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Diapausa: quando l'embrione va in stand-by

Comprendere ciò che accade con la diapausa, ossia quando gli animali tengono una gravidanza in stand-by, può aiutare nella ricerca contro il cancro.

Cucciolo di Wallaby tammar
Il wallaby tammar, un piccolo marsupiale australiano, può mettere in pausa la gravidanza fino a undici mesi. | Wonderly Imaging | Shutterstock

Oggi si conoscono almeno 130 specie di mammiferi capaci di mettere in pausa la gravidanza: il letargo embrionale (chiamato diapausa) deve avvenire molto presto, quando l'embrione è un minuscolo ammasso di non più di un'ottantina di cellule. La diapausa è una condizione di stasi quasi totale che può durare da giorni a mesi: i visoni, per esempio, si accoppiano all'inizio di marzo, ma possono bloccare lo sviluppo dell'embrione per due o tre settimane, fin quando le giornate si allungano e il clima si fa più mite, al giro di boa dell'equinozio di primavera. Il record è di un piccolo marsupiale australiano, il wallaby tammar (Macropus eugenii), che può congelare la sua gravidanza fino a undici mesi.

A chi giova e quanto. Gli animali entrano in questa condizione, che può essere obbligata (tutte le gravidanze della specie) o facoltativa, principalmente per un motivo: separare il momento della fecondazione da quello del parto, permettendo al nascituro di venire alla luce nelle migliori condizioni possibili.

 

Secondo gli esperti, comprendere il funzionamento di questo meccanismo sarebbe per noi molto importante, perché potrebbe aiutarci nella ricerca sulle cellule staminali embrionali (estratte per la prima volta nel 1981 proprio da un embrione in diapausa di un topo), in particolare per nuovi trattamenti contro il cancro. In sintesi, l'idea è che il meccanismo che impedisce la divisione cellulare nel feto in diapausa possa impedire la proliferazione cellulare di un tumore; e c'è anche chi ritiene che in quel piccolo grumo di cellule in stasi si possano identificare i marcatori delle cellule staminali tumorali, considerate responsabili delle metastasi.

19 gennaio 2020 | Chiara Guzzonato