000 anni a questa parte vi sono state tre importanti migrazioni in Europa, legate alla diffusione dell'agricoltura e a particolari momenti dello sviluppo tecnologico.

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Da 10.000 anni a questa parte vi sono state tre importanti migrazioni in Europa

Una ricerca pubblicata su Pnas alla fine di settembre delinea con inedita precisione lo scenario delle grandi migrazioni preistoriche in Europa utilizzando dati genetici recuperati da reperti ossei degli ultimi 30.000 anni. Lo studio ha messo in luce che le principali migrazioni hanno avuto inizio circa 11.000 anni fa e che non sono state lineari ma si sono susseguite "a ondate", con tre flussi principali molto distanziati tra loro.

 

La prima ondata si registra quando l'agricoltura (nata in Medio Oriente) inizia a diffondersi in Europa, attorno a 9-10.000 anni fa. La seconda all'inizio dell'età del bronzo (5.000-5.500 anni fa), quando emergono anche in Europa civiltà complesse e il cavallo diventa un importante mezzo di trasporto, al quale agganciare carri e carretti di nuova invenzione: fu in quel periodo che nacquero le "reti commerciali" in Asia e in Europa. La terza ondata si verificò durante l'età del ferro (indicativamente nell'arco del I millennio a.C.), con l'aumento della popolazione, dei commerci e delle guerre. «Lo studio conferma il forte legame tra i cambiamenti tecnologici e la mobilità dell'uomo», afferma Mark Thomas (University of Oxford, UK), uno degli autori della ricerca.

 

Le tre grandi migrazioni.

 

Al caldo e soddisfatti. Più indietro nel tempo c'è stata una certa mobilità tra i cacciatori-raccoglitori che vivevano in Europa prima della migrazione degli agricoltori dal Medio oriente, ma quelle migrazioni furono contenute e si verificarono in particolare dopo il picco dell'ultima era glaciale, circa 20.000 anni fa.

Nelle grandi migrazioni l'uomo si è portato dietro i suoi animali.

Marta Lahr (University of Cambridge, UK), coautrice del lavoro, sottolinea che «i cacciatori del periodo postglaciale sembravano avere soddisfatto le loro esigenze di sopravvivenza a livello locale, tant'è che si spostavano poco, mentre i primi agricoltori si spostavano molto, alla ricerca di terre migliori, sotto la crescente pressione demografica».

 

La storia con i geni. Fino a pochi anni fa per scoprire i tracciati delle grandi migrazioni umane si studiavano i manufatti di pietra, le ceramiche, le monete, i rari scritti... Spesso però medesimi indizi portavano a conclusioni diverse. Più recentemente i genetisti - in particolare quelli che studiano il DNA su reperti ossei - hanno trovato "firme" molto più convincenti delle grandi migrazioni avvenute nel passato, su reperti ossei umani e del bestiame che seguiva gli uomini, proprio come in questo studio.

04 Novembre 2017 | Luigi Bignami